Hyperliquid: nuova frontiera della finanza decentralizzata

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Hyperliquid rappresenta la nuova frontiera della finanza decentralizzata, con funzioni e peculiarità uniche. In occasione dei nuovissimi listing CryptoSmart, continua la nostra carrellata di nuove coin e nuovi token!

Per molti anni il mondo delle criptovalute ha vissuto una contraddizione. Da una parte, Bitcoin ed Ethereum hanno introdotto l’idea di una rete finanziaria aperta, accessibile a tutti, senza la necessità di affidarsi a banche o intermediari. Dall’altra una parte consistente dell’attività economica legata alle criptovalute ha continuato a svolgersi all’interno di piattaforme centralizzate, gestite da aziende private che controllano gli accessi, custodiscono i fondi degli utenti e amministrano i sistemi di negoziazione.

Gli exchange centralizzati come CryptoSmart hanno certamente contribuito alla diffusione delle criptovalute. Hanno reso cioè concretamente possibile acquistare Bitcoin, scambiare migliaia di token e accedere a strumenti finanziari sofisticati attraverso interfacce relativamente semplici. Tuttavia hanno mantenuto molte delle caratteristiche della finanza tradizionale: un operatore centrale, una gestione proprietaria delle infrastrutture, regole definite dall’azienda e una sostanziale dipendenza dalla fiducia riposta nell’intermediario.

La finanza decentralizzata, conosciuta con l’acronimo DeFi, ha provato a superare questo modello. Ma non senza difficoltà. Molte applicazioni decentralizzate sono state penalizzate da commissioni elevate, tempi di esecuzione non sempre soddisfacenti, scarsa liquidità e interfacce poco intuitive. In particolare, replicare l’esperienza di un exchange professionale, con ordini immediati, mercati profondi e strumenti avanzati, si è rivelato un problema complesso.

È proprio in questo spazio che si inserisce Hyperliquid, ovvero il suo token di riferimento HYPE, da poco listato nella stessa piattaforma di CryptoSmart per acquisto e trading in tutta sicurezza!

Il progetto non si limita a offrire un altro exchange di criptovalute. La sua ambizione è decisamente più ampia: costruire una blockchain progettata per ospitare un sistema finanziario completo, nel quale mercati, strumenti di investimento, applicazioni e servizi possano funzionare direttamente sulla rete, senza dipendere da un intermediario centrale.

Hyperliquid rappresenta quindi uno degli esperimenti più interessanti nell’evoluzione della DeFi: una piattaforma che cerca di combinare la velocità e l’efficienza degli exchange professionali con la trasparenza e l’apertura delle blockchain pubbliche.

Per comprendere la portata del progetto, occorre partire da un concetto fondamentale: Hyperliquid vuole trasformare la blockchain da semplice infrastruttura per trasferire e scambiare token in una vera e propria infrastruttura finanziaria.

Che cos’è Hyperliquid e perché se ne parla

Hyperliquid è una blockchain di Layer 1, cioè una rete indipendente dotata di una propria infrastruttura, di un proprio sistema di validazione delle transazioni e di un token nativo. È stata sviluppata con un obiettivo preciso: offrire un ambiente nel quale sia possibile negoziare strumenti finanziari e costruire applicazioni economiche direttamente sulla blockchain.

Il progetto è diventato particolarmente conosciuto grazie al suo exchange decentralizzato, specializzato inizialmente nel trading di contratti perpetui sulle criptovalute.

La sua particolarità consiste nel fatto che l’attività di negoziazione non viene semplicemente registrata sulla blockchain dopo essere stata eseguita altrove. Il sistema di gestione degli ordini, degli scambi e delle liquidazioni è integrato direttamente nell’infrastruttura della rete.

Questa differenza è importante…

In molti exchange decentralizzati tradizionali l’esecuzione degli scambi avviene attraverso smart contract che utilizzano pool di liquidità. In altre parole gli utenti scambiano un token con un altro all’interno di riserve di criptovalute messe a disposizione da altri partecipanti.

Hyperliquid utilizza invece un modello che ricorda quello dei grandi exchange professionali: il Central Limit Order Book, abbreviato in CLOB.

