Bitcoin Strategy: il futuro spiegato da Michael Saylor

Home / Crypto Blog / Bitcoin Strategy: il futuro spiegato da Michael Saylor

Indice dei Contenuti

Bitcoin ormai ha fatto scuola, e il futuro della finanza globale non si scrive più sui registri polverosi delle banche centrali o tra i lingotti d’oro custoditi nei caveau sotterranei, ma corre lungo i cavi invisibili della rete attraverso un protocollo informatico nato poco più di quindici anni fa.

Parliamo, come ovvio, di una tecnologia che sta ridefinendo il concetto stesso di scarsità e di valore nel ventunesimo secolo.

Per capire perché oggi così tante persone e aziende stiano guardando a questa moneta digitale come alla più grande opportunità di investimento della nostra epoca, dobbiamo fare un passo indietro e analizzare come sta cambiando il mondo. Viviamo in un sistema economico dove la moneta che usiamo ogni giorno, il cosiddetto denaro “fiat” (come l’euro o il dollaro), perde costantemente potere d’acquisto, sia per ragioni strutturali che sulla’onda di continue crisi monetarie, economiche e geopolitiche che sembravano dimenticate dal secondo dopoguerra in poi.

Questo accade perché le banche centrali possono stamparne quantità illimitate, diluendo il valore dei risparmi che i cittadini hanno accumulato con fatica. In questo scenario, l’umanità ha sempre cercato rifugio nell’oro, da secoli additato come unica “moneta” in grado di conservare e aumentare il suo potere d’acquisto.

L’oro ha funzionato bene per millenni perché è difficile da trovare e non può essere creato dal nulla. Tuttavia, nell’era della fibra ottica e dei viaggi spaziali, l’oro mostra i segni del tempo. Inviare un milione di euro in oro dall’altra parte del mondo in pochi minuti è praticamente impossibile, costoso e rischioso. Ed è qui che entra in gioco Bitcoin, quello che molti esperti definiscono ormai apertamente come oro digitale. Un asset che in questo articolo andremo a “riassumere per sommi capi”, affiancando alla disamina anche specifiche considerazioni tratte dalla storia economica recente. L’intento è quello di illustrare le nuove tendenze in termini di uso e investimento nell’ormai consolidato regno della finanza decentralizzata a base crypto e blockchain.

L’oro di Nakamoto (e Saylor)

Bitcoin nasce con una regola scolpita nel codice: non ne esisteranno mai più di ventuno milioni di unità. Questa è la sua caratteristica fondamentale: la scarsità assoluta. Mentre l’offerta di oro può aumentare se scopriamo nuovi giacimenti o se la tecnologia mineraria migliora, l’offerta di Bitcoin è governata dalla matematica (il celebre e ormai leggendario protocollo Nakamoto) e non può essere alterata da nessuno.

Questa proprietà lo rende un asset unico nella storia dell’umanità. Investire in Bitcoin oggi significa scommettere sul fatto che il mondo abbia bisogno di una riserva di valore che sia più efficiente, trasportabile e verificabile dell’oro fisico.

Se guardiamo alle proprietà tecniche, Bitcoin vince su ogni fronte. È perfettamente divisibile, perché ogni singolo Bitcoin può essere frazionato in cento milioni di parti chiamate “Satoshi”, permettendo anche a chi ha pochi euro di partecipare al mercato. È incredibilmente portabile, dato che l’intera ricchezza di una persona può essere custodita in una sequenza di dodici parole memorizzate o scritte su un foglio di carta. Soprattutto, è trasparente: chiunque, con un computer, può verificare che la rete funzioni correttamente e che non ci siano falsificazioni.

Ma chi ha dato voce in modo più potente a questa tesi negli ultimi anni è indubbiamente Michael Saylor. Fondatore di Strategy, ex MicroStrategy, un’azienda che per decenni si è occupata di software aziendale, Saylor è diventato il volto pubblico della rivoluzione Bitcoin. La sua storia è affascinante perché rappresenta il percorso di molti investitori.

Inizialmente scettico, Saylor ha iniziato a studiare Bitcoin durante la recente grande pandemia, quando si è reso conto che la montagna di contanti della sua azienda stava perdendo valore a causa dell’inflazione galoppante. La sua conclusione è stata radicale: Bitcoin non è solo una moneta, ma è proprietà digitale pura.

