Ieri, venerdì 6 marzo, si è concluso il collocamento per l’emissione del nuovo BTP Valore con scadenza 10 marzo 2032 (ISIN: IT0005696320) e che, quindi, presenta una durata iniziale di 6 anni. E il Tesoro ha rivisto al rialzo i tassi minimi che erano stati fissati una settimana prima. Le cedole per i primi 2 anni saranno del 2,60% (erano al 2,50% nell’ipotesi iniziale), per il terzo e quarto anno saliranno al 3,20% (dal 2,80%) e per il quinto e sesto anno al 3,80% (dal 3,50%). Resta invariato allo 0,80% il premio fedeltà per i sottoscrittori che manterranno il bond retail in portafoglio fino alla scadenza.
Tassi BTP Valore rivisti con la guerra in Iran
L’operazione si è rivelata ancora una volta un successo. I contratti siglati sono stati 522.214 per un ammontare di 16,22 miliardi di euro. Il contratto medio è stato, dunque, di poco superiore ai 31.000 euro. Un dato sostanzialmente in linea con tutte le edizioni retail precedenti. Un’alta partecipazione non scalfita in apparenza dalla guerra in Iran, esplosa proprio a ridosso del collocamento. Tuttavia, l’evento ha avuto effetti dirompenti sui mercati finanziari e anche sullo stesso BTP Valore. Quando il Tesoro annunciò i tassi minimi garantiti nel corso del 27 febbraio, il bond a 6 anni con cedola fissa offriva meno del 2,75%. Pertanto, il rendimento medio ponderato prospettato dalla nuova emissione risultava a premio di quasi lo 0,20% all’anno.
E’ accaduto, però, che i rendimenti siano risaliti lungo le scadenze. Gli investitori hanno scontato gli effetti di questa guerra, che si sono subito materializzati ancora una volta nel caro energia. Il Brent è schizzato da 72 a 92 dollari al barile e il gas europeo da 32 a 53 euro per Mega-wattora, ma con punte massime fin sopra i 60 euro. L’offerta di petrolio e gas non sta scendendo, semplicemente non riesce ad uscire dai porti del Golfo Persico a causa degli attacchi iraniani nello Stretto di Hormuz. Da qui passano un quinto del greggio e un quarto del gas prodotti nel mondo. Si è acceso l’allarme sui mercati, che temono che di energia non ve ne sarà abbastanza per soddisfare la domanda da qui a poche settimane.
Da premio a sconto in poche sedute
I rincari dell’energia alimentano notoriamente l’inflazione nelle economie importatrici. Ed è stato questo il motivo per cui i rendimenti nominali stanno aumentando. Il BTP a 10 anni è passato dal 3,28% al 3,64% e lo spread con i Bund è esploso da 60 a 72 punti base, portandosi ai massimi livelli dal novembre scorso. La scadenza a 6 anni, che funge da riferimento per il bond appena emesso dal Tesoro, ha visto anch’essa salire il rendimento al 3,12%. Ne è conseguito che i tassi iniziali fissati per il BTP Valore non fossero più a premio, bensì che risultassero a sconto. Ed ecco che il Tesoro ha dovuto ritoccarli con un aumento medio ponderato dello 0,27%.
Cedole finali
Le nuove cedole, infatti, prospettano un rendimento medio del 3,20% contro il 2,93% iniziale. E includendo il premio fedeltà alla scadenza, esso sale fino al 3,33% contro il 3,07% inizialmente previsto. Al netto dell’imposta, il rendimento annuale sarà in media del 2,80% e del 2,92% includendo il premio fedeltà. Ricordiamo che le cedole saranno messe in pagamento ogni 3 mesi alle seguenti date: 10 marzo, 10 giugno, 10 settembre e 10 dicembre di ogni anno. Pertanto, il primo pagamento avverrà in data 10 giugno 2026. Vediamo quali saranno ai nuovi tassi:
- 0,65% ogni 3 mesi fino al 10 marzo 2028 (incluso);
- 0,80% ogni 3 mesi dal 10 giugno 2028 (incluso) al 10 marzo 2030 (incluso);
- 0,95% ogni 3 mesi dal 10 giugno 2032 (incluso) al 10 marzo 2032 (incluso).
Su di un lotto minimo di 1.000 euro, le cedole al netto dell’imposta saranno ogni 3 mesi le seguenti:
- 5,69 euro per i primi 2 anni;
- 7 euro per il terzo e quarto anno;
- 8,31 euro per il quinto e sesto anno;
- premio fedeltà netto di 7 euro alla scadenza.
Rischi legati all’investimento
La durata dell’investimento è da considerarsi non eccessivamente lunga per una famiglia. Il rischio legato ai tassi esiste, pur non notevole. I prezzi sul mercato secondario potranno scendere nel caso in cui il sottoscrittore volesse rivendere il bond, ma le potenziali perdite sarebbero contenute sia per la durata non lunghissima, sia anche per il meccanismo delle cedole step up, che tende a sostenere i prezzi nel tempo.
Il vero rischio per il nuovo BTP Valore, anche ai nuovi tassi, si chiama inflazione. In Italia è salita all’1,6% a febbraio (dato preliminare), pur sotto la media nell’Eurozona dell’1,9%. E l’inflazione attesa per i prossimi anni resta bassa, ben inferiore al target del 2% fissato dalla Banca Centrale Europea. Con questi dati, il rendimento netto reale del nuovo bond resterebbe positivo. Il capitale preserverebbe il potere di acquisto. E questo è l’obiettivo minimo che un obbligazionista si deve porre quando entra sul mercato. Ma questa è la situazione allo stato attuale, anzi a prima che esplodesse la guerra in Iran. Se il conflitto si protraesse a lungo (settimane o mesi) e lo Stretto di Hormuz restasse intransitabile per le petroliere, il caro energia scatenerebbe una nuova ondata di rialzi dei prezzi al consumo.
Tassi BTP Valore non certezza assoluta contro l’inflazione
Vi ricordate cosa accadde nel 2022, cioè pochissimi anni fa? Uscivamo dalla pandemia, già le catene di produzione erano gravate dai loro problemi, ma il colpo finale lo assestò l’invasione dell’Ucraina da parte dell’esercito russo. Petrolio e gas divennero beni scarsi con l’embargo europeo, le quotazioni salirono alle stesse e l’inflazione ai massimi dagli anni ’80. Il risultato fu un tracollo storico dei prezzi per tutti i bond, ma particolarmente quelli con scadenze molto lunghe. Per restare in Italia, il BTP 2072 emesso nei primi mesi del 2021 passò dal quotare sopra la pari a meno della metà del suo valore nominale toccato nell’ottobre del 2023.
Ripetiamo: i tassi del BTP Valore 2032 offrono rendimenti medi tali da prospettare guadagni in termini reali anche in uno scenario di ripresa non eccessiva dell’inflazione. E la durata non troppo lunga conterrebbe le perdite anche in un contesto di ulteriore rialzo dei rendimenti di mercato. Ma è bene tenere presente che il rischio di perdite esiste sia per chi volesse rivendere a terzi sul mercato secondario, sia per chi volesse portare il bond a scadenza e per questo si esporrebbe alle dinamiche del carovita. Il suggerimento sarebbe di fare spazio nel proprio portafoglio d’investimenti ai bond indicizzati, come i BTP Italia. L’ultima emissione risalente al giugno scorso ebbe ad oggetto una scadenza sempre nel 2032. Un orizzonte temporale interessante per chi volesse mettersi al riparo dai rischi legati alle tensioni geopolitiche.