Un’altra giornata giornata da dimenticare per i bond francesi, i cui rendimenti decennali chiudono la seduta al 5% e dopo avere superato la soglia nel corso delle contrattazioni, portandosi ai massimi livelli dal 2002. Lo spread tra OAT e Bund per la medesima scadenza si è ampliato a 161 punti base. In pratica, il Tesoro di Parigi deve fronteggiare un costo di emissione per il debito a 10 anni in area 1,60% in più rispetto a Berlino. E il divario si amplia anche con l’Italia nell’ordine dei 40 punti base, cioè allo 0,40%. I nostri BTP a 10 anni hanno chiuso le negoziazioni, infatti, al 4,59%. Siamo ad un nuovo massimo storico nel differenziale Francia-Italia.

Bond francesi giù con le proteste
Il livello di allarme a Parigi è salito negli ultimissimi giorni, a causa della grave situazione sul fronte sociale. Sul fine della scorsa settimana le principali città transalpine sono state prese d’assalto da decine di migliaia di manifestanti violenti con danni ingenti alle proprietà pubbliche e dei privati cittadini, nonché alle attività economiche. In questo clima incandescente, il governo di Sébastien Lecornu e presieduto da Emmanuel Macron ha adottato misure urgenti per ripristinare la sicurezza, tra cui il coprifuoco. L’esecutivo ha accusato esplicitamente la sinistra radicale di Jean-Luc Mélenchon di infiltrare le manifestazioni per scatenare il caos.
I mercati temono che sia ancora più difficile che il governo riesca a far passare all’Assemblea Nazionale l’approvazione del budget per il 2027, che contiene tagli alla spesa pubblica per 54 miliardi di euro. Ecco spiegato il motivo del ritorno alle vendite di bond francesi da parte degli investitori istituzionali. Ricordiamo che la Francia ha un debito pubblico pari a circa 3.600 miliardi di euro, di cui il 57,5% (2.050 miliardi) in mano ai creditori internazionali. E se questo è stato un punto di forza fino a poco tempo fa, adesso è diventato un fattore di vulnerabilità. In tempi di crisi, a fuggire per primi sono i capitali stranieri. E’ quanto sta accadendo in questi mesi.
Attesa per Moody’s
I rendimenti dei bond francesi a 10 anni sono esplosi dell’1,80% dai minimi toccati a fine febbraio, appena prima che gli Stati Uniti attaccassero l’Iran. Nello stesso arco di tempo, i nostri BTP hanno segnato un aumento dell’1,30%. E agli inizi dell’anno lo spread tra OAT e Bund viaggiava fino a una cinquantina di punti, per cui risulta da allora più che triplicato. Tale dato rimarca l’aumento del rischio sovrano percepito sui mercati. Come se non bastasse, finora le agenzie di rating sono state relativamente accomodanti con Parigi. Già venerdì 23, tuttavia, Moody’s potrebbe rivedere il suo giudizio al ribasso da Aa3 ad A1. Ad aprile, aveva abbassato le prospettive da “stabili” a “negative”, un passo che generalmente precede il declassamento vero e proprio.
Tra poco più di un mese sarà la volta di S&P, che assegna ai bond francesi il rating A+. In quel caso, il timore sarebbe più che altro di un nuovo taglio dell'”outlook”, che i mercati interpreterebbero ancora una volta come un segnale ribassista. Difficile che la situazione migliori da qui ai prossimi mesi. Con le elezioni presidenziali in programma per fine aprile, i partiti fanno a gara per contendersi il consenso e non pensano di certo ai conti pubblici. Il deficit sta risalendo per quest’anno fino al 5,4% del PIL e rischia di impennarsi al 6% nel 2027 senza misure accorte per contenerlo. Cosa farà il successore di Macron? S’inimicherà subito l’elettorato con politiche di austerità fiscale?
Rialzo dei tassi BCE amplifica i timori
Il collasso dei bond francesi sta avvenendo in un contesto di rialzo dei tassi di interesse. La Banca Centrale Europea potrebbe intervenire anche al prossimo appuntamento di politica monetaria per arrestare un’inflazione salita al 3,8% nell’Eurozona. Un costo del denaro più alto amplifica i guai per Parigi, in quanto riduce la liquidità sui mercati e induce gli investitori a selezionare meglio gli asset in base al loro profilo di rischio. Inoltre, aumenta la spesa per interessi di breve periodo, auto-alimentando le preoccupazioni per la sostenibilità del debito.

La crisi dei bond francesi rischia di contagiare il resto dell’area. I BTP finora hanno retto relativamente bene, ma sta di fatto che il loro spread con i Bund è anch’esso raddoppiato dai minimi di inizio anno. Si era stabilizzato intorno ai 65 punti prima della guerra, per cui risulta ampliatosi di quasi 60 punti. E più aumenta la paura per la situazione in Francia, più i mercati cercano riparo nei cosiddetti “porti sicuri” come i titoli di stato tedeschi, facendo esplodere i rendimenti nel resto dell’unione monetaria. E mentre fino alla pandemia tale trend portava al collasso dei rendimenti tedeschi, l’alta inflazione di questa fase impedisce una simile discesa e accresce i rendimenti nominali in tutta l’area.
Collasso dei bond francesi opportunità, ma con estrema cautela
L’impennata dei rendimenti decennali per i bond francesi al 5% può costituire un’opportunità d’ingresso nel mercato per coloro che ritenessero il rischio sovrano sostanzialmente nullo e prevedessero un restringimento dello spread sin dai prossimi mesi. Sulle scadenze più lunghe la curva transalpina offre più del 5,50%, anche in questo caso a premio di circa 35 punti sull’Italia e di oltre 170 sulla Germania. Queste distanze offrono opportunità di arbitraggio temporali, sempre a patto di credere che la crisi fiscale nella seconda economia dell’Eurozona rientrerà presto. Il caso italiano invita alla prudenza. Ci sono voluti molti anni e tanti sacrifici per convincere i mercati che i BTP avevano toccato il fondo. E ancora oggi essi restano in balia della volatilità degli altri bond in euro.
L’esplosione dei bond francesi a 5 anni sta generando una situazione inedita sul mercato obbligazionario domestico: lo spread tra i rendimenti a 7-10 anni dei corporate bond con rating BBB e gli omologhi del Tesoro si è azzerato. Gli investitori non prezzano più un rischio più alto per gli emittenti privati rispetto allo stato. E questo è da un lato grave per la reputazione di Parigi, dall’altro segnala che i capitali stiano spostandosi in parte a favore del settore privato, anziché mollare anche quest’ultimo. L’attenzione va posta anche sui titoli bancari, dato che gli istituti francesi sono i primi nell’Unione Europea per emissioni di bond. Con il rischio sovrano in drastico rialzo, anche i loro rendimenti stanno salendo e ad ogni rifinanziamento aumentano il costo dei debiti, impattando negativamente sui prossimi bilanci.