Immaginiamo un mercato nel quale alcuni operatori vogliono acquistare Bitcoin a 90.000 euro, mentre altri desiderano venderlo a 90.100 euro. Il sistema raccoglie tutte queste proposte in un libro degli ordini e abbina automaticamente quelle compatibili.

Si tratta del modello utilizzato da numerosi mercati finanziari tradizionali e dagli exchange centralizzati più importanti.

La differenza è che, nell’architettura di Hyperliquid, il libro degli ordini è gestito on-chain, ovvero all’interno della blockchain stessa. Ogni ordine, cancellazione, transazione e liquidazione viene elaborato attraverso il sistema della rete. Questo permette agli utenti di verificare l’attività attraverso dati pubblicamente accessibili, senza dover affidare la correttezza dell’intero processo a un operatore privato.

Hyperliquid cerca quindi di unire due caratteristiche che storicamente sono state difficili da conciliare:

1. L’efficienza e la rapidità dei mercati finanziari centralizzati.

2. La trasparenza, la verificabilità e l’accessibilità delle infrastrutture decentralizzate.

Secondo la documentazione ufficiale, l’architettura è progettata per supportare fino a circa 200.000 ordini al secondo. Si tratta di una capacità particolarmente significativa per una blockchain che gestisce direttamente un’infrastruttura di negoziazione.

Il problema che Hyperliquid vuole risolvere

Per capire il valore del progetto bisogna considerare i limiti che hanno caratterizzato la prima generazione della finanza decentralizzata.

Ethereum ha reso possibile la creazione di applicazioni finanziarie senza intermediari. Grazie agli smart contract sono nati protocolli per prestiti, depositi, scambi di criptovalute, assicurazioni decentralizzate e strumenti di investimento. Tuttavia utilizzare una blockchain generalista per gestire mercati finanziari particolarmente intensi presenta alcune difficoltà.

La prima riguarda la velocità. Un exchange professionale deve poter ricevere, modificare e cancellare ordini continuamente, anche in presenza di migliaia di operatori contemporaneamente attivi.

La seconda riguarda i costi. Quando una rete è congestionata, le commissioni possono aumentare considerevolmente, rendendo poco conveniente effettuare operazioni frequenti.

La terza riguarda la liquidità. Un mercato finanziario è efficiente soltanto quando presenta un numero sufficiente di acquirenti e venditori. Se la liquidità è frammentata tra numerose applicazioni e piattaforme, gli utenti possono incontrare difficoltà nell’eseguire operazioni di grandi dimensioni senza influenzare eccessivamente il prezzo.

Infine esiste un problema di esperienza d’uso. Per molti utenti, la DeFi è ancora un ambiente complicato, nel quale occorre comprendere wallet, commissioni di rete, autorizzazioni, smart contract e procedure di trasferimento tra blockchain differenti.

Hyperliquid affronta questi problemi attraverso una scelta architetturale diversa: anziché utilizzare una blockchain generalista e costruire sopra di essa un exchange, ha progettato una blockchain intorno alle esigenze dei mercati finanziari.

È una distinzione sostanziale. Il progetto non considera il trading come una semplice applicazione tra le tante, ma come uno dei servizi fondamentali della propria infrastruttura.

Da questa impostazione deriva anche la sua ambizione futura: utilizzare la liquidità e le capacità operative già presenti sulla rete per consentire ad altri sviluppatori di realizzare nuovi prodotti finanziari.

HyperCore e HyperEVM: due componenti, un’unica infrastruttura

L’architettura di Hyperliquid si basa su due componenti principali: HyperCore e HyperEVM (esattamente in quest’ultima architettura sono possibili da oggi i depositi e i prelievi proprio su CryptoSmart). Per comprendere il progetto è utile immaginarle come due ambienti differenti che lavorano all’interno dello stesso sistema.

HyperCore: il motore finanziario

HyperCore è il cuore operativo della piattaforma. È l’ambiente nel quale funzionano i mercati spot, i contratti perpetui, il sistema di gestione degli ordini, i margini e le liquidazioni.