Saylor sostiene che Bitcoin sia l’apice dell’ingegneria finanziaria, una sorta di “batteria termica” che permette di conservare l’energia economica prodotta oggi per utilizzarla tra dieci, venti o cinquant’anni senza che essa evapori lungo la strada. Sotto la sua guida, Strategy ha iniziato a convertire tutte le sue riserve in Bitcoin, diventando la prima società quotata in borsa ad adottare questo standard.

Non si è fermata qui: l’azienda ha iniziato a emettere debito a tassi di interesse molto bassi per acquistare ancora più Bitcoin, convinta che il rendimento della criptovaluta avrebbe superato di gran lunga il costo del prestito.

Oggi i fatti sembrano dare ragione a questa visione. Strategy non è più vista solo come una società di software, ma come una sorta di banca d’affari dedicata a Bitcoin. Le ultime notizie che arrivano dall’azienda sono emblematiche.

Digressione: la strategia rivelata

Michael Saylor, reduce da un recentissimo acquisto diventato ormai l’ennesimo (ne abbiamo discusso in un articolo di poco tempo fa), ha recentemente presentato una strategia a lunghissimo termine, chiamata “piano 21/21”, che punta a raccogliere decine di miliardi di dollari nei prossimi tre anni per continuare ad accumulare Bitcoin.

L’obiettivo dichiarato è quello di diventare la più grande detentrice di questa risorsa al mondo, offrendo agli azionisti un modo per esporsi a Bitcoin attraverso un titolo regolamentato e solido. Un concetto chiave introdotto da Saylor è quello del “Bitcoin Yield”, ovvero il rendimento in Bitcoin per azione.

In parole povere, Strategy cerca di aumentare costantemente la quantità di Bitcoin posseduta per ogni azione in circolazione, assicurando così che chi possiede il titolo diventi sempre più ricco in termini di scarsità digitale.

Questa strategia ha trasformato l’azienda in una delle più performanti del mercato azionario mondiale, superando giganti tecnologici come Apple o Microsoft in termini di crescita percentuale negli ultimi anni.

Il ruolo degli istituzionali

L’opportunità di investimento legata a Bitcoin non riguarda però solo i grandi capitani d’industria come Saylor. Il 2024 è stato un anno di svolta perché ha visto l’approvazione degli ETF spot negli Stati Uniti. Questo significa che i più grandi gestori di patrimoni al mondo, come BlackRock e Fidelity, ora offrono Bitcoin ai loro clienti.

Di questo passaggio (peraltro abbastanza malvisto dalla comunità dei bitcoiner più puristi) abbiamo parlato spesso (come per esempio in quest’ultimo articolo dedicato), ma è sempre opportuno rimarcarlo. Si tratta di uno snodo fondamentale, perché rimuove le barriere tecniche che finora avevano tenuto lontani i piccoli risparmiatori e i fondi pensione.

Non è più necessario capire come funziona un portafoglio digitale o avere paura di perdere le chiavi private: si può investire in Bitcoin con la stessa semplicità con cui si compra un’azione della Tesla. Questo afflusso di capitali istituzionali sta creando una pressione d’acquisto senza precedenti, proprio mentre l’offerta di nuovi Bitcoin sul mercato continua a diminuire per ragioni sia strutturali che congiunturali.

Ogni quattro anni circa, infatti, avviene un evento chiamato “halving”, che dimezza la quantità di Bitcoin prodotti dai minatori. L’ultimo halving è avvenuto di recente, rendendo Bitcoin ufficialmente più scarso dell’oro anche in termini di tasso di emissione annuale. Un evento che ha avuto ripercussioni strutturali sul prezzo, ovvero, più correttamente, sul valore.

L’orizzonte a lungo termine e le derivate finanziarie

Quando parliamo di Bitcoin come investimento, dobbiamo però essere onesti sulla sua natura. Non è un asset per chi cerca il guadagno facile in pochi giorni o, meglio, può esserlo, ma il rischio di “scottarsi” è altissimo. La volatilità di Bitcoin è nota: vedere il prezzo crollare del venti o trenta per cento in pochi giorni è assolutamente normale in questo mercato. Tuttavia, se allunghiamo l’orizzonte temporale a quattro o cinque anni, Bitcoin non ha mai perso valore nella sua storia.

