Bitcoin ai massimi da novembre sulla cattura di Maduro nel Venezuela: ecco perché e cosa può accadere

Home / Crypto Blog / Bitcoin ai massimi da novembre sulla cattura di Maduro nel Venezuela: ecco perché e cosa può accadere

Indice dei Contenuti

La cattura di Nicolas Maduro ad opera delle forze militari americane direttamente nel suo Venezuela sta sostenendo Bitcoin, che in due giorni è salito del 5%. La criptovaluta più popolare sul mercato globale è passata da una quotazione intorno ai 90.000 ad una sopra 94.000 dollari, portandosi ai massimi da un mese e mezzo. Dobbiamo tornare indietro al novembre scorso per trovare numeri più alti. Un trend rialzista che si spiega con lo stravolgimento di natura geopolitica e anche finanziaria in corso in questi giorni e i cui effetti si vedranno nei prossimi mesi e anni.

Quotazioni di Bitcoin

Bitcoin in rialzo sul Venezuela

Nella prima seduta dopo la cattura di Maduro, i rendimenti obbligazionari sui mercati avanzati sono diminuiti lungo la curva delle scadenze. Anche se non si sono registrate variazioni eclatanti, la direzione presa ha subito suggerito quali siano le aspettative degli investitori. Il petrolio ha invertito la rotta e dopo il leggero calo accusato nelle prime contrattazioni di lunedì 5 gennaio, è tornato a salire di circa l’1%. Comunque sia, i fatti del Venezuela hanno persuaso circa una possibile svolta disinflazionistica. La ragione è semplice: nello stato andino si trovano le maggiori riserve di petrolio al mondo finora accertate, stimate in 303 miliardi di barili. Al contrario, le estrazioni giornaliere sono molto basse e solo di recente tornate sopra la soglia di 1 milione di barili. L’amministrazione Trump ha spiegato che gli Stati Uniti saranno coinvolti direttamente nel business petrolifero e il mercato si attende che l’offerta salirà. Prima di Hugo Chavez, si attestava fino a 3 milioni di barili al giorno e ancora all’arrivo di Maduro era intorno ai 2,5 milioni.

Inflazione globale in calo?

Tornare ai livelli massimi richiederà molto tempo, probabilmente un decennio. Il Venezuela è reduce da decenni di sotto-investimenti nell’industria petrolifera e le sanzioni americane hanno aggravato la situazione, impedendo le partnership con compagnie straniere dotate di mezzi e tecnologie per lo sfruttamento dei giacimenti. Resta il fatto che già dai prossimi mesi le estrazioni tornerebbero a salire, a beneficio dell’offerta globale e a detrimento delle quotazioni internazionali. Un petrolio meno caro abbassa l’inflazione attesa e ciò si ripercuote sui rendimenti obbligazionari, che sul tratto a lungo termine potrebbero scendere. Ed è questo che sostiene le criptovalute come Bitcoin in questi giorni: l’appeal dei bond rischia di scemare e l’attenzione si sposta sui token digitali.

Con un’inflazione tendenzialmente più bassa (tutto da verificare all’atto pratico nei prossimi mesi), le banche centrali principali potrebbero adottare politiche monetarie più espansive. La Federal Reserve potrebbe proseguire con maggiore convinzione sulla strada per tagliare i tassi di interesse, così come la Banca Centrale Europea valuterebbe o un ulteriore taglio o il rinvio del primo rialzo. Condizioni monetarie più espansive tendono a favorire l’appetito per il rischio tra gli investitori, con ripercussioni positive sia sulle borse che per le criptovalute.

Rischi geopolitici

Il discorso è più complicato di così. Il Venezuela potrebbe avere appena dato vita ad un effetto domino dalle conseguenze imprevedibili per i mercati. L’atto di forza con cui gli Stati Uniti hanno spodestato l’ormai ex dittatore “chavista” può trasformarsi in uno schema da replicare altrove. Dove? Il presidente Donald Trump ha citato esplicitamente Colombia e Cuba, reclamando allo stesso tempo il controllo della Groenlandia per ragioni di difesa. Le tensioni geopolitiche aumentano la volatilità degli asset finanziari e delle materie prime. E questo varrebbe particolarmente se qualche evento simile si verificasse in Asia. In Iran, dove sono in corso da settimane proteste di piazza contro il regime islamista per il carovita, il solo spettro di disordini interni rischia di più che compensare il calo del greggio sui mercati.

