Bitcoin ed Ethereum sono da qualche tempo protagonisti di una rivoluzione monetaria che coinvolge importanti fondi sovrani…
Il panorama finanziario globale sta attraversando una metamorfosi senza precedenti. Se fino a pochi anni fa il settore delle criptovalute era considerato una “frontiera selvaggia” riservata a speculatori retail e appassionati di tecnologia, oggi siamo testimoni di una convergenza definitiva tra la finanza tradizionale (ormai sintetizzata nell’espressione TradFi) e gli asset digitali.
Due eventi recenti simboleggiano questo passaggio di testimone: l’ingresso massiccio dei fondi sovrani degli Emirati Arabi Uniti nell’arena di Bitcoin e la sofisticazione dell’offerta di BlackRock con il nuovo ETF su Ethereum basato sullo staking.
Non si tratta più solo di comprare crypto a fini più o meno speculativi di breve, medio o lungo periodo, ma di integrare la scarsità digitale nei bilanci degli Stati e nelle strategie di rendimento dei più grandi gestori patrimoniali del pianeta. Questo articolo analizza le implicazioni di queste mosse, integrandole con le proiezioni a lungo termine che vedono Bitcoin non più come una scommessa, ma come l’asset di riserva del XXI secolo.
Fondi sovrani e strategia emiratina
La notizia che ha ultimamente scosso i mercati riguarda l’esposizione diretta di due pesi massimi del Medio Oriente: parliamo dei colossi Mubadala Investment Company e Al Warda. Questi fondi, emanazione diretta della potenza finanziaria di Abu Dhabi, hanno aumentato le loro quote nell’ETF Bitcoin di BlackRock (IBIT) del 43% in soli tre mesi, proprio durante la turbolenza del quarto trimestre del 2025.
Ma perché i fondi sovrani scelgono Bitcoin, peraltro in un momento di relativa recessione? Presto svelato l’arcano… L’ingresso dei fondi sovrani rappresenta il “sigillo di garanzia” finale per Bitcoin. A differenza degli hedge fund, i fondi sovrani hanno orizzonti temporali decennali, quindi perfettamente in linea con le tempistiche deflative dell’oro digitale.
La loro strategia non è dettata dal profitto speculativo trimestrale, ma dalla necessità di diversificare le riserve nazionali in asset che non siano correlati alle politiche monetarie delle banche centrali occidentali.
In un mondo sempre più multipolare, possedere un asset che non può essere “congelato” o svalutato arbitrariamente da un singolo governo è diventato un imperativo di sicurezza nazionale. La capacità di Mubadala di inoltre di aumentare le posizioni durante una crisi di prezzo dimostra che il “denaro intelligente” (Smart Money) vede la volatilità non come un rischio, ma come un’opportunità di accumulo. Possedere complessivamente oltre 21 milioni di quote di $IBIT significa che gli Emirati stanno effettivamente “estrendo” Bitcoin dal mercato attraverso gli strumenti finanziari di Wall Street.
BlackRock e nuovo standard Ethereum: verso il rendimento oltre l’asset
Mentre Bitcoin consolida il suo ruolo di “oro digitale”, Ethereum sta evolvendo verso una funzione di “bond digitale” o infrastruttura finanziaria programmabile. La mossa di BlackRock di lanciare un secondo ETF su Ethereum con staking integrato è rivoluzionaria per due motivi. Molto importanti, da questo punto di vista, le ultime dichiarazioni di Vitalik Buterin (si veda nostro articolo dedicato), che in qualche modo forniva una sorta di substrato concettuale “apripista” per queste evoluzioni.
Il nuovo ETF permetterà agli investitori di ottenere non solo l’esposizione al prezzo di ETH, ma anche un rendimento passivo derivante dalla validazione della rete. BlackRock ha strutturato il prodotto con una trattenuta del 18% sui proventi dello staking. Sebbene questa fee possa sembrare elevata rispetto ai protocolli DeFi decentralizzati, essa rappresenta il “prezzo del prestigio” e della conformità normativa.
L’esistenza di due ETF distinti ($ETHA senza staking e il nuovo fondo con staking) riflette una comprensione profonda delle esigenze istituzionali. Lo staking comporta rischi di liquidità (i noti periodi di “unbonding” in cui gli ETH sono bloccati). Creando un prodotto dedicato, BlackRock permette dunque ai grandi portafogli di scegliere tra la pura liquidità e il rendimento strutturato, elevando Ethereum a una classe di asset matura e stratificata.
Proiezioni Bitcoin e oro fisico
Per capire dove stiamo andando, dobbiamo guardare alle proiezioni dei principali analisti (Ark Invest, Standard Chartered, Bernstein) che si sono pronunciati in materia. Se Bitcoin seguisse la traiettoria dell’oro dopo il lancio degli ormai storici ETF “aurei” dei primi anni Duemila, la sua capitalizzazione di mercato potrebbe decuplicare nel prossimo decennio.
