BTP Italia Sì: ordini a 8,84 miliardi di euro, ecco quanto rende l’investimento

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Si è concluso alle ore 13.00 di venerdì 19 giugno il collocamento del BTP Italia Sì, che nelle cinque giornate dedicate esclusivamente al mercato retail ha attirato 281.140 ordini per un controvalore complessivo di 8,84 miliardi di euro. Il contratto medio è risultato sottoscritto, quindi, per un importo di 31.450 euro. Esso è in linea con le precedenti emissioni. Il Ministero di economia e finanze ha subito dopo confermato il tasso minimo all’1,60%. Ha reso noto anche il codice ISIN per le transazioni sul Mercato Obbligazionario Telematico (MOT) di Borsa Italiana: IT0005713547. Durante il collocamento, invece, è stato il seguente: IT0005713539. Infine, l’indice FOI ex tabacchi all’emissione è stato fissato a 102,23333.

BTP Italia Sì scudo contro inflazione

Iniziamo dagli ordini. L’ultima emissione indicizzata rivolta al retail era stata nel giugno dello scorso anno e aveva riguardato il BTP Italia giugno 2032. In quell’occasione, le sottoscrizioni furono per 6,52 miliardi a cui si aggiunsero altri 2,26 miliardi degli investitori istituzionali per un totale di 8,78 miliardi. Il BTp Italia Sì non ha previsto alcuna sessione dedicata ai secondi, ciononostante è riuscito a battere la raccolta dell’anno prima. E ciò confermerebbe l’alto interesse tra le famiglie in questa fase per bond che facciano da scudo contro l’inflazione.

Ricordiamo, infatti, che il BTP Italia Sì stacca cedola semestrale e agganciata all’inflazione italiana. Nel dettaglio, bisognerà sommare il tasso fisso (suddiviso per 2, essendo la corresponsione ogni 6 mesi) alla variazione dell’indice FOI ex tabacchi. Questo capta il costo della vita per una famiglia-tipo di operai e impiegati. Se i prezzi al consumo rilevati dovessero risultare invariati o in calo durante il semestre, l’investitore avrebbe diritto a percepire solo il tasso fisso, cioè lo 0,8% del capitale nominale: 8 euro lordi ogni 1.000 euro, pari a 7 euro netti. In caso di aumento dei prezzi, sommerebbe a tale tasso anche la loro variazione percentuale.

Premio fedeltà legato al codice ISIN

La durata del BTP Italia Sì è di 5 anni. Il bond sarà rimborsato in data 23 giugno 2031. Chi lo ha sottoscritto durante il collocamento e lo terrà in portafoglio fino a quel giorno, riceverà anche un premio fedeltà dello 0,6%: 6 euro lordi (5,25 euro netti) ogni 1.000 euro nominali. Chiaramente, l’investitore può decidere di rivendere in qualsiasi momento a terzi sul MOT. In quel caso, perde il diritto al premio fedeltà e si espone ai prezzi vigenti. Questi potranno risultare sopra, alla o sotto la pari. E qui veniamo al codice ISIN. Quello fornito in fase di collocamento resterà valido fino alla scadenza, a patto di tenere il titolo in portafoglio. Contraddistinguerà i possessori che avranno diritto a ricevere il premio fedeltà. Viceversa, una volta che s’impartisce al proprio intermediario finanziario l’ordine di vendita, il codice ISIN viene cambiato con quello comunicato successivamente al collocamento. Esso contraddistinguerà i titoli per i quali non sarà erogato alcun premio fedeltà.

Inflazione dato chiave

Il boom di ordini, come dicevamo, rimarca l’alto interesse per i titoli difensivi dall’inflazione. Dobbiamo ora chiederci se l’investimento nel BTP Italia Sì vada realmente incontro alle esigenze delle famiglie. Per prima cosa, dobbiamo effettuare un confronto con il bond del Tesoro di pari durata e con cedola fissa. Il BTP luglio 2031 con cedola 3,45% non riserva alcuna sorpresa. Sappiamo che esso ci stacca ogni sei mesi una cedola dell’1,725%, anche se ha chiuso le contrattazioni di venerdì a 101,45, per cui si compra sul MOT sopra la pari: 1.014,50 euro per ogni 1.000 euro nominali. Il rendimento alla scadenza risulta allo stato attuale del 3,16%.

L’investitore ha dinnanzi a sé la certezza di prendere il 3,16% su base annua contro l’aleatorietà della cedola del BTP Italia Sì. Affinché questo secondo titolo si riveli perlomeno non svantaggioso in termini di rendimento, sarà necessario che offra per l’appunto il 3,16% nella media del quinquennio. E poiché l’1,6% è garantito, la variabile in gioco qui è l’inflazione. Solo un tasso medio annuo dell’1,56% renderebbe i due investimenti equivalenti. Un valore più basso porta a preferire il bond con cedola fissa, mentre un valore più alto il bond indicizzato.

Incognite future

Nessuno a priori può sapere di quanto sarà l’inflazione italiana in media. Le attuali stime dello stesso mercato hanno visto arretrare le aspettative sotto il 2% di poche sedute fa ad un valore attorno all’1,75% per i prossimi 5 anni. Con questi numeri, il BTP Italia Sì sarebbe un buon investimento. Dobbiamo fare presente che a maggio l’inflazione italiana è salita al 3,2%, il dato più alto dal settembre del 2023. L’emissione dei giorni scorsi, però, è avvenuta in coincidenza con la firma del pre-accordo di pace tra Stati Uniti e Iran, il quale ha provocato il crollo dei prezzi di petrolio e gas. C’è aria di possibile disinflazione dopo l’impennata dell’inflazione, anche se non subito. Né possiamo escludere ulteriori eventi di natura geopolitica, che nei prossimi mesi e anni favoriranno la ripresa dell’inflazione, non soltanto tramite il caro energia. Basti pensare al fenomeno del “reshoring” con l’accorciamento delle catene di produzione a causa delle tensioni commerciali.

BTP Italia Sì e Piazza Affari a confronto

Il BTP Italia Sì resta una scommessa sull’andamento futuro dell’inflazione italiana. Non è possibile stabilire a priori se renderà più o meno di un bond ordinario. Di certo c’è che serve per cercare di tutelare il capitale dalla perdita del potere di acquisto. Ci sono altri asset allo scopo, tra cui storicamente l’oro e le azioni. Le seconde, però, vanno maneggiate con cura. In un contesto di stagflazione, ossia caratterizzato da prezzi in crescita ed economia al palo, non è detto che esitino una performance positiva. Borsa Italiana sta sorprendendo favorevolmente negli ultimi anni, avendo toccato nuovi massimi storici proprio ieri con l’indice FTSE MIB sopra 53.000 punti. Dall’inizio dell’anno segna un rialzo nell’ordine del 17-18%.

Questi numeri ci aiutano a capire come un portafoglio differenziato possa meglio garantire la crescita del capitale e non solo la sua difesa. Pensate che il tasso fisso del BTP Italia Sì, cioè l’unica componente di rendimento certa, offrirà nei 5 anni appena l’8% all’investitore, meno della metà di quanto Piazza Affari abbia reso in un semestre. Tuttavia, giova ricordare che questa ha inflitto perdite al capitale per ben un quarto di secolo. Chi investì il proprio denaro in borsa ai picchi del marzo 2000, lo avrebbe recuperato (in termini soltanto monetari) da qualche mese. Ulteriore conferma del fatto che rendimento e rischio camminano insieme.

 

 

 

 

 

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