Bitcoin, Saylor e l’ultima strategia di Strategy

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Bitcoin, Michael Saylor e l’ultima strategia della nave ipertecnologica di Strategy, che da sempre ci abitua a una coerenza granitica in materia di hodling Bitcoin a scopo di tesoreria.

Il 26 gennaio 2026 segna un altro capitolo nella saga finanziaria più audace del XXI secolo. Mentre i mercati globali tentano di decifrare le turbolenze geopolitiche e le fluttuazioni dei tassi di interesse, una singola entità con sede a Tysons Corner, Virginia, continua la sua marcia solitaria verso una destinazione che molti considerano folle e altri profetica. Strategy (ex MicroStrategy), sotto la guida del suo fondatore Michael Saylor, ha annunciato l’acquisto di ulteriori 2.932 Bitcoin, portando il proprio tesoro a una cifra che sfida l’immaginazione: 712.647 BTC.

Insomma, il nostro “Michele Marinaio” torna a solcare gli oceani dell’oro digitale, confermando la sua volontà di rimanere la prima e più celebre azienda ad alta tecnologia ad aver scelto Bitcoin come asset strategico primario in tesoreria.

Questo non è solo un resoconto di un acquisto milionario in valuta crypto. È l’analisi di un cambio di paradigma dove un’azienda quotata al Nasdaq ha trasformato il proprio bilancio in una fortezza digitale, sfidando le convenzioni della finanza aziendale e creando un precedente che potrebbe riscrivere le regole del capitalismo moderno.

La costanza come strategia di lungo periodo

L’ultima mossa di Strategy, che ha comportato un esborso di 264,1 milioni di dollari, è stata descritta da alcuni analisti come “contenuta”. Tuttavia, nel contesto della strategia di accumulo di Saylor, la dimensione assoluta è secondaria rispetto alla frequenza e alla logica di esecuzione.

L’acquisto è avvenuto in una settimana caratterizzata da una relativa stabilità del prezzo del Bitcoin, segnalando che la società non sta tentando di fare “market timing”, ma preferisce confermare la sua costanza di sempre con un’impennata probabilmente suggerita dai “saldi di fine stagione” conseguenti alla recente rettifica di prezzo del BTC.

Per Saylor il prezzo di ingresso è un rumore statistico in una curva logaritmica diretta verso l’alto. Acquistare 2.932 BTC significa sottrarre un’enorme quantità di liquidità dai mercati spot. Se consideriamo che gli ETF su Bitcoin americani lottano quotidianamente per assicurarsi flussi di entrata costanti, l’azione diretta di una singola azienda funge da enorme stabilizzatore (ovvero, entro condizioni specifiche, anche acceleratore) del prezzo.

La magia della diluizione d’accrescimento

Il punto più controverso dell’intera operazione rimane il metodo di finanziamento. Strategy ha utilizzato ancora una volta l’emissione di azioni ordinarie. Per un investitore tradizionale, la “diluizione” è una parola sostanzialmente giudicata come espressione di scelte tossiche; significa che la tua fetta di torta aziendale si restringe. Tuttavia, nel modello certamente sui generis di Saylor, la torta (il totale di Bitcoin detenuti) cresce più velocemente di quanto si restringa la fetta.

Questa è la cosiddetta “Bitcoin Yield”. Ovvero: Se il numero di Bitcoin per azione aumenta, l’azionista sta effettivamente guadagnando valore reale, anche se la sua percentuale di proprietà della società diminuisce. È in buona sostanza una forma di arbitraggio tra il mercato azionario e il mercato delle criptovalute. Finché il mercato pagherà un premio per possedere Bitcoin attraverso il veicolo Strategy, Saylor avrà a disposizione “capitale infinito” per continuare ad acquistare BTC.

Tuttavia iniziano a comparire crepe nel mercato del debito più strutturato. Il rallentamento delle azioni *preferred* e delle emissioni in euro suggerisce che gli investitori istituzionali europei, storicamente più conservatori, potrebbero aver raggiunto un limite di saturazione. La domanda sorge quindi spontanea: cosa succederà quando la capacità di emettere nuovo debito o nuove azioni si scontrerà con una fase di mercato ribassista prolungata?

Sessantuno miliardi, il numero magico di una nazione digitale

Con 712.647 Bitcoin in tasca, Strategy non è ormai più una semplice azienda; ha infatti un bilancio che supera le riserve auree di molte nazioni sovrane. Al prezzo attuale di mercato, questo patrimonio è valutato oltre 61 miliardi di dollari. Il dato che però preoccupa i detrattori è il prezzo medio di carico, ora salito a 76.037 dollari, ovvero sessantuno miliardi complessivi.