Teheran ha già impedito nel recente passato il transito delle petroliere dallo Stretto di Hormuz, dove ogni giorno vengono trasportati almeno 20 milioni di barili di petrolio. L’impatto sarebbe enorme, incidendo su un quinto dell’intera offerta mondiale. Effetti non meno dirompenti li avrebbe un’eventuale occupazione di Taiwan da parte della Cina, che ne rivendica dal 1949 il controllo. L’isola è sede della più importante società di semiconduttori al mondo, la Taiwan Semiconductor Manifacturing Company (TSMC). Senza di essa, le forniture di chip di alta quasi si azzererebbero e le produzioni di numerose categorie di beni, dall’elettronica di consumo agli elettrodomestici, dalle auto elettriche ai pannelli solari fino ai data center per l’Intelligenza Artificiale, verrebbero meno. Una riedizione in grande stile del fermo verificatosi durante la pandemia e che contribuì all’esplosione dell’inflazione presso le economie avanzate.

Debiti in crescita

A priori, i fatti del Venezuela non possono considerarsi con certezza benefici per i consumatori. Può accadere il contrario, ossia che si inneschino reazioni tali da più che neutralizzare gli effetti calmieranti sui prezzi del petrolio. E nel 2022 i rincari di energia e materie prime portò al rialzo dei tassi e alla contestuale caduta dei prezzi delle criptovalute. Bitcoin arrivò a scendere a poco più di 17.000 dollari, perdendo i tre quarti del suo valore massimo toccato un anno prima. C’è un altro dato che va attenzionato prima di ipotizzare una ripresa strutturale delle criptovalute. Quando le tensioni internazionali s’intensificano, i governi sono costretti ad aumentare le spese militari per proteggersi da eventuali scenari avversi. Sta già accadendo in Europa dopo decenni di scarsi stanziamenti al capitolo sicurezza. L’aumento prevedibile dei debiti non è qualcosa di positivo per i bond, in quanto ne innalza i rendimenti e abbassa i prezzi. E questo aumenterebbe l’appeal del comparto, a discapito di asset concorrenti come le crypto.

Il Venezuela non garantisce la ripresa di Bitcoin

In conclusione, Bitcoin risale grazie agli avvenimenti in Venezuela e per il fatto che i mercati scontino una maggiore offerta futura di petrolio. Allo stesso tempo, l’incertezza geopolitica sale e con essa il rischio. Siamo in una fase primordiale di riscrittura delle regole globali, ragione per cui non siamo in grado di capire appieno le conseguenze sul piano economico e finanziario e la direzione che assumeranno i mercati nel prossimo futuro. Investire in Bitcoin può essere una buona idea, se si pensa che d’ora in avanti le forniture di materie prime diverranno più stabili. Il discorso riguarda non solo il comparto energetico, ma anche le terre rare, esposte particolarmente alle tensioni internazionali per la concentrazione delle estrazioni in contesti geopolitici peculiari come la Cina.

Altri articoli che potrebbero interessarti

Bitcoin e oro: un decennio di indiscussi successi tra asset fisico e versione digitale e decentralizzata… In un’epoca di trasformazioni economiche senza precedenti, il 2026 si sta delineando come l’anno...

Stablecoin e rivoluzioni monetarie globali, perché ormai è innegabile: la blockchain “applicata” al mondo fiat money è un fatto non solo di sempre più semplice realizzazione pratica, ma anche diffuso...

Bitcoin ed Ethereum: il dualismo strategico proiettato nel 2026, ovvero una strategia di investimento che può rivelarsi altamente intelligente e fruttuosa… Bitcoin ed Ethereum sono da tempo i due grandi...

© All rights reserved. Cryptosmart Spa / P.I. 03775010543 / Numero REA PG – 350225   Modifica preferenze cookie

© All rights reserved. Cryptosmart Spa / P.I. 03775010543 / Numero REA PG – 350225   Modifica preferenze cookie