Bond, azioni, criptovalute e oro: reazione dei mercati al cessati il fuoco tra USA e Iran

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Qualche ora prima che scadesse l’ultimatum posto dal presidente americano Donald Trump all’Iran, le parti hanno trovato un accordo per il cessate il fuoco di due settimane e grazie alla mediazione del Pakistan. La reazione dei mercati è stata fulminea: borse asiatiche già in forte rialzo in chiusura di seduta poco dopo, con il Nikkei-225 a segnare un +5,31% e il KOSPI di Seul a +6,85%. Nel frattempo, il prezzo del petrolio crollava sotto i 100 dollari al barile. Per l’esattezza, il Brent scivolava fin sotto i 95 dollari e segnava -14% rispetto alla chiusura di ieri. In caduta verticale anche i rendimenti dei titoli di stato. Se il Treasury a 10 anni è arrivato a cedere lo 0,10% fino ad offrire il 4,24%, il BTP decennale è passato dal 3,98% al 3,715% e nel corso della giornata era arrivato a scendere fino al 3,66%. Giù anche lo spread con il Bund di pari durata a 77 punti dai 91 di ieri sera.

Reazione dei mercati: borse su e rendimenti giù

Quanto alle borse, l’indice FTSE MIB a Piazza Affari ha chiuso in rialzo del 3,70% a 47.092 punti, avvicinandosi ai massimi di fine febbraio. Netta la risalita anche dell’S&P 500, che quando in Italia sono le ore 18.50 sale del 2,50%. Vi stupirà sapere, invece, che l’oro abbia raggiunto i massimi da tre settimane fino a sfiorare i 4.840 dollari l’oncia, così come l’argento si è portato fin sopra i 77 dollari. Un andamento controintuitivo, almeno per coloro che fanno un’analisi semplicistica della situazione. In area 71.500 dollari Bitcoin, con le criptovalute ad essersi distinte dall’inizio della guerra in Iran per una relativa e inattesa stabilità.

La reazione dei mercati non poteva che essere questa. La tregua permetterà di sbloccare lo Stretto di Hormuz, che si trova nel Golfo Persico. Pur essendo largo al massimo 21 miglia (circa 33 km), assume una rilevanza geopolitica e strategica immensa. Il regime iraniano ha impedito alle navi di attraversarlo, minacciandole o colpendole con colpi di artiglieria e droni. Questa mossa ha tenuto in ostaggio l’intero pianeta dalla fine di febbraio, quando USA e Israele hanno iniziato gli attacchi contro l’Iran. Più di 800 navi mercantili sono rimaste bloccate e impossibilitate a consegnare la merce nelle destinazioni stabilite.

Schiarite su petrolio e gas

E qui parliamo di 20 milioni di barili al giorno, circa un quinto dell’intera offerta mondiale di petrolio, nonché di un terzo del gas liquido trasportato via mare. Il blocco di Hormuz ha provocato un’immediata carenza di energia e i relativi prezzi sono esplosi: il gas europeo è arrivato a raddoppiare, così come quasi il Brent. E questo dato ha avuto effetti dirompenti sui mercati, la cui reazione si è tradotta in un sell-off ai danni dei bond per la pretesa degli investitori di ricevere rendimenti più alti sul timore che l’inflazione possa risalire. Gli spread si sono allargati per la minore propensione al rischio, mentre il dollaro ha tratto vantaggio dalla fuga verso i “safe asset” e si è rafforzato in media fino al 4% contro le altre valute mondiali. Oggi, cede l’1%.

Strano andamento dell’oro

Come mai l’oro non ha approfittato, essendo il bene rifugio per eccellenza? Il metallo prezioso ha risentito negativamente di tre fattori concomitanti. Il primo è stato proprio il rafforzamento del dollaro, che lo ha reso automaticamente un po’ più caro per gli acquirenti non americani. Ma è stata, in particolare, la risalita dei rendimenti obbligazionari ad averne colpito le quotazioni fino al crollo sui 4.200 dollari a marzo, -25% rispetto ai massimi storici raggiunti solamente alla fine di gennaio a poco meno di 5.600 dollari. I bond staccano cedole e fanno concorrenza all’oro, che per fruttare qualche guadagno deve essere necessariamente rivenduto.

Ed è quanto hanno fatto alcune banche centrali, nel tentativo di incrementare la liquidità a sostegno delle loro valute nella tempesta scatenata dalla guerra. La sola Banca Centrale Turca a marzo ha ceduto riserve auree per 118 tonnellate, il dato più alto dal 2013. Ha utilizzato le plusvalenze per comprare lire turche e contenerne il declino sul mercato valutario. A fronte di 26 miliardi di dollari impiegati, il cambio contro il dollaro da fine febbraio ha ceduto solamente l’1,4%. Tuttavia, questo fatto ha contribuito ad acuire la crisi dell’oro, che non a caso oggi risale con la reazione dei mercati inversa rispetto allo scoppio del conflitto.

Si riducono le aspettative sui tassi

Sempre nella giornata di oggi il rendimento tedesco a 2 anni è imploso da oltre il 2,70% a meno del 2,50%. Un grosso movimento, che tende a riflettere le aspettative sui tassi di interesse nell’Eurozona. In pratica, gli obbligazionisti ci segnalano di prevedere entro l’anno un paio di rialzi al costo del denaro, anziché i tre attesi fino a ieri sera. E’ la logica conseguenza di quanto abbiamo sopra spiegato: poiché lo sblocco di Hormuz normalizzerà con il tempo l’afflusso di petrolio e gas presso le economie importatrici, il rischio inflazione si affievolisce, anche se non scompare. E questo porterebbe le banche centrali a varare una stretta monetaria meno impegnativa di quanto sarebbe stata nel caso di una mancata tregua.

Bisogna restare con i piedi per terra. La tregua dovrà reggere a probabili provocazioni e incomprensioni. Inoltre, servirà a trovare un accordo su diversi punti già allo studio di USA e Iran e il risultato è tutt’altro che scontato. Ma la reazione dei mercati di oggi lascia presagire un certo ottimismo. “Follow the money” quando non sai a cosa appigliarti per capire la realtà. E i capitali hanno iniziato a sostenere già nelle precedenti sedute che gli USA avrebbero dovuto trovare un accordo con l’Iran per evitare una crisi economica globale di dimensioni potenti. Teheran chiede ora il controllo stabile dello stretto, trasformando una reazione ad un atto bellico in una convenzione definitiva.

Reazione dei mercati certifica la leva iraniana su Hormuz

Le criptovalute avevano ceduto abbastanza nei mesi immediatamente precedenti alla guerra e per questo hanno risentito forse meno di altri asset delle sue conseguenze. Erano arrivate all’appuntamento già “sgonfie”, mentre le valutazioni dei mercati azionari erano state elevate. Gli stessi bond erano da tempo senza alcuna direzione precisa, in attesa di capire l’evoluzione delle dinamiche macroeconomiche. Resta il fatto che la reazione dei mercati di oggi abbia certificato la capacità di un’economia marginale come l’Iran nel direzionare gli investimenti tra le varie asset class e nell’impattare sull’economia mondiale. Senza volerlo, gli USA hanno dato al regime dei pasdaran un assist impensabile, facendogli prendere consapevolezza del suo potere negoziale. E questo può essere foriero di ulteriori tensioni geopolitiche a lungo termine, trattandosi di una dittatura sanguinaria e d’impronta fortemente anti-occidentale.

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