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CNBC Intervista Alessandro Frizzoni co-ceo Cryptosmart
Alessandro Frizzoni co-ceo di Criptosmart parla dell’andamento delle criptovalute in tempo di guerra, le posizioni di Russia ed Ucraina sulle asset digitali ed evoluzione future del mercato cripto.
Ospiti su Forbes i cofondatori di Cryptosmart Alessandro Frizzoni e Alessandro Ronchi
CNBC intervista Il cofondatore di Cryptosmart Alessandro Frizzoni
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Spread in Francia sopra 100 punti con il deficit che risale e il Pil fermo
Lo spread in Francia ha superato i 100 punti base per la prima volta dal 2012 sulle tensioni interne che amplificano quelle internazionali.

Bond giapponesi con rendimenti ai massimi da 30 anni e venerdì ci sarà l’aumento dei tassi
I bond giapponesi offrono rendimenti mai così alti negli ultimi 30 anni nell’attesa che la banca centrale alzi i tassi di nuovo.

La curva dei rendimenti si è appiattita dopo il rialzo dei tassi BCE
La curva dei rendimenti in Europa è più piatta dopo che la Banca Centrale Europea ha aumentato i tassi di interesse dello 0,25%.
Il fondo norvegese ridurrà i titoli USA in portafoglio e lancia un altro segnale negativo
Il fondo norvegese ha annunciato la maxi-riduzione dei titoli USA in portafoglio, lanciando un segnale negativo sul debito americano.