Bitcoin è l’unico asset digitale decentralizzato al mondo la cui offerta è perfettamente anelastica. Se la domanda raddoppia, l’offerta non può aumentare (a differenza dell’oro, dove un prezzo più alto incentiva più estrazione).
Con l’ingresso dei fondi sovrani, la domanda sta diventando strutturale. Le proiezioni indicano che, entro il 2030, la detenzione istituzionale potrebbe assorbire oltre il 15-20% dell’offerta circolante di Bitcoin, con innesco di uno “shock dell’offerta” permanente.
Molte modellizzazioni predittive suggeriscono che Bitcoin potrebbe raggiungere un valore compreso tra 250.000 e 500.000 dollari entro la fine del prossimo ciclo quadriennale. Queste cifre non sono basate sull’iperbole, ma sulla riallocazione dello 0,5% della ricchezza globale gestita dai consulenti finanziari (circa 250 trilioni di dollari) verso gli asset digitali.
Riserve strategiche in BTC e futuro geopolitico
Un concetto che sta passando rapidamente dai forum di appassionati alle aule parlamentari è quello della “Riserva Strategica Nazionale di Bitcoin”, che peraltro abbiamo affrontato in numerosi articoli.
Se una nazione come gli Emirati Arabi Uniti accumula Bitcoin in modo aggressivo, altre nazioni saranno praticamente costrette a fare lo stesso per non restare indietro nella nuova gerarchia monetaria. Stiamo entrando in una fase di “teoria dei giochi” globale.
Un gioco che certamente andrà a riguardare almeno tre attori fondamentali: USA, con discussioni su un “Bitcoin Bill” per detenere 1 milione di BTC come riserva strategica; Europa, con la regolamentazione MiCA che offre chiarezza, attirando capitali che cercano sicurezza giuridica; e anche i cosiddetti BRICS, che con l’uso delle crypto per il commercio transfrontaliero intendono aggirare il sistema SWIFT.
In questo contesto, Bitcoin diventa un asset di regolamento neutrale che non appartiene a nessuno, ma di cui tutti hanno bisogno.
C’è poi da considerare l’innovazione tecnologica e di layer secondario… Bitcoin non è più solo una moneta statica. Il futuro vede Bitcoin trasformarsi in un’infrastruttura su cui costruire. Per pagamenti istantanei e globali l’architettura Lightning Network fornisce già una risposta a costo quasi zero. Ma non finisce qui. L’introduzione di smart contract e NFT direttamente su Bitcoin sta aumentando la domanda di “spazio nel blocco”, rendendo la rete più sicura grazie alle commissioni pagate ai miner, un fattore critico per la sicurezza a lungo termine dopo che i premi per blocco (halving) diminuiranno ulteriormente.
Questa evoluzione tecnologica rende Bitcoin simile a una “piazza finanziaria” globale, sicura e decentralizzata, su cui poggiano migliaia di applicazioni.
Quali rischi?
Una trattazione completa ed esaustiva non può glissare sui punti oscuri e le asperità del caso. Nonostante l’adozione massiccia, rimangono infatti delle sfide oggettive, che sono sostanzialmente due:
Rischi Regolatori: Sebbene l’approvazione degli ETF abbia ridotto il rischio di un bando totale, nuove tasse o restrizioni sull’auto-custodia potrebbero rallentare l’adozione retail.
Sicurezza Informatica: L’aumento del valore attira attacchi sempre più sofisticati ai protocolli di custodia. La scelta di BlackRock di diversificare con Anchorage dimostra che la sicurezza della custodia è il vero campo di battaglia del futuro.
Conclusioni
L’integrazione tra i capitali sovrani degli Emirati e l’ingegneria finanziaria di BlackRock segna l’inizio della “Fase 3” di Bitcoin.
Siamo di fronte a una rivoluzione che accade una volta ogni secolo. Come l’oro ha definito il XIX secolo e il dollaro il XX, Bitcoin — supportato dalla trasparenza della blockchain e dalla potenza computazionale — si appresta a definire il secolo della scarsità digitale e della sovranità finanziaria individuale e nazionale. Il futuro non è più una questione di “se”, ma di “quanto velocemente” questa transizione si completerà.
In questo scontro tra titani (BlackRock contro fondi sovrani), l’investitore comune ha un vantaggio storico da cogliere al volo: può ancora detenere le proprie “chiavi private”, scegliendo in prima persona la modalità di allocazione dei suoi patrimoni crittografici.
Mentre i giganti devono passare attraverso intermediari, ETF e fee di gestione, l’individuo può partecipare alla stessa rete con la stessa priorità di transazione di un fondo miliardario. È la prima volta nella storia che il retail ha potuto anticipare le istituzioni in un cambio di paradigma monetario. La finestra di opportunità per accumulare prima della “piena saturazione istituzionale” si sta chiudendo, e i dati provenienti dagli Emirati suggeriscono che il tempo sta per scadere.
Filippo Albertin