È progettato per eseguire operazioni finanziarie con tempi di risposta molto contenuti. La sua caratteristica più importante è l’integrazione diretta del libro degli ordini nella blockchain. Non si tratta quindi di un sistema esterno che utilizza la rete soltanto per certificare le operazioni. HyperCore gestisce direttamente le attività fondamentali del mercato.

HyperEVM: l’ambiente per costruire nuove applicazioni

HyperEVM è invece l’ambiente destinato agli sviluppatori che vogliono creare applicazioni decentralizzate attraverso gli smart contract. La sigla EVM significa Ethereum Virtual Machine. È lo stesso modello di esecuzione utilizzato da Ethereum e da numerose altre blockchain compatibili.

Questa scelta consente agli sviluppatori di utilizzare strumenti e linguaggi già conosciuti nell’ecosistema Ethereum, in particolare Solidity.

Ma c’è un elemento ancora più interessante: HyperEVM non è una blockchain separata. È integrata nella stessa infrastruttura di Hyperliquid e condivide con HyperCore il meccanismo di consenso HyperBFT.

Questo significa che gli sviluppatori possono costruire applicazioni finanziarie in grado di interagire con i mercati e la liquidità già presenti su HyperCore.

Facciamo un esempio…

Uno sviluppatore potrebbe creare un’applicazione per concedere prestiti in criptovalute. Se un debitore non restituisce il prestito, l’applicazione potrebbe utilizzare la liquidità dei mercati di HyperCore per vendere automaticamente le garanzie depositate.

Un’altra applicazione potrebbe consentire di costruire prodotti finanziari strutturati, strumenti di copertura o servizi di gestione automatizzata del capitale.

In un ecosistema tradizionale, questi servizi potrebbero richiedere l’integrazione di diversi protocolli, blockchain e fornitori di liquidità.

Hyperliquid vuole rendere possibile la loro realizzazione all’interno di un’unica infrastruttura.

La visione è quella di creare un sistema nel quale la liquidità non sia soltanto disponibile per chi utilizza direttamente l’exchange, ma diventi una risorsa utilizzabile da qualsiasi sviluppatore che voglia costruire nuovi servizi finanziari.

Il trading: contratti perpetui e mercati spot

L’attività che ha reso celebre Hyperliquid è il trading di contratti perpetui, conosciuti anche come perpetual futures o semplicemente perps.

Per comprendere questo strumento, bisogna fare una distinzione tra acquistare una criptovaluta e scommettere sull’andamento del suo prezzo.

Quando acquistiamo Bitcoin sul mercato spot, acquistiamo effettivamente l’attività digitale. Se il prezzo sale, il valore del nostro investimento aumenta; se scende, diminuisce.

Con un contratto perpetuo, invece, non è necessario acquistare direttamente Bitcoin. Si apre una posizione finanziaria che segue l’andamento del suo prezzo. Se pensiamo che Bitcoin salirà, possiamo aprire una posizione long. Se pensiamo che scenderà, possiamo aprire una posizione short.

La caratteristica principale dei contratti perpetui è che non hanno una data di scadenza prestabilita. Per mantenere il prezzo del contratto vicino a quello del mercato spot vengono utilizzati pagamenti periodici chiamati funding rate.

Questi pagamenti possono essere positivi o negativi e vengono scambiati tra le posizioni long e short secondo le condizioni del mercato.

Un altro elemento importante è la leva finanziaria. Immaginiamo di avere 1.000 euro e di utilizzare una leva 5x. Possiamo aprire una posizione con un’esposizione di 5.000 euro.

Se il mercato sale del 2%, il guadagno teorico sulla posizione è di 100 euro, equivalente al 10% del capitale iniziale. Ma se il mercato scende del 2%, la perdita è altrettanto significativa.

Con una leva maggiore, anche oscillazioni relativamente contenute possono provocare la liquidazione della posizione. Hyperliquid offre un ambiente nel quale questi strumenti possono essere utilizzati attraverso un’interfaccia che ricorda quella degli exchange centralizzati.

La piattaforma supporta anche il trading spot, permettendo agli utenti di acquistare e vendere direttamente le criptovalute. Questa combinazione è importante perché consente di concentrare diverse attività finanziarie in un unico ambiente.

