Tassi BCE, rialzo sempre più improbabile a fine aprile con la riapertura di Hormuz

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La notizia tanto attesa da settimane è arrivata nella serata di ieri: lo Stretto di Hormuz è stato riaperto, apparentemente senza condizioni da parte dell’Iran, anche se sappiamo che esistono trattative in corso con gli Stati Uniti e che nel giro di alcuni mesi porterebbero ad un vero e proprio accordo di pace. E’ il meglio, dato il contesto, che potesse capitare alla vigilia della terza riunione dell’anno del Consiglio dei Governatori alla Banca Centrale Europea (BCE), chiamato ad esprimersi sui tassi di interesse. Il board si terrà giovedì 30 aprile ed è atteso per capire come si muoverà la politica monetaria nell’Eurozona dopo che l’inflazione a marzo è salita al 2,6%, in forte accelerazione dall’1,9% di febbraio e sopra il tasso-obiettivo del 2%.

Tassi BCE, rialzo improbabile a fine aprile

Nelle stesse ore, l’Eurostat divulgherà le stime preliminari sul dato di aprile stesso, che non inciderà sull’esito di una riunione già in corso e che, verosimilmente, avrà già preso la sua decisione ancora prima di iniziare. La BCE sta lanciando segnali sui tassi, che vanno tutti nella direzione di prospettare una stretta, ma non immediata. Ieri, è sceso in campo il numero uno per importanza tra i governatori: il tedesco Joachim Nagel, a capo della potente Bundesbank. Le posizioni della Germania sono notoriamente quelle da “falchi” in campo monetario, ma il banchiere ha questa volta rimarcato il clima di estrema incertezza quotidiana, al punto da rendere necessario un approccio “di board in board”. Che poi è anche un modo diverso di definire la policy degli ultimi anni “data dependent”, seguita agli anni draghiani del “forward guidance”.

Inflazione nell’Eurozona in rialzo, ma sotto controllo

Cosa c’entra Hormuz con i tassi BCE? La chiusura dello stretto a causa della guerra ha portato al mancato transito di navi cariche di petrolio, gas e merci. La carenza di energia è stata tale da fine febbraio che le quotazioni internazionali sono esplose. Il Brent è arrivato a scambiare a 120 dollari al barile e il gas europeo quasi a 60 euro per Mega-wattora. Ieri, chiudevano rispettivamente a 90 dollari e 39 euro. Per quanto i postumi delle tensioni non siano stati smaltiti, la situazione si va schiarendo nella direzione auspicata un po’ da tutti. L’inflazione nell’Eurozona continuerà probabilmente a salire ad aprile e maggio, ma se la riapertura regge, i prezzi dell’energia dovrebbero scendere ed evitare di travasare nel più ampio paniere di beni e servizi.

In buona sostanza, per un soffio eviteremmo lo scenario del 2022, quando il boom di petrolio e gas portò all’inflazione a due cifre nell’area, costringendo la BCE ad alzare i tassi fino a 450 punti base (4,50%), uscendo dall’era dei tassi negativi. E i mercati iniziano a mettere in conto uno scenario meno cupo. Ieri, il Bund a 10 anni ha chiuso con un rendimento del 2,96%, sotto i massimi a cui era salito a marzo di oltre il 3,10%. E lo spread tra BTP e Bund a 10 anni, che era arrivato fin sopra i 100 punti base (1%), scendeva verso i 70 punti e non granché sopra i livelli pre-bellici. Numeri che riflettono lo sgonfiamento dell’inflazione attesa per il medio-lungo periodo.

Rendimento del Bund a 10 anni

Il mercato sconta una doppia stretta monetaria

Ancora più importante per la nostra analisi sui tassi BCE risulta il dato del Bund a 2 anni, sceso al 2,42%. Era schizzato sopra il 2,70% a marzo. Questa scadenza, che funge da “benchmark” per i tassi a breve di tutta l’Eurozona, segue l’andamento del costo del denaro fissato dalla BCE sui depositi bancari e che oggi è al 2%. Significa che il mercato obbligazionario sconterebbe meno di due rialzi dei tassi da qui a fine anno, mentre prima della tregua tra USA e Iran era arrivato a scontarne fino a tre.

Rendimento del Bund a 2 anni

La tensione si allenta, respirano euro e criptovalute

L’allentamento della tensione globale ha rinvigorito il cambio tra euro e dollaro, che si è riportato ormai sostanzialmente ai livelli di fine febbraio, cioè a 1,18. Era sceso fino a 1,14, a causa della fuga dei capitali verso i beni rifugio come il dollaro. E il mercato torna a comprare Bitcoin, che scambia nella mattinata odierna sopra 77.000 dollari e ai massimi da inizi febbraio, cioè da due mesi e mezzo a questa parte. Per quanto rimanga sotto i massimi di circa 126.000 dollari toccati nell’ottobre scorso, le criptovalute si sono rivelate più stabili di asset insospettabilmente volatili come l’oro e l’argento di questi mesi.

Quotazione di Bitcoin

Rischi da mancato rialzo dei tassi BCE?

Il mancato rialzo dei tassi BCE può evitare un contraccolpo ancora più duro all’economia dell’Eurozona, anche se la stretta sarebbe solo rinviata a giugno e dopodiché, almeno stando alle analisi di mercato, doppiata dopo l’estate. Rebus sic stantibus, ovviamente! D’altra parte, c’è il rischio che il mercato recepisca questa inazione come la volontà dell’istituto, anzi più in generale di tutte le grandi banche centrali, di tollerare livelli più alti d’inflazione, così da favorire la crescita e l’indebitamento dei governi. Su quest’ultimo punto, non sfugga che l’Europa sta cercando di aumentare le spese militari per rendersi più autonoma dagli Stati Uniti in tema di sicurezza e proprio su impulso della Casa Bianca ha accettato di fissare al 5% del Pil il budget per questa voce del bilancio.

Cosa può accadere se il mercato s’indispettisce? L’inflazione attesa salirebbe e i rendimenti a lungo termine pure. La curva dei tassi diverrebbe più ripida, un fatto da attenzionare per evitare che la BCE perda il controllo del tratto longevo, cioè anche dei costi sostenuti dalle famiglie quando contraggono mutui e prestiti. Per Bitcoin sarebbe un colpaccio, tornando a rivelarsi un asset utile per sfuggire alla finanza tradizionale manipolata dalle banche centrali. Tuttavia, questa ipotesi al momento appare poco probabile. I mercati stanno accogliendo molto positivamente la probabile mancata stretta di aprile, come svelano i cali dei rendimenti anche a lungo termine. E le borse hanno festeggiato ieri, con Piazza Affari sempre più vicina al suo record di marzo 2000 e che di questo passo supererebbe entro tempi brevi.

Riapertura di Hormuz toccasana per conti pubblici italiani

L’allentamento della tensione geopolitica e il mancato rialzo dei tassi BCE sono considerati fattori positivi per i conti pubblici di Paesi indebitati come l’Italia. Ciò spiega il calo dello spread quasi ai livelli di fine febbraio. Lo abbiamo visto nelle scorse settimane: il governo italiano ha dovuto destinare solo al taglio delle accise intorno a 1 miliardo di euro e altre risorse contro il caro bollette. Da cui l’equivalenza inflazione e debito, la cui spirale avrebbe portato a un aumento dei rendimenti per i BTP più alto che in contesti come la Germania. La riapertura di Hormuz ci allontana da quello scenario e i mercati ne prendono atto con soddisfazione.

 

 

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