Questo numero rappresenta la linea nella sabbia. Quando il prezzo di Bitcoin scende sotto questa soglia, il bilancio di Strategy entra tecnicamente in perdita non realizzata. Ma qui risiede letteralmente il genio (o l’azzardo) della struttura del debito di Saylor. La maggior parte delle obbligazioni emesse da Strategy non sono soggette a “margin call”.

A differenza di un trader privato che viene liquidato se il prezzo crolla, questa azienda può permettersi di vedere il prezzo andare a zero e risalire, purché riesca a coprire gli interessi sul debito (che sono estremamente bassi) e a rimborsare il capitale alla scadenza tra molti anni. Insomma, il nostro “marinaio” tende a porgere anche interessanti skill come “surfista” del mercato e dei suoi meccanismi.

La critica del mNAV: realtà o illusione?

Strategy utilizza un sistema piuttosto curioso e unico per calcolare il mNAV (Modified Net Asset Value). Nel calcolo tradizionale, una società non dovrebbe valere molto più della somma dei suoi asset. Se Strategy possiede 61 miliardi in Bitcoin e ha 10 miliardi di debito, la sua capitalizzazione dovrebbe essere di 51 miliardi. Invece, spesso è attestata addirittura a 80 o 90 miliardi. Perché il mercato accetta questo premio? Le motivazioni congiunte sono essenzialmente tre:

1. Leva Finanziaria: Strategy è l’unico modo per molti fondi comuni di avere un’esposizione a leva su Bitcoin senza violare i propri mandati di investimento. Insomma, funge da elemento di triangolazione.

2. Opzione Saylor: Gli investitori scommettono sulla capacità di Saylor di continuare a eseguire questo arbitraggio finanziario indefinitamente.

3. Infrastruttura Software: Sebbene marginale rispetto ai Bitcoin, l’attività software originale fornisce ancora un flusso di cassa che copre sempre le spese operative.

Reazione del mercato e psicologia degli investitori

Nonostante le massicce emissioni di azioni di due settimane fa, che avrebbero dovuto affossare il prezzo del titolo per eccesso di offerta, Strategy tiene i 163 dollari. Questa resilienza è scioccante per gli analisti di Wall Street. Indica che esiste una domanda latente di “equity legata al Bitcoin” che supera di gran lunga l’offerta. Una conferma ulteriore del cresente successo dell’oro digitale di Satoshi Nakamoto.

Gli azionisti di questa azienda così rappresentativa sono diventati una sorta di “culto finanziario”. Non vendono durante i cali perché credono nella missione di lungo termine: la demonetizzazione dell’oro e di altri asset di riserva a favore del Bitcoin. In questo scenario, Strategy non è una scommessa sul prezzo del Bitcoin, ma una scommessa sulla sua adozione come standard monetario globale.

I detrattori

Naturalmente non mancano le voci critiche. Molti economisti mettono in guardia contro il rischio di un “unwinding” disastroso. Se Bitcoin dovesse subire un crollo del 90% e rimanere basso per anni, Strategy potrebbe non essere in grado di rifinanziare il debito in scadenza. In quel caso, la vendita forzata dei suoi 712.000 BTC creerebbe un buco nero di liquidità capace di trascinare con sé l’intero ecosistema delle criptovalute.

Tuttavia Saylor ribatte che il rischio reale non è possedere Bitcoin, ma possedere valuta fiat soggetta a inflazione perpetua. Per lui il debito in dollari è una “passività che si svaluta” utilizzata per acquistare un “asset che si apprezza”. Una posizione che dal punto di vista della teoria aurea della scarsità non fa una piega: Saylor sta usando letteralmente la carta straccia per acquistare oro digitale.

Conclusioni

L’acquisto del 26 gennaio 2026 non è che un altro mattone in una cattedrale finanziaria che Michael Saylor sta costruendo da oltre cinque anni. Strategy ha superato la fase in cui poteva essere considerata una semplice azienda di software con un investimento speculativo. Oggi è un esperimento macroeconomico vivente.

Se il Bitcoin continuerà la sua ascesa verso i 100.000, 500.000 o un milione di dollari (fattispecie largamente confermata dai più importanti ed esperti commentatori), Michael Saylor sarà ricordato come il più grande stratega finanziario della storia, colui che ha capito prima di tutti la natura della scarsità digitale. Se l’esperimento non andrà in porto, Strategy diventerà il più grande monito della storia sui pericoli dell’eccesso di leva e dell’ossessione ideologica applicata ai mercati.

Per ora, i numeri parlano chiaro: 712.647 Bitcoin sono nelle mani di una sola azienda, e la mano che tiene il timone non accenna a tremare. Gli azionisti, nell’angolo o meno, sembrano aver scelto da che parte stare nella grande guerra per la riserva di valore del futuro. E sembra che in materia di successo il nostro marinaio abbia ancora ragione da vendere.

Filippo Albertin

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