Naturalmente, l’accessibilità di questi strumenti non deve essere confusa con la loro sicurezza. Il trading con leva comporta rischi elevati e può determinare la perdita totale del capitale destinato alla posizione. 

Hyperliquid non è soltanto un exchange: la rivoluzione HIP-3

Se il trading di contratti perpetui ha permesso a Hyperliquid di conquistare una posizione importante nel mercato delle criptovalute, la vera evoluzione del progetto riguarda la possibilità di creare nuovi mercati finanziari.

Questo passaggio è rappresentato da HIP-3, acronimo di Hyperliquid Improvement Proposal 3.

Le HIP sono proposte di miglioramento che introducono nuove funzionalità nell’ecosistema. HIP-3 ha una caratteristica particolarmente interessante: permette a soggetti esterni di creare e gestire i propri mercati di contratti perpetui utilizzando l’infrastruttura di Hyperliquid.

In precedenza, la creazione dei mercati dipendeva maggiormente dalle decisioni e dalle procedure interne del protocollo.

Con HIP-3, invece, un operatore qualificato può diventare il responsabile di un proprio ambiente di negoziazione.

Questo apre prospettive molto più ampie rispetto al semplice mercato delle criptovalute.

Immaginiamo per esempio di voler creare un mercato che segue il prezzo dell’oro. Oppure un contratto legato all’indice Nasdaq, al petrolio, a un paniere azionario o a un’altra attività finanziaria.

Attraverso HIP-3 è possibile costruire mercati di questo tipo utilizzando il motore di negoziazione di Hyperliquid.

In questo modo, l’infrastruttura non è più limitata alla compravendita di Bitcoin, Ethereum e altri token. Può diventare la base per realizzare una nuova generazione di mercati finanziari, accessibili attraverso applicazioni decentralizzate.

Il sistema richiede agli operatori che vogliono distribuire questi mercati di mettere in staking una quantità significativa di HYPE. La documentazione indica un requisito iniziale di 500.000 HYPE per la creazione di un ambiente HIP-3 sulla rete principale.

Questa garanzia economica serve anche a responsabilizzare chi crea i mercati, che deve occuparsi della definizione dei contratti, degli oracoli dei prezzi e delle condizioni operative.

Il risultato è un modello nel quale il protocollo fornisce l’infrastruttura e soggetti indipendenti possono costruire nuovi prodotti sopra di essa.

È un cambiamento importante: Hyperliquid non vuole essere soltanto il luogo nel quale si scambiano determinati strumenti, ma diventare il sistema sul quale altri operatori possono creare i propri mercati.

HIP-4: dai mercati finanziari ai mercati degli eventi

L’evoluzione dell’ecosistema non si ferma alla creazione di mercati legati ad attività finanziarie tradizionali.

Un ulteriore sviluppo è rappresentato da HIP-4, che introduce i cosiddetti outcome markets, ovvero mercati nei quali è possibile negoziare contratti legati al verificarsi di determinati eventi.

Il funzionamento è relativamente semplice. Figuriamoci un contratto che rappresenta la possibilità che un determinato evento si verifichi entro una certa data. Il contratto può assumere un valore compreso tra zero e un dollaro, in funzione della probabilità attribuita dai partecipanti all’evento.

Se l’evento si verifica, il contratto vincente viene liquidato a un dollaro; se non si verifica, il suo valore finale è zero.

Questo modello può essere applicato a numerose situazioni: risultati elettorali, eventi economici, decisioni delle banche centrali, indicatori macroeconomici e altri avvenimenti verificabili.

I mercati di previsione hanno un interesse particolare perché permettono di trasformare le aspettative collettive in prezzi osservabili. Il prezzo di un contratto diventa, con tutte le limitazioni del caso, un’indicazione della probabilità che il mercato attribuisce a un determinato risultato.

HIP-4 amplia quindi ulteriormente il campo d’azione di Hyperliquid. Non si tratta più soltanto di negoziare il prezzo futuro di un’attività, ma anche di costruire strumenti finanziari legati al verificarsi di eventi.

Nel 2026 HIP-4 ha iniziato a essere introdotto sulla rete principale e, dopo una fase iniziale controllata, è stato aperto alla distribuzione permissionless da parte di operatori esterni.

