L’Iran trasforme le stablecoin nell’arma nucleare contro gli Stati Uniti

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La guerra in Iran non sta andando come nelle premesse degli Stati Uniti e rischia di provocare conseguenze a lungo termine penalizzanti per la superpotenza mondiale. L’Iran si sta rivelando un osso duro, facendo leva sullo Stretto di Hormuz e attaccando a testa bassa una delle immagine iconiche del nemico: il dollaro. Verso la fine di marzo abbiamo appreso che imporrà un pedaggio sul transito delle navi autorizzate fino a 2 milioni di dollari per ogni attraversamento. L’aspetto non meno dirompente di questa notizia è che il pagamento non sarà regolato nella valuta americana. Le imbarcazioni avranno due alternative: yuan o “stablecoin”.

Iran punta su yuan e stablecoin

Da un comunicato di questi ultimissimi giorni emanato dal Corpo dei Guardiani della Rivoluzione in Iran, apprendiamo che saranno applicate tariffe di favore ai seguenti stati “amici”: Russia, Pakistan, Cina, India e Iraq. Le imbarcazioni in qualche modo collegate agli stati nemici di USA e Israele, invece, non solo non saranno autorizzate ad attraversare lo stretto, ma rischieranno anche di essere attaccate. Quelle che godranno di un’autorizzazione, invece, saranno persino scortate.

Un sistema ingegnoso quello dell’Iran, che tramite i pagamenti in valuta cinese e stablecoin punta a dribblare le sanzioni americane, a causa delle quali non potrebbe riscuotere in dollari. Non avrebbe poi come e dove scambiarli, essendo sotto embargo. Ma non si tratta solamente di una scappatoia. Teheran sta inviando un segnale potenzialmente devastante al suo nemico principale: costringere il mondo a trovare soluzioni di pagamento alternative al dollaro per non morire di fame di energia. In un solo colpo, il regime islamista può fare male più e più volte: continuare a tenere bassa l’offerta globale di petrolio e gas nel mondo, facendone salire i prezzi e danneggiando così l’economia mondiale; aggirare le sanzioni americane; fare business come prima della guerra, anzi più di prima; fare scricchiolare il sistema dei petrodollari, che si regge in piedi da oltre mezzo secolo e che nessuno ha osato finora sfidare in maniera aperta.

Come funzionano le stablecoin

Cosa sono le stablecoin? Trattasi di criptovalute, emesse da entità private e non rientranti sotto il diretto controllo delle istituzioni finanziarie internazionali, garantite da asset solidi come dollari e materie prime. La loro copertura tende ad essere integrale, nel senso che per un dollaro in stablecoin emesso esiste una riserva in valuta americana di pari valore. In genere, gli emittenti investono nei titoli del debito USA, che altro non sono che dollari fruttanti tassi di interesse e facilmente liquidabili. Con il Genius Act approvato dal Congresso americano nell’estate del 2025, gli USA hanno compiuto un enorme passo in avanti verso la piena legittimazione di questo business. E lo hanno fatto a ragion veduta: s’intestano la titolarità di una svolta epocale nel sistema finanziario mondiale e allo stesso tempo lo sfruttano a proprio favore. Riconoscere le stablecoin significa nei fatti alimentare gli acquisti di titoli del loro stesso debito, in prospettiva riducendone i rendimenti grazie alla maggiore domanda.

Tra le condizioni fissate perché le stablecoin negli USA siano un investimento riconosciuto, c’è la copertura integrale con gli asset sottostanti. Quel rapporto 1:1 di cui parlavamo. Paradosso vuole che l’Iran ora lo voglia sfruttare a suo vantaggio. Si potrebbe eccepire che, in fondo, gli USA da un lato vedano insidiato il ruolo del dollaro in un contesto geopolitico estremamente delicato, mentre dall’altro ci guadagnino attraverso i possibili investimenti indiretti in titoli di stato di cui beneficeranno. Tuttavia, è il segnale ad essere diventato pericoloso per zio Sam: esiste un’alternativa al dollaro. E non è detto che prima o poi le stablecoin accettate in pagamento dall’Iran sarebbero garantite solo in dollari. Esistono diversi altri asset come l’oro a poter risultare altrettanto funzionali, se non preferibili da Teheran.

USA ed Europa divisi sul mercato crypto

Bisogna ridimensionare per il momento la portata pratica di questa notizia. Le navi ad oggi sottoposte al pedaggio forzato si conterebbero sulle dita di una mano. Inoltre, non risultano pagamenti avvenuti in stablecoin, dato che gli armatori stessi sono restii ad esporsi verso un sistema ancora considerato opaco e sfuggente alle normative internazionali. Ad esempio, in Europa le resistenze culturali e di interesse sono enormi. Italia e Germania hanno appena chiesto niente di meno che il ban per le stablecoin. Le recenti regole comunitarie in materia legittimano l’uso di questi token digitali nell’Unione Europea, a patto che gli emittenti detengano riserve cash nell’area pari ad almeno il 60% del valore emesso. Poiché molti di essi detengono già riserve negli USA e va da sé che non le doppieranno per adempiere alle richieste di Bruxelles, ecco arrivati allo scontro. Le autorità francesi, tuttavia, consentono che l’emissione possa avvenire anche con copertura fisica negli USA. Grande confusione sotto i cieli del Vecchio Continente!

Segnale devastante per il dollaro

Tornando al caso lran, stablecoin e yuan sono il cavallo di Troia che un regime sanguinario, isolato e screditato vuole usare per abbattere un simbolo del potere del nemico. Gli USA potrebbero avere preso sottogamba tutta questa vicenda. Nessuno mette in dubbio che il dollaro sia e rimarrà valuta di riserva mondiale anche nei prossimi anni e chissà per quanto tempo ancora. Il problema sta nel fatto che molti potrebbero trovarsi costretti per necessità ad accettare le imposizioni di Teheran, altrimenti resterebbero a secco di energia. E dinnanzi a una situazione di urgenza, non c’è sistema che regga senza tentennare. La Cina sarà ben lieta di trasformarsi in una potenza garante di stabilità nell’Asia. In termini di volumi, anche qualora il piano iraniano andasse in porto al massimo delle potenzialità, resterebbe pur sempre modestissimo. Pensate che la divisa statunitense è parte del 90% degli scambi giornalieri sul forex ammontanti a 7.500 miliardi di dollari. Ma è il messaggio che conta.

Iran sfida gli USA con stablecoin e yuan

L’Iran sta sfidando apertamente gli USA sul piano geopolitico e finanziario, facendo saltare tutte le convenzioni consolidate. Nessuno avrebbe immaginato che avrebbe tenuto sotto scacco l’intero pianeta con Hormuz e senza che alcun governo fosse capace di ricavare un ragno dal buco attraverso mediazioni, pressioni e minacce esplicite. Stablecoin e yuan sono diventati strumenti simbolici e persino provocatori per segnalare a Washington che anche dopo la guerra non accetterà più di tornare al sistema sanzionatorio subito. E già da anni, ad essere sinceri, potenze come Cina e India hanno spuntato tale arma americana, facendo affari con il regime in aperta violazione dell’embargo e regolando i flussi in valute locali, principalmente proprio lo yuen, e non più dollari.

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