La strategia suggerita da Saylor, che molti investitori hanno adottato con successo, è quella dell’accumulo costante, il cosiddetto “Dollar Cost Averaging”, una tattica che giustamente viene consigliata a qualsiasi investitore, indipendentemente dalle sue disponibilità

Invece di cercare di indovinare il momento perfetto per comprare, si acquista una piccola quantità regolarmente, mediando il prezzo nel tempo e riducendo l’impatto emotivo delle oscillazioni di mercato. La convinzione di Saylor nasce dal fatto che Bitcoin è un network e, come tutti i network, il suo valore cresce in modo esponenziale man mano che più persone lo usano. È la stessa logica di internet o dei social network: più nodi ci sono, più la rete è potente e sicura.

Le opportunità di investimento si estendono anche al ruolo di Bitcoin come garanzia finanziaria. Sempre più istituzioni stanno iniziando a vedere Bitcoin come il collaterale perfetto.

Immaginiamo di possedere una casa: per ottenere un prestito si deve passare mesi tra scartoffie e perizie. Con Bitcoin, invece, potete impegnare la vostra proprietà digitale e ottenere liquidità in modo quasi istantaneo, senza mai vendere l’asset sottostante.

Questo aspetto è oggi possibile sia sul piano centralizzato, con sempre più istituti che accolgono la custodia, ovvero la tesoreria in BTC, come autentico asset sul quale emettere prodotti finanziari “classici”, siano strumenti decentralizzati, come quelli messi a disposizione dalla cosiddetta BTCFi (di cui abbiamo diffusamente parlato in questo articolo).

Questo apre scenari incredibili per la gestione della ricchezza personale e aziendale. Michael Saylor spinge molto su questo punto, spiegando che vendere Bitcoin è come vendere la terra nel centro di una metropoli che cresce all’infinito: non si fa mai. La prassi intelligente è ben diversa: si tiene la terra e si prende in prestito contro il suo valore.

Questa visione sta peraltro convincendo anche molti governi. Le cronache recenti ci dicono che persino in ambito politico si inizia a parlare di riserve nazionali strategiche in Bitcoin. Se una nazione decidesse di inserire Bitcoin nel suo bilancio statale, la domanda esploderebbe a livelli difficili anche solo da immaginare oggi.

La trasformazione di Strategy in una “Bitcoin Development Company” è il segnale che il settore sta maturando. Non si tratta più solo di comprare e sperare che il prezzo salga. L’azienda di Saylor sta lavorando per creare soluzioni tecnologiche sopra il protocollo Bitcoin, come l’utilizzo della rete per l’identità digitale o per pagamenti aziendali ultra-rapidi tramite il Lightning Network.

Questo significa che Bitcoin sta diventando una vera e propria infrastruttura su cui costruire l’economia del futuro. L’investimento in Bitcoin è quindi un investimento nell’infrastruttura del denaro stesso; ossia, nel denaro del futuro. Proprio come chi ha investito nei protocolli di internet negli anni novanta ha visto la nascita di giganti come Google e Amazon, chi oggi investe in Bitcoin sta scommettendo sulla base logica su cui poggerà la finanza mondiale.

Saylor stesso si esprime spesso in questo termini, dicendo che “Bitcoin è software che mangia il mondo della finanza” e, se guardiamo alla velocità con cui l’adozione sta crescendo, è difficile dargli torto.

Il versante della protezione (anche del pianeta)

Un altro aspetto fondamentale da considerare è la sicurezza. Molti critici in passato hanno attaccato Bitcoin per il suo consumo energetico, ma la narrativa sta cambiando radicalmente. Oggi sappiamo che l’industria del mining di Bitcoin è una delle più “verdi” al mondo, poiché i minatori cercano costantemente l’energia più economica, che solitamente è quella rinnovabile in eccesso che altrimenti andrebbe sprecata.

Se guardiamo per esempio al progetto BHP by CryptoSmart, investimento che fonde token economy e mining, ci rendiamo conto di quanto l’hardware che oggi viene impiegato nella produzione di nuovi BTC sia fisicamente collocato in zone del pianeta dove l’efficienza energetica è più elevata, e le risorse più sostenibili (miner collocati in Texas, Islanda e Canada, che utilizzano fonti eoliche, idroelettriche e geotermiche).

Questo rende Bitcoin un alleato della transizione energetica, capace di stabilizzare le reti elettriche e finanziare progetti di energia pulita in zone remote. Anche questo è un fattore che attira investitori attenti alla sostenibilità, eliminando uno dei principali ostacoli etici che venivano sollevati negli anni scorsi. Bitcoin non è solo un buon investimento finanziario, ma sta diventando un asset che promuove l’efficienza energetica globale.