La combinazione tra HIP-3 e HIP-4 suggerisce una direzione precisa: Hyperliquid sta cercando di diventare un’infrastruttura sulla quale sia possibile creare praticamente qualsiasi tipologia di mercato negoziabile, purché siano disponibili meccanismi affidabili per determinarne i prezzi e regolarne i risultati.

HYPE: il token che alimenta l’ecosistema

Ogni blockchain ha bisogno di un proprio sistema economico. Nel caso di Hyperliquid questo ruolo è svolto da HYPE, il token nativo della rete. HYPE non è semplicemente una criptovaluta associata a un progetto commerciale. È un elemento integrato nel funzionamento dell’infrastruttura e svolge diverse funzioni.

Sicurezza della rete e staking – Hyperliquid utilizza un meccanismo di consenso chiamato HyperBFT, basato su un sistema di validatori che partecipano alla produzione e alla conferma dei blocchi. Gli utenti possono delegare i propri HYPE a un validatore, contribuendo economicamente alla sicurezza della rete e ricevendo in cambio ricompense di staking. È un meccanismo che ricorda quello di altre blockchain Proof of Stake: chi possiede il token può partecipare indirettamente alla sicurezza dell’infrastruttura senza dover gestire personalmente un nodo validatore.

Commissioni e utilizzo della rete – HYPE è il token utilizzato per pagare le operazioni sulla HyperEVM, analogamente a quanto avviene con ETH su Ethereum. Inoltre, lo staking può contribuire a ottenere condizioni più vantaggiose sulle commissioni di negoziazione.

Creazione di nuovi mercati – Come abbiamo visto, HIP-3 richiede agli operatori che vogliono creare nuovi mercati perpetui di depositare HYPE in staking. Questo introduce un collegamento diretto tra la crescita dell’attività economica sulla rete e la domanda potenziale del token. Se aumentano gli operatori interessati a creare nuovi mercati, può aumentare anche la quantità di HYPE necessaria per partecipare a questa attività.

Un meccanismo di acquisto e distruzione dei token

Uno degli aspetti più interessanti del modello economico di Hyperliquid riguarda la destinazione delle commissioni.

Una parte delle commissioni generate dall’attività del protocollo viene destinata all’Assistance Fund, un meccanismo automatizzato che converte i ricavi in HYPE. I token accumulati vengono successivamente bruciati, cioè eliminati definitivamente dalla disponibilità complessiva.

Questo meccanismo introduce un collegamento tra l’utilizzo dell’infrastruttura e la dinamica dell’offerta del token. In termini semplici, una maggiore attività economica può generare maggiori commissioni e quindi maggiori acquisti automatici di HYPE destinati alla distruzione.

È importante sottolineare che questo meccanismo non garantisce un aumento del prezzo. Il valore di mercato dipende da numerosi fattori, tra cui domanda, offerta, aspettative degli investitori e condizioni generali del mercato delle criptovalute.

La tokenomics di HYPE prevede una fornitura massima di un miliardo di token. Il lancio è avvenuto il 29 novembre 2024, attraverso una distribuzione iniziale che ha assegnato il 31% della fornitura agli utenti idonei, senza ricorrere al tradizionale modello di vendita privata agli investitori di venture capital.

La scelta di non finanziare inizialmente il progetto attraverso i consueti round di investimento istituzionali è stata presentata come parte della filosofia di Hyperliquid, orientata a una maggiore partecipazione della comunità.

Il token rappresenta dunque un elemento centrale non soltanto per la sicurezza della blockchain, ma anche per il suo modello economico e per la partecipazione all’espansione dell’ecosistema.

La filosofia di Hyperliquid: una finanza aperta e senza intermediari

Per comprendere davvero il progetto è necessario considerare anche la sua impostazione filosofica.

Hyperliquid nasce con l’ambizione di costruire un sistema finanziario aperto, nel quale l’accesso ai servizi non dipenda necessariamente dall’autorizzazione di una singola azienda.

Questo principio viene spesso definito permissionless. In pratica, significa che chiunque, rispettando le regole tecniche e i requisiti previsti dal protocollo, può utilizzare la rete o costruire applicazioni senza dover ottenere un accordo commerciale con un intermediario centrale.