Bitcoin e nuovi traguardi: gli argomenti dietro al nuovo paradigma
Bitcoin sta certamente intercettando nuovi traguardi: ma quali sono gli argomenti documentati e oggettivi dietro a quello che a tutti gli effetti è un vero e proprio cambiamento di paradigma? C’è un momento preciso, nelle dinamiche e nelle architetture concettuali che regolano i mercati finanziari contemporanei, nel quale una previsione fino a poco prima considerata apertamente irrealistica o riservata a una ristretta nicchia di speculatori entusiasti comincia lentamente, quasi impercettibilmente, a trasformarsi in uno scenario del tutto plausibile. Si tratta di una transizione psicologica e contabile fondamentale, in cui le coordinate della probabilità percepita si riassestano e il confine tra l’azzardo e l’allocazione razionale del capitale viene improvvisamente ridisegnato dagli eventi. Per Bitcoin, la principale e più significativa criptovaluta per capitalizzazione e diffusione sul piano globale, quel momento cruciale potrebbe essere effettivamente arrivato, portando con sé una profonda revisione metodologica di come analisti e grandi investitori interpretano le fluttuazioni del suo prezzo all’interno del contesto macroeconomico. Dopo essere precipitato fino a toccare un fondo di circa 57.800 dollari nel corso del 2026, spaventando la platea dei risparmiatori meno esperti e confermando apparentemente le predizioni dei detrattori più ostinati, il valore dell’oro digitale è tornato con estrema rapidità verso quota 80.000 dollari, riconfermando la sua natura deflativa. Il movimento rialzista è stato a dir poco sorprendente per velocità, violenza e intensità di esecuzione: secondo le principali rilevazioni di Reuters, nelle ultime settimane Bitcoin ha registrato un recupero complessivo nell’ordine del 30%, oltrepassando e lasciandosi alle spalle con decisione le medie mobili di riferimento calcolate su 21, 55, 100 e persino 200 giorni. Il 3 settembre la criptovaluta ha raggiunto una quotazione superiore agli 81.000 dollari prima di subire un fisiologico e momentaneo arretramento dovuto alle prese di beneficio degli operatori di breve termine. Il giorno successivo, il 4 settembre, il mercato ha visto toccare un picco intraday posizionato intorno agli 81.400 dollari, per poi ripiegare nuovamente poco sotto la soglia psicologica degli 80.000 dollari. Il dato di gran lunga più interessante e rivelatore per comprendere le attuali dinamiche, tuttavia, non risiede unicamente nell’evoluzione numerica del prezzo dell’asset. Il vero nodo della questione è rappresentato da ciò che sta accadendo contemporaneamente dietro la superficie del grafico delle quotazioni, nell’infrastruttura sottostante. Gli ETF spot quotati sulle borse statunitensi hanno infatti registrato, proprio nella giornata del 4 settembre, la bellezza di circa 731 milioni di dollari in afflussi netti di capitale fresh, segnando a tutti gli effetti il miglior risultato su scala giornaliera osservato a partire dal mese di gennaio. All’interno di questa imponente massa monetaria, ben 454 milioni di dollari sono confluiti direttamente nell’iShares Bitcoin Trust (IBIT) gestito dal colosso dell’asset management BlackRock. Uno sguardo al contesto Questo flusso costante e imponente non rappresenta un caso isolato o un anomalo picco estemporaneo, ma conferma piuttosto un trend sistematico di fondo che merita di essere studiato con estrema attenzione: già nel corso del mese di agosto gli ETF spot statunitensi focalizzati su Bitcoin avevano raccolto una cifra vicina ai 3,5 miliardi di dollari, realizzando la miglior performance di accumulo mensile registrata dal lontano settembre del 2025. In questo scenario di ritrovato ed energico slancio, la recente analisi elaborata dai ricercatori della società di investimento Bernstein merita una riflessione particolarmente accurata. Secondo i loro modelli, Bitcoin possiede le caratteristiche strutturali per raggiungere quota 125.000 dollari entro la fine del 2026 e spingersi fino a 150.000 dollari entro la metà del 2027. Ma la ricerca si spinge perfino oltre, ipotizzando uno scenario ancora più aggressivo e rialzista nel quale la valuta digitale potrebbe toccare i 200.000 dollari nel 2027, fino a proiettarsi verso l’incredibile traguardo dei 500.000 dollari entro il 2029. Alla luce di questi elementi di valutazione, la domanda fondamentale che gli attori economici devono porsi non riguarda più soltanto la possibilità tecnica che Bitcoin riesca a ritornare a quota 100.000 dollari. La questione cruciale, ben più profonda e ricca di implicazioni per il futuro, è se il mercato globale abbia appena iniziato a porre le basi strutturali per un movimento espansivo enormemente più ambizioso e duraturo di quanto visto finora. Uno sguardo al passato per capire il presente Per riuscire a decifrare correttamente la portata delle dinamiche attualmente in corso, è fondamentale fare un passo indietro ed esaminare gli eventi recenti con la dovuta prospettiva storica. Il massimo storico raggiunto nel precedente impulso rialzista aveva spinto Bitcoin a toccare vette prossime all’area dei 126.000 dollari, un livello che aveva diffuso tra i partecipanti un clima di euforia quasi incontrollabile. Successivamente, come è sempre accaduto nell’altalenante storia di questo mercato assetato di volatilità, si è innescata una drastica e prolungata correzione. Non si è trattato affatto di un ritracciamento ordinario o di un semplice assestamento di routine, ma di una fase di vendite acute e prolungate che ha messo a dura prova la tenuta psicologica dei detentori. Il mercato ha perso valore a un ritmo vertiginoso, la fiducia generale si è rapidamente deteriorata e il prezzo di Bitcoin si è contratto fino a raggiungere un punto di minimo posizionato a circa 57.776 dollari. Per una fetta consistente e tradizionalmente scettica di osservatori, quel crollo rappresentava la prova provata della tesi più elementare e rassicurante: il grande ciclo rialzista pluriennale era giunto definitivamente al termine e la bolla si stava svuotando per l’ennesima volta. Proprio in questo punto di svolta, tuttavia, si manifesta una divergenza concettuale e fondamentale rispetto a tutte le fasi correttive affrontate da Bitcoin nelle sue epoche precedenti. Sebbene le contrazioni del prezzo rimangano indubbiamente violente, rapide e capaci di generare forti perdite sui bilanci degli operatori meno accorti, la composizione e la struttura della domanda di sottostante sono radicalmente cambiate. I dati messi in luce da Bernstein indicano chiaramente che circa il 59% dell’intera offerta esistente di bitcoin non ha registrato alcun tipo di movimento sulla blockchain nel corso degli ultimi dodici mesi. Oltre a questo fattore di scarsità circolante, gli analisti evidenziano come il ruolo degli ETF spot e l’ingresso di aziende quotate che scelgono di inserire la criptovaluta nei

Cambio yen ai massimi da febbraio contro il dollaro: la Banca del Giappone farà “la cosa giusta”
Cambio tra yen e dollaro americano ai massimi da oltre sei mesi sulla scommessa del mercato per un rialzo dei tassi di interesse in Giappone.