Manchesterism a Londra: i mercati mettono alla prova il nuovo primo ministro Burnham

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E’ nato ufficialmente il nuovo governo guidato da Andy Burnham, appena due anni dopo l’insediamento di Keir Starmer a Downing Street dopo la larga vittoria alle elezioni generali. E la stampa ha già ribattezzato il suo nuovo corso “Manchesterism”, un termine che deriva dalla città di Manchester, sita nel Nord dell’Inghilterra, di cui il neo-primo ministro è stato sindaco fino a poche settimane fa sin dal 2017. Sono due i pilastri fondamentali della visione alla base: decentralizzazione e maggiore ruolo dello stato nell’economia. E’ la fine della sinistra blairiana, impostasi nel Labour dal 1997 e che aveva segnato una netta rottura con i trascorsi filo-marxisti del partito.

Manchesterism: decentralizzazione e controllo statale dell’economia

Il Manchesterism lambisce anche il settore delle criptovalute. Burnham è una figura sui generis da questo punto di vista. Rompendo con la visione preponderantemente negativa che la sinistra britannica (e occidentale) ha nei confronti dei token digitali, si è detto “votato del tutto” alla causa. Ciò si deve alla sua lotta contro ogni forma di centralismo, che riguardi l’apparato dello stato o la stessa finanza tradizionale. Vedremo cosa verrà nel concreto. Si aspetta la nuova disciplina della FCA, l’authority finanziaria britannica, che entro il 2027 dovrebbe regolamentare il mercato crypto. I presupposti con Burnham a capo del governo sono per regole non proibitive, pur nel contrasto delle truffe ai danni degli investitori più piccoli.

Per il resto, quando parliamo di Manchesterim, non ci riferiamo al suo significato storico. Esso ha denotato per secoli un’impostazione politica basata sul libero commercio e sulla lotta al centralismo. Rimane in piedi solo il secondo pilastro, in quanto la visione politica del nuovo primo ministro è prettamente socialista: maggiore controllo dello stato degli asset pubblici fondamentali come energia e acqua e finanche nazionalizzazioni (annunciata quella dell’acciaieria British Steel prima ancora che facesse ingresso a Downing Street), aumento degli investimenti pubblici, della spesa assistenziale e della tassazione a carico dei redditi più alti.

Burnham rassicura sulla disciplina fiscale

Nel suo primo consiglio dei ministri, che si è tenuto oggi, Burnham ha invitato i suoi collaboratori a rispettare la disciplina fiscale. Un messaggio rivolto principalmente al nuovo Cancelliere dello Scacchiere, John Healey, nominato a sorpresa contro ogni pronostico. L’uomo era stato fino a un mese fa il segretario alla Difesa e si era dimesso in polemica con Starmer per avere ricevuto scarsi fondi destinati alla spesa militare, accusando il suo ex capo di mettere a rischio la sicurezza nazionale. Cosa significa Healey al Tesoro britannico? Una rassicurazione nei confronti del principale alleato, gli Stati Uniti, riguardo al rispetto dell’impegno di aumentare il budget per la difesa. Non a caso, nelle scorse ore il presidente americano Donald Trump ha definito “positiva” la telefonata con il primo ministro. D’altra parte, questa impostazione cozza con le richieste proprio di coloro che lo hanno voluto a Downing Street, i quali reclamano più spesa assistenziale e non certo per il riarmo.

I mercati restano a guardare, anche se qualche segnale lo hanno già inviato e non è stato positivo. Il Gilt a 10 anni offre ormai un rendimento sopra il 5%, il più alto tra gli emittenti del G7 e ai massimi dal 2008. Il Gilt a 30 anni è arrivato al 5,75%. Il costo di emissione del debito pubblico cresce e ciò rende ancora più complicato per Burnham dare attuazione alla sua idea di Manchesterism. Con un disavanzo già al 4,1% e atteso al 3,5% per l’anno fiscale corrente, il rialzo dei rendimenti minaccia la sostenibilità di un debito salito al 95%, cioè a livelli che non si vedevano dagli anni Sessanta.

Gilt 10 anni

Timori per l’aumento delle tasse

Come farà Burnham ad aumentare la spesa pubblica senza mettere in allarme i mercati? La risposta arriverebbe da una politica fiscale improntata all’aumento delle tasse. Più entrate e più spesa, quindi. Il rischio consiste nell’intensificare la fuga dei capitali, con 16.500 contribuenti ricchi che hanno lasciato il Regno Unito nel 2025. E’ il dato più alto di sempre e rappresenta anche un record mondiale. Ci sono numerose ipotesi allo studio: dall’aumento delle imposte sui “capital gains” all’introduzione di una patrimoniale, dalla revisione delle imposte locali con rimpiazzo della Council Tax a favore di una sorta di IMU in salsa britannica, passando per l’imposizione di una “exit tax” per coloro che trasferiscono la sede fiscale all’estero.

Da questo punto di vista, il Manchesterism diverrebbe la foglia di fico per coprire gli inasprimenti fiscali. Lo stato centrale li renderebbe possibili nei comuni senza sporcarsi direttamente le mani. Per il resto, la verità è che Burnham è stato scelto dai deputati laburisti non per le sue idee, bensì per la necessità di rimpiazzare Starmer con un leader più popolare per non sprofondare ulteriormente nei sondaggi e nei consensi reali. Nessuno sa, però, quale sia il suo programma. Bisogna considerare, ad esempio, che pur provenendo dall’ala progressista del partito, non potrà governare senza l’appoggio dell’ala centrista. E questa lo ha appoggiato, evidentemente pretendendo in cambio rassicurazioni sul nuovo corso economico.

Economia stagnante e debito rampante

L’economia britannica si trova in declino strutturale. E’ passata da un tasso di crescita del 2,9% medio nel periodo 1993-2008 all’1,2% per il periodo 2009-2025. La Brexit non ha aiutato con le sue incertezze giuridiche e relazionali con l’Unione Europea, ma non sembra essere stata la vera causa di questo trend negativo iniziato anni prima. Il rapporto tra debito e PIL è più che raddoppiato rispetto al periodo immediatamente precedente alla crisi finanziaria mondiale del 2007. La svolta dirigista può portare a nuovi debiti e ad un ulteriore rallentamento economico, accrescendo i dubbi sulla tenuta del debito. Ed è per questo che i rendimenti stanno salendo.

Manchesterim: primo bilancio entro 90 giorni

C’è anche una questione politico-istituzionale dietro le tensioni finanziarie. In media, nell’ultimo decennio un governo è durato poco più di un anno e mezzo. L’instabilità è diventata una costante a Londra, un tempo ancora di stabilità. I due principali partiti tradizionali – Tories e Labour – messi assieme non raggiungono il 40% dei consensi. Burnham dovrà dimostrare entro la presentazione del nuovo bilancio a fine ottobre di volere e sapere svoltare sull’economia, altrimenti elettori e Parlamento non gli assegneranno quasi certamente alcun tempo supplementare. Ma la fretta può risultargli fatale. Già montano le polemiche attorno a due provvedimenti ventilati: l’azzeramento dell’IVA nella bolletta della luce e l’aumento delle detrazioni sui redditi. Con quali coperture finanziarie saranno presi questi due provvedimenti, che comportano un calo del gettito fiscale?

 

 

 

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