Il crollo dei titoli IA può essere un’occasione per il mercato crypto?

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Una seduta particolarmente pesante per il mercato azionario globale quella di oggi, iniziata malissimo in Asia, dove le borse sono precipitate a causa dei crolli subiti dai titoli IA, ossia legati all’Intelligenza Artificiale. Il colpo più pesante l’ha accusato l’indice KOSPI alla Borsa di Corea, cedendo il 10% e perdendo in una sola giornata più di 900 punti. Non c’è stato un vero evento scatenante, cosa che rende la raffica di vendite di queste ore ancora più preoccupante. A catena, tutte le altre borse hanno ripiegato man mano che hanno aperto. In Italia, l’indice FTSE MIB è stato trascinato al ribasso particolarmente da STMicroelectronics, che ha concluso le contrattazioni in calo dell’8%. A New York il NASDAQ perde il 3% alle ore 17.30 italane, con il titolo NVIDIA a -3,8% e sceso ben sotto i 5.000 miliardi di capitalizzazione.

Titoli IA crollati a pochi giorni dall’IPO di SpaceX

Dicevamo, nessun evento scatenante per il “sell-off” dei titoli IA. In realtà, da giorni si percepisce un clima di scetticismo verso le quotazioni stellari raggiunte dal comparto. Va bene avere fiducia nelle sorti magnifiche del nuovo salto tecnologico, ma prima vedere cammello. Per paradossale che possa apparire, l’estremo successo dell’IPO di SpaceX avrebbe contribuito alla crisi. Il debutto a Wall Street della società di Elon Musk ha superato ogni record precedente, raccogliendo 85,7 miliardi di dollari con l’esercizio della “greenshoe” e infrangendo il massimo storico segnato nel dicembre 2019 da Aramco con 29,4 miliardi. Inoltre, la capitalizzazione complessiva è stata di 1.775 miliardi e già dopo un paio di sedute saliva sopra i 2.000 miliardi con il titolo a chiudere fino a +50%.

Tutto questo per una società con bilanci ancora in perdita e ricavi nell’esercizio passato a 18,67 miliardi. E ieri sempre SpaceX ha annunciato il lancio di un’emissione obbligazionaria da 20 miliardi di dollari con più tranche, a fronte di una liquidità già in cassa per 100,8 miliardi. Gli investitori hanno iniziato a chiedersi se non si sia andati già troppo lontani con i titoli IA. Sebbene SpaceX non sia formalmente solo e tanto una società legata a questo comparto, nei fatti sta cavalcando questo trend e lo incorpora nel suo “core” business dei razzi. L’aspetto più curioso è che le quotazioni sono schizzate alle stelle quando i prezzi dell’energia erano esplosi al punto da minacciare gli investimenti, mentre stanno crollando ora che stanno tornando ai livelli precedenti alla guerra in Iran con la riapertura dello Stretto di Hormuz già iniziata.

Opportunità per criptovalute, ma non ancora

Prematuro parlare ancora di ingresso nel mercato orso, più prudente limitarsi a constatare la correzione in corso. E può rivelarsi salutare, impedendo che si alimenti (ulteriormente) una bolla capace di travolgere l’intero mercato azionario globale. La perdita parziale di appeal dei titoli IA può fare bene anche al mercato delle criptovalute. Esso ha risentito negativamente negli ultimi mesi sia della minore propensione al rischio degli investitori con le tensioni geopolitiche, sia della fuga dei capitali a favore principalmente proprio dell’IA. I deflussi hanno riguardato proprio gli ETF, principale fonte di attrazione negli ultimi due anni per token come Bitcoin.

Tuttavia, se andiamo a verificare le quotazioni, notiamo che neppure oggi le crypto stanno approfittando del tonfo dei titoli IA. Lo si spiega in diversi modi. Anzitutto, il dollaro è diventato più forte contro le altre principali valute, salendo ai massimi da inizio aprile del 2025, cioè da quando il presidente Donald Trump annunciò la raffica dei dazi sulle importazioni dal resto del mondo. Una valuta americana più forte disincentiva gli acquisti di tutti gli asset in essa denominati, tra cui anche le crypto. Inoltre, il suo rafforzamento consegue alla prospettiva di tassi di interesse più alti negli Stati Uniti. Lo ha fatto intravedere il nuovo governatore Kevin Warsh al suo debutto della settimana scorsa e contrariamente alle attese, specie di Trump che lo aveva nominato per l’esatto contrario.

Quotazione Bitcoin in dollari

Dollaro super e spauracchio inflazione

E questo crollo dei titoli IA non favorisce di certo la propensione al rischio del mercato. Al contrario, il “super dollaro” si spiega anche con la ricerca di porti sicuri contro le avvisaglie di crisi. Perché l’eventuale contrazione di questo comparto rifletterebbe una corsa agli investimenti inferiore alle previsioni e si tradurrebbe in un rallentamento della crescita economica attesa. Gli investitori non se la sentono di tornare a comprare criptovalute con un’inflazione per il momento alta e al contempo con una minaccia che incombe per l’economia globale. Tuttavia, nel momento in cui il pessimismo per le prospettive di crescita prevalessero sulla paura per i crolli in borsa, si ricreerebbe l’humus ideale per le crypto. Infatti, esse tendono a prosperare in un ambiente di tassi in calo, risentendo meno della concorrenza dei bond e beneficiando dell’aumento della liquidità sui mercati.

Per il momento, poi, non possiamo escludere l’associazione mentale tra i piccoli investitori tra titoli IA e crypto. Pur trattandosi di business molti diversi tra loro, vengono accomunati dal fatto di essere entrambi un’alternativa ai comparti economici maturi o tradizionali. E in fondo lo ha dimostrato di recente proprio il fatto che i primi siano cresciuti a spese dei secondi, come se vi fosse un “trade-off” di fondo per il semplice fatto di spartirsi la stessa fetta di torta assegnata loro dai portafogli istituzionali e non. Ed ecco, quindi, che Bitcoin resta dimezzato rispetto ai massimi storici toccati nell’ottobre dello scorso anno, allontanandosi anche dai livelli a cui si era portato a maggio sopra 81.500 dollari.

Titoli IA solo in correzione, per ora

Il crollo dei titoli IA si traduce in perdite, anche solo virtuali, per centinaia di miliardi di dollari a carico di coloro che avevano acquistato a prezzi alti. Per molti altri si traducono in guadagni della stessa entità, ossia per coloro che erano entrati sul mercato a prezzi ancora bassi e sono stati capaci o scaltri nel rivendere prima che la situazione precipitasse. Va anche chiarito che, per quanto giù, l’indice KOSPI è tornato semplicemente ai livelli del 12 giugno scorso, cioè appena 11 giorni fa. Questo conferma quanto veloce sia stata la corsa di seduta in seduta e come non si debba scadere nel panico, essendosi per il momento trattato più semplicemente di scendere dai picchi poco giustificabili di queste settimane. Ecco perché né le crypto, né i bond ne approfittano con convinzione. Non siamo alla fine di un trend, bensì ad una correzione. Almeno, per ora.

Indice KOSPI

 

 

 

 

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