Per il piccolo investitore, l’insegnamento più grande che viene dai testi di riferimento e dalle azioni di Michael Saylor è la pazienza. Il mercato delle criptovalute è pieno di distrazioni, di monete alternative che promettono miracoli e di schemi speculativi complessi.

La strategia di Saylor è di una semplicità disarmante: Bitcoin è l’unico asset digitale che conta perché è l’unico veramente decentralizzato e senza un leader che possa cambiarne le regole. Strategy ha dimostrato che avere una convinzione incrollabile, basata sullo studio approfondito dei fondamentali, paga più di qualsiasi tentativo di fare trading a breve termine.

La vera opportunità non è nel comprare a basso prezzo e vendere a un prezzo alto, ma nel riconoscere che siamo di fronte alla nascita di una nuova classe di asset globale che sta ancora muovendo i suoi primi passi. Nonostante il prezzo possa sembrare elevato rispetto al passato, se paragonato al mercato globale dell’oro o dei titoli di stato, Bitcoin è ancora letteralmente un bambino.

Conclusioni

In conclusione, l’investimento in Bitcoin rappresenta oggi la sintesi perfetta tra la saggezza del passato, legata alla scarsità dell’oro, e la potenza tecnologica del futuro. Il caso di Michael Saylor e di Strategy ci mostra che non è mai troppo tardi per cambiare idea e per adottare un sistema più razionale di gestione del valore.

Le ultime notizie sulla loro espansione globale e sull’entusiasmo che stanno generando tra gli investitori di Wall Street confermano che il vento è cambiato. Non stiamo più parlando di un hobby per programmatori, ma della più importante evoluzione finanziaria dei nostri tempi. Che si scelga di acquistare direttamente la criptovaluta, di investire in aziende che la detengono o di utilizzare i nuovi ETF, l’importante è capire la logica che ci sta dietro: in un mondo digitale, abbiamo bisogno di una scarsità digitale.

Bitcoin è la risposta a questa esigenza, e chi saprà guardare oltre la volatilità del momento scoprirà un orizzonte di opportunità senza precedenti. La strada è tracciata e, come ama ripetere spesso Saylor, “non c’è un secondo miglior asset al mondo dopo Bitcoin”. La sfida per ogni investitore è ora quella di studiare, capire e decidere se voler far parte di questa trasformazione o restare a guardare mentre il vecchio mondo analogico scivola lentamente nel passato. Il tempo è la risorsa più scarsa che abbiamo, e Bitcoin è lo strumento migliore che l’umanità abbia mai inventato per proteggere il valore del tempo che dedichiamo al nostro lavoro e alla nostra vita.

Investire in Bitcoin, in fondo, significa investire nella nostra libertà futura. È un viaggio iniziato con un libro bianco scritto da un anonimo creatore e che ora, grazie a pionieri come Saylor, sta portando l’intera economia globale verso una nuova era di trasparenza e stabilità.

Non è un percorso privo di ostacoli, ma la direzione è chiara e il potenziale di crescita rimane, nonostante tutto, ancora largamente inesplorato. In questo grande teatro della finanza moderna, Bitcoin ha ormai preso il centro della scena, e il sipario sulla sua vera ascesa è appena stato sollevato.

Vuoi anche tu investire in Bitcoin e altre crypto, facendolo però in sicurezza e senza pensieri! Da oggi CryptoSmart ti offre un’opportunità in più: non solo un exchange 100% italiano, ma anche un regime amministrato che ti permetterà di dimenticarti di tasse, oneri e dichiarazioni. Come sostituto d’imposta, sarà direttamente l’exchange a occuparsi di tutto, lasciandoti libero di seguire in modo semplice e diretto tutti i tuoi investimenti!

Filippo Albertin

Altri articoli che potrebbero interessarti

La BCE non dovrebbe alzare i tassi di interesse al prossimo appuntamento del Consiglio dei Governatori in programma per fine aprile....

Strategy e Sharplink sono due aziende globali che in campo crypto stanno facendo parecchio parlare di sé… Le strategie di tesoreria aziendale basate su asset digitali stanno entrando in una...

Il dollaro scambia ai minimi da fine febbraio nella media contro le altre principali valute mondiali, cioè da quando è iniziata la guerra in Iran....

© All rights reserved. Cryptosmart Spa / P.I. 03775010543 / Numero REA PG – 350225   Modifica preferenze cookie

© All rights reserved. Cryptosmart Spa / P.I. 03775010543 / Numero REA PG – 350225   Modifica preferenze cookie