Le elezioni di medio termine negli Stati Uniti si sono tenute nella giornata di ieri e hanno esitato un risultato in linea con le previsioni più pessimistiche per l’amministrazione Trump, travolta letteralmente dal trionfo dei democratici sia alla Camera che al Senato, nonché nelle corse per eleggere 32 governatori di altrettanti stati. La prima reazione di Bitcoin a spoglio appena iniziato è stata molto negativa. La quotazione è arrivata a scendere sotto i 76.730 dollari, ai minimi da due mesi e mezzo. Con il passare delle ore, tuttavia, c’è stata una risalita fino al superamento degli 80.500 dollari nella serata di oggi (ore italiane).
Bitcoin in rialzo dopo le elezioni
Le criptovalute sono strettamente legate alla (geo)politica. Ricordate le elezioni presidenziali di due anni fa? La vittoria di Donald Trump diede vita a un nuovo rally, che sarebbe culminato quasi un anno più tardi con il record storico di 124.000 dollari. Dopodiché, sarebbe iniziata una progressiva contrazione fino al dimezzamento sotto i 60.000 dollari del luglio scorso.

Trump e crypto: rapporto stretto
Mercato crypto e Trump sono stati accomunati dal fatto che il secondo aveva promesso di riconoscere legalmente questo asset e di considerarlo per le sue riserve federali. La promessa è stata grosso modo mantenuta con il Genius Act, sebbene non sia stato creato per davvero un fondo federale da 1 milione di Bitcoin. In ogni caso, ai vertici della Securities and Exchange Commission è stato nominato un esponente favorevole a questo business e si può oggi senza dubbio affermare che gli Stati Uniti ne siano diventati la patria.
Negli ultimi mesi, al Congresso si è impantanata, invece, una legge per regolare le competenze delle autorità in materia di criptovalute. Pur a maggioranza repubblicana sino alle elezioni di ieri, a creare scompiglio negli ultimi tempi è stato (involontariamente) lo stesso Trump, che insieme ai suoi familiari si è posto a capo di un business relativo a questo mercato. Gli esponenti dell’opposizione democratica, ma anche non pochi tra gli stessi repubblicani, hanno storto il naso dinnanzi a quello che sembra poter essere un conflitto di interessi.
Democratici divisi, provano a rassicurare il mercato
Ecco perché nella giornata di ieri ci saremmo aspettati un ripiegamento di Bitcoin dopo l’esito delle elezioni americane. I democratici, alla Casa Bianca con Joe Biden fino al gennaio dello scorso anno, si sono mostrati finora poco propensi ad aprire a questo business. Gli esponenti più di sinistra del partito come Elisabeth Warren, anzi, propugnano una stretta anche dura a tutela dei piccoli investitori e ritenendo le monete digitali rischiose, se non una vera truffa (“scam”) ai danni del mercato.
C’è da dire che gli stessi democratici hanno fiutato da un po’ di tempo che dietro a Bitcoin e altre criptovalute si cela un business ampio e florido e che rischia di finanziare in toto i repubblicani alle varie tornate elettorali. Ecco perché a queste elezioni si sono presentati con un volto più rassicurante, aprendo al riconoscimento dell’asset. In ogni caso, non è stato per questo che le quotazioni oggi siano salite. Un Congresso in mani democratiche sarà quasi certamente meno favorevole nei prossimi due anni a questo tipo di investimenti. Ma gli investitori stanno guardando altro, almeno alle prime battute post-voto. A cosa esattamente?
Fattore inflazione decisivo
Bitcoin è crollato dopo avere toccato il picco nell’ottobre dello stesso anno. Le ragioni dietro a questo ciclo ribassista sono svariate, tra cui la monetizzazione dei guadagni da parte di chi aveva acquistato a prezzi molto più bassi anche solo pochi mesi prima. E in un mercato relativamente poco liquido, le oscillazioni dei prezzi possono essere ampie anche quando a vendere o comprare sono in pochi. Tra l’altro, lo 0,25% dei detentori di Bitcoin, ossia meno di 130.000 indirizzi, possiede il 93% dell’intero mercato. La distribuzione molto iniqua, quindi, aiuta a comprendere quanto sta accadendo da tempo e ad ogni ciclo rialzista e ribassista.

In realtà, il mercato si sta concentrando su un altro dato: l’inflazione. Come saprete, le criptovalute sono considerate un asset rischioso e tendono ad essere ridotte nei portafogli quando la propensione al rischio diminuisce. Ciò accade nelle fasi di contrazione della liquidità globale, in coincidenza con l’aumento dei tassi di interesse e magari con tensioni geopolitiche. Dunque, anche la guerra tra Stati Uniti e USA sta contribuendo a colpire i prezzi di Bitcoin e forse non è un caso che stiano risalendo da un paio di mesi, ossia a ridosso delle elezioni USA dall’esito ampiamente scontato dai sondaggi.
Verso la fine della guerra USA-Iran?
E cosa lega la vittoria dei democratici alla guerra USA-Iran? I primi osteggiano gli attacchi e gli stessi repubblicani (vedasi la reazione di poco fa del vicepresidente James David Vance), subita la batosta su tutti i fronti, potrebbero alzare la voce contro il presidente e mettersi di traverso nel caso in cui proseguisse con i piani militari e osteggiando un accordo con Teheran. Ecco perché oggi i rendimenti dei titoli di stato sono scesi ovunque: il mercato ha reagito al voto con il crollo di petrolio e gas per le attese aperture di Washington ad un accordo e le ridotte ostilità del regime islamista dopo avere raggiunto l’obiettivo di “colpire” il nemico dal suo interno, ossia tramite il caro carburante. Ciò può portare ad un rientro dell’inflazione, che a sua volta può sostenere il mercato crypto.

Elezioni test per Bitcoin tra economia e geopolitica
Ovviamente, le previsioni e/o le speranze dovranno fare i conti con la realtà dei fatti. Trump è il vero detentore della politica estera e nessuno può escludere una nuova recrudescenza con l’Iran dopo le elezioni, a maggior ragione che sul piano personale non avrebbe più nulla da perdere. E l’inflazione americana è solo in parte alimentata dal caro energia. A differenza dell’Europa, gioca un ruolo non secondario anche la solidità della crescita economica e, in particolare, il buon andamento dei consumi e degli investimenti, questi ultimi legati in grossa parte all’Intelligenza Artificiale. La Federal Reserve può continuare ad alzare i tassi di interesse. Il mercato sconta ancora un loro apice al 4,25-4,50%, cioè ulteriori tre ritocchi all’insù dello 0,25% rispetto ad oggi.
Ma in generale, un governo azzoppato risulta meno efficace nel portare avanti la sua agenda economica, che nel caso specifico sarebbero dazi, espansione del deficit a sostegno degli investimenti domestici e conflitto con l’Iran. E i Bitcoin hanno per il momento messo da parte le preoccupazioni per l’atteggiamento ostile dei dem dopo la loro vittoria alle elezioni di ieri, confidando anche che Trump userebbe il potere di veto e gli ordini esecutivi a difesa del settore.