La differenza rispetto a un exchange tradizionale è significativa. Su una piattaforma centralizzata, l’azienda proprietaria decide quali attività quotare, quali utenti ammettere, quali applicazioni integrare e quali servizi rendere disponibili. In un ecosistema permissionless, invece, una parte crescente di queste possibilità viene trasferita a regole pubbliche e verificabili.

Un esempio è proprio HIP-3: un operatore esterno può creare un proprio mercato utilizzando l’infrastruttura di Hyperliquid, senza dover attendere che il gestore dell’exchange decida di quotare quello strumento.

Un altro elemento distintivo riguarda la trasparenza. Le attività registrate sulla blockchain possono essere osservate pubblicamente. Questo permette a utenti, sviluppatori e analisti indipendenti di verificare transazioni e comportamenti del sistema.

La filosofia del progetto è quindi quella di costruire un’infrastruttura finanziaria nella quale la fiducia venga progressivamente sostituita dalla possibilità di verificare direttamente il funzionamento delle regole.

Non significa che ogni componente sia completamente decentralizzata o che non esistano soggetti con responsabilità particolari. La distribuzione del potere tra validatori, sviluppatori e operatori rimane un tema fondamentale per valutare il grado effettivo di decentralizzazione.

Ma la direzione dichiarata è chiara: creare un’infrastruttura pubblica che possa essere utilizzata da soggetti indipendenti, senza un unico proprietario che controlli l’intero sistema. 

Quali sono i vantaggi rispetto agli exchange tradizionali?

Hyperliquid introduce alcuni elementi che potrebbero modificare il modo in cui concepiamo gli exchange e, più in generale, i servizi finanziari digitali.

Il primo vantaggio è la trasparenza. Le operazioni vengono elaborate attraverso un’infrastruttura pubblica e verificabile. Gli utenti non devono necessariamente fidarsi dei registri contabili di un’azienda privata per sapere che cosa accade all’interno del sistema.

Il secondo riguarda la custodia dei fondi. L’architettura consente agli utenti di mantenere il controllo dei propri asset attraverso strumenti di gestione non custodial. Non è necessario affidare permanentemente il proprio patrimonio a un exchange centralizzato.

Il terzo è la programmabilità. Attraverso HyperEVM, gli sviluppatori possono creare applicazioni che interagiscono con l’infrastruttura di negoziazione. Questo apre prospettive che vanno ben oltre la semplice compravendita di criptovalute.

Il quarto è la possibilità di creare nuovi mercati senza dover costruire da zero un’infrastruttura tecnologica. Un operatore può concentrarsi sul proprio prodotto finanziario e utilizzare la liquidità e il motore di negoziazione già disponibili.

Infine, c’è un vantaggio potenziale in termini di efficienza economica: riunire diverse attività finanziarie all’interno di una stessa infrastruttura può ridurre la frammentazione della liquidità e semplificare l’interazione tra applicazioni differenti.

Naturalmente, questi vantaggi non significano che Hyperliquid sia automaticamente superiore a qualsiasi exchange centralizzato. Le piattaforme tradizionali possono offrire servizi di custodia, assistenza, protezione degli utenti e strumenti regolamentati che non sono necessariamente presenti in un protocollo decentralizzato. La competizione tra i due modelli è ancora aperta.

Il futuro: Hyperliquid può diventare un sistema finanziario globale?

La domanda più interessante non riguarda tanto il successo dell’exchange, quanto la possibilità che Hyperliquid diventi una delle infrastrutture sulle quali verrà costruita la prossima generazione della finanza digitale.

Per comprendere questa prospettiva, possiamo immaginare tre livelli di evoluzione.

Primo livello: l’exchange decentralizzato

È il livello dal quale il progetto è partito. Un’infrastruttura per negoziare criptovalute, con particolare attenzione ai contratti perpetui.

Hyperliquid ha dimostrato che un exchange decentralizzato può offrire prestazioni e liquidità capaci di competere con piattaforme centralizzate importanti.

Secondo livello: un’infrastruttura per mercati finanziari universali

Con HIP-3, il sistema può estendersi a mercati legati ad attività differenti dalle criptovalute.

