La bufera su sterlina e Gilt, che si prospettava all’orizzonte dopo le tensioni delle ultime settimane, sembra per il momento essersi allontanata da Londra. La valuta britannica era arrivata a scendere a poco più di 1,35 contro il dollaro, mentre il rendimento decennale dei titoli di stato UK si era portato quasi al 4,60% e ai massimi dal novembre scorso. E il rendimento trentennale sfiorava il 5,40%. Al termine di questa settimana di contrattazioni, la sterlina chiudeva a un tasso di cambio di 1,3650, il Gilt a 10 anni offriva il 4,42% e quello a 30 anni il 5,22%. Allarme rientrato? Per il momento, anche se non c’è spazio per la compiacenza.
Sterlina e Gilt sotto osservazione sulla crisi di governo
Le tensioni a Londra rimarranno forti e pronte a riemergere alla minima occasione da qui ai prossimi mesi. Ogni giorno sarà buono per riportare il “sell-off” sui mercati finanziari. L’origine di questa fase avversa non è propriamente economica, bensì politica. Il governo del primo ministro Keir Starmer sembra decisamente al capolinea. A dirlo non sono le opposizioni, che per mestiere profetizzano sempre sfaceli su chi sta a Downing Street, bensì gli stessi rappresentanti del Labour Party, tornato ad essere di maggioranza poco più di un anno e mezzo fa. E non si nascondono più, a differenza dei mesi passati.
L’ultimo caso che sta portando a una gravissima crisi politica scaturisce dagli “Epstein files”, i milioni di documenti pubblicati dagli Stati Uniti e che riguardano il finanziere americano morto suicida in carcere nel 2019 con l’accusa di pedofilia e di essere a capo di un’organizzazione molto ramificata, che annoverava potenti di tutto il mondo. Tra i suoi amici è spuntato Peter Mandelson, che proprio Starmer volle ambasciatore a Washington per il Regno Unito. L’esponente laburista si è dimesso dalla Camera dei Lords in cui sedeva. Anche il capo dello stato del primo ministro, Morgan Sweeney, si è dimesso, prendendosi la responsabilità della nomina.
Starmer sfidato da sinistra
L’ex vice di Starmer, Angela Rayner, ne ha chiesto pubblicamente le dimissioni. La deputata ed ex sindacalista è considerata tra gli sfidanti più papabili dello stesso capo del governo alle possibile elezioni primarie che verranno richieste quasi certamente entro i prossimi mesi. Ed è per questo che sterlina e Gilt non potranno dormire sonni tranquilli. A Downing Street la quiete è solo apparente. E Starmer potrebbe essere sostituito fino alla fine della legislatura, teoricamente all’estate del 2029, da un esponente più di sinistra del suo partito. Questo spaventa i mercati, che temono da tempo due cose: l’aumento delle imposte a carico dei redditi medio-alti e dei patrimoni; l’aumento della spesa pubblica con un debito che già si avvicina al 100% del PIL.
Dalla scorsa estate traballa anche Rachel Reeves, cancelliere dello Scacchiere, cioè la figura che corrisponde al nostro ministro delle Finanze. La donna è accusata dall’ala più progressista di avere tradito le promesse elettorali, facendo una politica fiscale improntata all’austerità. Nel novembre scorso, fu ad un passo dall’essere sfiduciata nelle settimane precedenti alla presentazione del budget. Tant’è che per evitare tale scenario, dovette riscrivere in corsa la legge di bilancio in senso meno austero sui redditi dei lavoratori.
Test elezioni amministrative a maggio
Quando potrebbe esserci la caduta di Starmer? Il 7 maggio si voterà per le elezioni amministrative. Andranno al voto 32 distretti e i sondaggi danno al Partito Laburista percentuali catastrofiche, tutte a vantaggio del Reform UK di Nigel Farage, la formazione sovranista che fu, sotto diverso nome, ispiratrice della Brexit. Se i risultati fossero realmente molto negativi, i laburisti avvierebbero l’iter per cambiare segretario e, quasi per automatismo, lo stesso primo ministro. Ecco perché sterlina e Gilt rimarranno sotto pressione anche nei prossimi mesi.
Terrore per effetto Truss
Starmer è stato mal visto dai suoi stessi uomini sin dall’inizio del mandato. Il primo mese fu da dimenticare a causa delle proteste diffuse contro l’immigrazione incontrollata. Dopo fu la volta delle tensioni interne alla maggioranza sulla prima legge di bilancio. Reeves fece di tutto per mostrarsi responsabile dinnanzi ai mercati, temendo di fare la fine della premier conservatrice Elisabeth Truss, che nel settembre del 2022 venne travolta dal boom dei rendimenti e dal crollo della sterlina dopo l’annuncio di una manovra finanziaria impostata su maxi-tagli alle tasse in deficit. Londra scoprì dopo diversi decenni di non essere immune da una eventuale crisi del debito sovrano.
Quell’episodio segnò il divorzio tra l’opinione pubblica britannica, in particolare del ceto medio, e i Tories. Questi persero quell’aura di affidabilità che si erano guadagnati grazie a decenni di buona condotta fiscale, specie da Margaret Thatcher in avanti. A poco servirono le dimissioni di Truss, la più breve capo del governo nella storia nazionale. Il problema fu per Starmer di avere stravinto le elezioni non per uno spostamento dei consensi a sinistra – il Labour ottenne appena il 33% alle elezioni generali di luglio 2024 – quanto per le divisioni a destra, con il Reform UK a drenare consensi ai Tories nei collegi uninominali.
Sterlina e Gilt deboli anche per dati macro
Sebbene sterlina e Gilt sotto l’attuale esecutivo non abbiano vissuto momenti drammatici paragonabili a quelli del 2022, hanno pesato su di essi l’assenza di una chiara visione di politica economica e dati macro non positivi. L’inflazione britannica resta la più elevata tra le economie del G7, in risalita al 3,4% a dicembre. Nel quarto trimestre del 2025, il PIL è cresciuto appena dello 0,1% rispetto ai tre mesi precedenti, così come nel terzo trimestre. Nello scorso anno fiscale, il deficit pubblico fu del 5,2% e per quest’anno scenderebbe solo al 4,5% del PIL. Nel frattempo, il governo Starmer si è mostrato tra i più attivi in Occidente nel promettere una politica di riarmo, che peserà sul bilancio per decine di miliardi di sterline all’anno. E la Banca d’Inghilterra non può tagliare i tassi di interesse fintantoché l’inflazione non scende, aggravando la crisi fiscale.
Al netto delle tensioni politiche, basterebbero questi numeri a preoccupare i mercati. Aggiungiamoci che non si sa chi e su quali basi governerà a Londra nei prossimi mesi e anni, nonché la palese crisi dello storico bipartitismo britannico. Il risultato è una miscela esplosiva per la City, dove sterlina e Gilt restano sorvegliati speciali. La debolezza di Starmer emerse nitidamente nell’estate scorsa, quando dovette rimangiarsi del tutto la riforma del welfare, il cui obiettivo consisteva nel risparmiare 5,5 miliardi all’anno. Il passo indietro fu umiliante e preteso da gran parte dei laburisti per non votare contro. Da allora si è capito che difficilmente potrà arrivare a completare il mandato. La sua unica fortuna è stata sinora non avere rivali credibili o apprezzati dagli investitori. La novità di queste settimane è che la crisi interna al Labour è diventata così grave da rendere il dibattito attorno all’identikit del perfetto successore quasi secondario.