Mercato orso per i titoli IA: la domanda di chip basterà a sostenere i prezzi?

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E’ stata una settimana drammatica per i titoli IA in borsa, ossia legati al business dell’Intelligenza Artificiale. Sono stati travolti dalle vendite al punto farli entrare nel mercato “orso”, che per definizione scatta quando i prezzi scendono del 20% rispetto ai picchi recenti. Ed è quanto accaduto all’industria dei chip in appena un mese. Lo svela il Philadelphia Semiconductor Index (SOX), che raggruppa i 30 colossi mondiali dei semiconduttori. Tra questi spiccano nomi come NVIDIA, AMD, Intel e TSMC. Hanno in comune di essere scambiati a Wall Street, cioè alla Borsa americana. Era quasi triplicato in appena due anni.

Mercato orso dopo valutazioni stellari

L’ingresso nel mercato orso o “bearish” per il comparto IA sembrava impensabile fino a poche settimane fa, quando hanno iniziato a diffondersi dubbi circa le altissime valutazioni di molti titoli. Tra questi c’è proprio NVIDIA, che stava dirigendosi verso i 6.000 miliardi di dollari di capitalizzazione – prima al mondo nel caso – mentre oggi vale meno di 5.000 miliardi. Pur sempre la seconda società al mondo per valore in borsa dopo Apple, ma in calo di circa 700 miliardi dai massimi di maggio.

Grafico del titolo NVIDIA

Per quale motivo gli investitori stanno vendendo titoli IA in pieno boom per i chip? Prendete proprio NVIDIA, che in 5 anni ha segnato un rialzo in borsa del 1.030% e al netto del calo subito nelle ultime settimane. I prezzi sono esplosi alle stelle, trascinando intere borse come quella di Corea. L’indice KOSPI è diventato tra i principali al mondo per capitalizzazione, trainato da Samsung e SK Hynix. Entrambe le società hanno preso il volo grazie ai semiconduttori e da sole valgono più del 40% dell’intero listino in cui sono quotate.

Trimestrale TSMC spaventa gli analisti

E paradossale che possa sembrare, in questa settimana a spingere il SOX verso il mercato orso c’è stata l’ottima trimestrale di TSMC. Si tratta del colosso mondiale dei chip di alta gamma. E’ così essenziale per l’industria mondiale, che in piena pandemia provocò l’interruzione delle catene di valore a causa di un focolaio di Covid nel suo stabilimento di Taiwan. Produce il 90% dei chip di fascia alta di tutto il mondo. La sua importanza è diventata persino geostrategica: gli Stati Uniti proteggono l’isola dalle mire cinesi principalmente proprio per evitare che un gioiello della tecnologia finisca nelle mani di Pechino.

La trimestrale di TSMC è stata molto positiva. L’utile netto nel secondo trimestre di quest’anno è aumentato del 77,4% su base annua, cosa che avrebbe dovuto fare impennare i prezzi dell’intero comparto IA tra le borse mondiali. Invece, gli investitori hanno concentrato la loro attenzione sulla revisione al rialzo del “capex”, le spese per investimenti. Aumenteranno dell’8% rispetto alle stime iniziali per il 2026 a un range atteso tra 60 e 64 miliardi di dollari. E questo dato ha confermato i timori di molti analisti, ossia che i ricavi stiano certamente galoppando a ritmi sostenuti, ma che vi sia anche il rischio non riescano a tenere testa ai costi degli investimenti. Questi finirebbero per contrarre i margini di profitto, rendendo i prezzi ingiustificati.

Tassi di interesse in rialzo?

In pratica, il boom dei titoli IA fino a poche settimane fa era impostato sull’ottimismo circa la corsa dei ricavi e snobbava le criticità legate agli ingenti investimenti necessari per generarli. E il problema è che questi dipendono dalle condizioni del mercato. In questa fase, ad esempio, esistono timori sull’andamento futuro dei tassi di interesse. Ancora una volta c’entra la geopolitica. Gli Stati Uniti di Donald Trump hanno richiuso lo Stretto di Hormuz dopo che l’Iran ha violato l’accordo di pace di giugno, attaccando le navi in transito e reclamando il controllo del canale. I prezzi di petrolio e gas sono risaliti, pur tenendosi molto al di sotto dei massimi dei mesi scorsi. Un barile di Brent costa nelle ultime sedute sugli 85 dollari dai 70-75 dollari a cui era sceso nelle settimane passate.

Perché questo è un problema per i titoli IA, tale da provocarne l’ingresso nel mercato orso? Il caro energia “surriscalda” le aspettative d’inflazione e spinge le banche centrali ad alzare i tassi di interesse. Già la Banca Centrale Europea lo ha fatto a giugno e presto sarà seguita dalla Federal Reserve. Un costo del denaro più alto riduce consumi e investimenti. E se le aziende investono di meno, scende anche la domanda di chip. Almeno per il breve termine, quindi, esiste il rischio concreto che la crescita del fatturato sarà meno intensa delle previsioni.

Caro energia problematico per società IA

Altra cosa non meno importante: le società legate all’IA sono “energivore”, cioè consumano moltissima energia. Se questa costa di più, la loro stessa offerta tende a contrarsi. Per non parlare di un altro dubbio che assilla gli investitori: l’IA si rivelerà realmente così capace e in fretta di aumentare la produttività laddove verrà impiegata? Se così non fosse, la domanda di servizi ad essa collegati potrebbe risultare meno elevata di quanto crediamo, almeno per i primi anni. E ciò significherebbe margini di profitto più bassi e/o rinviati al futuro. In sostanza, i prezzi dei titoli IA in borsa potrebbero essere saliti eccessivamente, a causa della scarsa cautela degli investitori nel valutare i pro e i contro.

Le tensioni geopolitiche giocano un ruolo non marginale anche per un altro aspetto. La produzione di chip non è distribuita capillarmente, risentendo del know-how, della disponibilità dei capitali e delle materie prime. Essa rischia di diventare un’arma di ricatto reciproca tra le due principali potenze mondiali: Stati Uniti e Cina. Ad oggi, una vera “guerra” in tal senso è stata perlopiù evitata. Ma come abbiamo visto con l’Iran, basta poco per accendere la miccia e finire in un vicolo cieco. Ad esempio, se la Cina imponesse l’embargo sulle esportazioni di metalli cruciali come le terre rare, l’intera industria globale dell’IA subirebbe un duro contraccolpo. Per non parlare della perdita di fiducia di coloro che dovrebbero investirci fior di quattrini per metterli a frutto.

Mercato orso salutare dopo la corsa sfrenata dei titoli IA

Ecco spiegato l’ingresso nel mercato orso dei titoli IA. A differenza degli anni della pandemia, non stiamo andando incontro a una carenza di offerta. Né esiste una carenza di domanda. Il problema è un altro: le valutazioni scontano lo scenario migliore possibile, mentre non contemplano ritardi nei processi di innovazione e intoppi sul fronte finanziario. Questa correzione appare persino salutare, perché avvicina le valutazioni alla realtà. Con un rapporto medio tra prezzi e utili a circa 70 per le società del SOX e più che doppio rispetto alle società quotate nell’S&P 500 (già storicamente elevato), ben venga qualsiasi movimento che eviti un ulteriore alimentazione della possibile bolla.

 

 

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