Azioni, indici, materie prime e altri strumenti possono diventare sottostanti di nuovi contratti, purché siano disponibili adeguati sistemi di determinazione dei prezzi e siano rispettate le condizioni operative previste.

Questo significa che l’infrastruttura potrebbe progressivamente superare i confini del settore crypto.

Terzo livello: un ecosistema di applicazioni finanziarie

È probabilmente il passaggio più importante.

Attraverso HyperEVM, sviluppatori indipendenti possono costruire servizi che utilizzano la liquidità di HyperCore.

Possiamo immaginare piattaforme di prestito, sistemi di gestione patrimoniale, applicazioni di investimento automatizzato, stablecoin, prodotti finanziari strutturati e servizi di pagamento.

In questo scenario, Hyperliquid diventerebbe qualcosa di simile a un sistema operativo finanziario: un’infrastruttura di base sulla quale altri operatori sviluppano i propri prodotti.

La documentazione ufficiale descrive proprio questa ambizione: una rete nella quale liquidità, applicazioni e attività di mercato possano alimentarsi reciprocamente.

Il paragone con Ethereum è inevitabile, ma occorre distinguere le due impostazioni.

Ethereum è nato come blockchain generalista, sulla quale si sono sviluppate progressivamente applicazioni finanziarie e non finanziarie.

Hyperliquid, invece, è stata progettata fin dall’inizio con una particolare attenzione all’infrastruttura dei mercati e alla liquidità.

La sua sfida sarà dimostrare che questa specializzazione può diventare un vantaggio competitivo duraturo, senza sacrificare apertura, sicurezza e decentralizzazione. 

Conclusioni

Hyperliquid merita attenzione perché propone un modo differente di concepire il rapporto tra blockchain e finanza. Per molti anni abbiamo pensato agli exchange decentralizzati come a versioni alternative degli exchange tradizionali: piattaforme nelle quali acquistare e vendere criptovalute senza affidarsi a un’azienda centrale.

Hyperliquid prova a superare questa definizione. La sua ambizione è costruire un’infrastruttura finanziaria pubblica, capace di ospitare mercati, applicazioni e strumenti economici differenti, mettendo a disposizione degli sviluppatori un motore di negoziazione ad alte prestazioni e un ambiente programmabile.

Il significato di questa trasformazione è importante. In futuro, un servizio finanziario potrebbe non avere bisogno di costruire un proprio exchange, sviluppare un motore di negoziazione o cercare autonomamente tutta la liquidità necessaria. Potrebbe utilizzare un’infrastruttura condivisa, concentrandosi esclusivamente sulla creazione di un prodotto innovativo.

È una prospettiva che ricorda quanto accaduto con Internet e il cloud computing. Non tutte le aziende hanno bisogno di costruire un proprio data center per offrire un servizio digitale: possono utilizzare infrastrutture comuni e concentrarsi sul valore che intendono creare.

Hyperliquid cerca di applicare un principio simile al mondo finanziario. La differenza è che, in questo caso, l’infrastruttura non è semplicemente un servizio tecnologico fornito da un’azienda privata. È una blockchain pubblica, nella quale le regole operative sono definite dal protocollo e le attività possono essere verificate dagli utenti.

Non sappiamo ancora se Hyperliquid riuscirà a realizzare completamente questa visione. La competizione con Ethereum, Solana, le altre blockchain specializzate e gli exchange centralizzati rimane intensa. Anche la capacità di attrarre sviluppatori, mantenere elevata la liquidità e rafforzare progressivamente la decentralizzazione sarà determinante.

Ma il cambiamento concettuale è già evidente. La vera innovazione di Hyperliquid non consiste semplicemente nell’aver creato un exchange decentralizzato più veloce. Consiste nell’aver trasformato l’exchange in un’infrastruttura sulla quale altri possono costruire nuovi mercati e nuovi servizi finanziari.

Se questa impostazione avrà successo, Hyperliquid potrebbe rappresentare uno dei passaggi più importanti nell’evoluzione della finanza on-chain: dalla semplice negoziazione di criptovalute alla costruzione di un sistema finanziario aperto, programmabile e accessibile a livello globale.

Filippo Albertin

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