Bitcoin e oro: un decennio di indiscussi successi tra asset fisico e versione digitale e decentralizzata… In un’epoca di trasformazioni economiche senza precedenti, il 2026 si sta delineando come l’anno della consacrazione definitiva per una nuova filosofia di gestione patrimoniale.
Se fino a un decennio fa il dibattito tra sostenitori dell’oro e investitori in criptovalute appariva come una scontro ideologico tra “vecchio” e “nuovo” mondo, spesso animato da aspre polemiche sostanziali sulla consistenza dello stesso mondo delle criptovalute in quanto tale, oggi la realtà dei mercati ha imposto una sintesi pragmatica.
Analizzare l’andamento dell’oro e di Bitcoin negli ultimi dieci anni non significa solo guardare a dei banali grafici di prezzo, ma comprendere come la scarsità — sia essa fisica o digitale — sia diventata l’ancora di salvezza in un sistema finanziario globale caratterizzato da debiti pubblici record e svalutazione monetaria alle stelle. Insomma, un vero e proprio cambio di paradigma, che sempre più investitori, economisti e commentatori stanno seguendo. In questo articolo andremo ad analizzare l’andamento comparato di questi due asset, commentando il perché di un loro utilizzo congiunto come strumenti di ottimizzazione.
Un decennio di convergenza: Oro vs Bitcoin (2016-2026)
Il viaggio che ci ha portato alla situazione attuale inizia nel 2016. In quell’anno l’oro lottava per superare i 1.200 dollari l’oncia, mentre Bitcoin era ancora considerato un esperimento per appassionati di tecnologia, scambiato a meno di 1.000 dollari, e di certo snobbato da qualsivoglia ente istituzionale classico in materia di finanza.
Negli ultimi dieci anni l’oro ha confermato il suo ruolo di “polizza assicurativa” del sistema. Non ha cercato la crescita esplosiva, ma la protezione. Tra il 2016 e il 2020 il metallo giallo ha beneficiato della crescente incertezza geopolitica, culminata con il superamento della soglia psicologica dei 2.000 dollari durante il periodo della pandemia.
Tuttavia è tra il 2024 e l’inizio del 2026 che l’oro ha vissuto una nuova giovinezza. Con le banche centrali di tutto il mondo — in particolare Cina, India e Russia — impegnate in massicci acquisti per diversificare le riserve lontano dal dollaro, il prezzo ha toccato i suoi nuovi massimi storici, superando i 4.000 dollari l’oncia nell’ottobre 2025. L’oro rimane l’asset con la capitalizzazione di mercato più vasta al mondo, stimata oggi in oltre 15 trilioni di dollari.
Se l’oro è stata la tartaruga lenta e paziente, Bitcoin ha indubbiamente interpretato il ruolo della lepre, ma una lepre speciale, che ha imparato a correre maratone importanti.
Dal 2016 a oggi il Bitcoin ha attraversato tre cicli di “Halving” (il dimezzamento della produzione di nuove monete), ognuno dei quali ha spinto il prezzo verso nuove vette: dai 20.000 dollari del 2017, ai 69.000 del 2021, fino a superare i 100.000 dollari nel 2025 (si veda a tale proposito il nostro articolo dedicato all’ultimo grande halving, LINK).
La vera svolta è stata l’approvazione degli ETF spot e l’ingresso dei giganti di Wall Street. Nel 2026, Bitcoin non è più visto come una scommessa, ma come “Oro Digitale”. La sua volatilità, seppur superiore a quella dell’oro, è drasticamente diminuita grazie alla liquidità istituzionale, rendendolo un componente stabile nei portafogli bilanciati.
Perché il 2026 richiede entrambi gli asset
Possedere oro senza Bitcoin significa rinunciare al motore di crescita della nuova economia digitale; possedere Bitcoin senza oro significa esporsi a una volatilità che, nei momenti di crisi sistemica dei mercati tecnologici, può risultare fatale. La strategia vincente del 2026 è la diversificazione della scarsità.
Se poi a tale strategia affianchiamo investimenti ibridi, come quello relativo non solo all’acquisto, ma al mining diretto di BTC (come nel caso del token BHP, che permette di acquistare direttamente potenza di calcolo relativa alla produzione di satoshi nativi), si può certamente affermare di aver effettuato la quadratura del cerchio. Le ragioni sono semplici…
A. Protezione contro l’inflazione e il debito
Il 2026 si apre con un contesto di “espansione fiscale permanente”. I governi occidentali continuano a finanziare il debito attraverso la creazione di moneta. In questo scenario, sia l’oro che il Bitcoin fungono da “scudo”.
Mentre l’oro protegge contro il collasso del potere d’acquisto tradizionale, Bitcoin offre una protezione asimmetrica: una piccola allocazione può generare rendimenti in grado di compensare le perdite in altri settori del portafoglio.
B. Diversificazione dei rischi sistemici
L’oro è un asset fisico, privo di rischio di controparte e indipendente da internet. In caso di crisi cibernetiche o blackout geopolitici, l’oro fisico è l’asset supremo.
Bitcoin, di contro, è l’asset della libertà di movimento: può essere trasferito istantaneamente attraverso i confini, rendendo il patrimonio liquido e trasportabile in un modo che l’oro non potrà mai eguagliare.
Le voci degli esperti
La tesi di un portafoglio “Oro + Bitcoin” non è solo una teoria accademica, ma la pratica adottata dai nomi più influenti della finanza mondiale.
Ray Dalio è uno dei massimi sostenitori della diversificazione come autentica formula magica dell’investimento. Il fondatore di Bridgewater Associates ha storicamente raccomandato una quota di almeno il 7,5% – 15% di oro nel suo celebre “All Weather Portfolio”.
Recentemente Dalio ha ammesso di possedere in prima persona Bitcoin, definendolo un’alternativa all’oro per la nuova generazione. Secondo Dalio, in un mondo dove “il denaro contante è spazzatura” (cash is trash), diversificare tra diverse forme di “denaro solido” è l’unico modo per sopravvivere ai cicli di debito.
Parallelamente, il leggendario investitore macro Paul Tudor Jones è stato tra i primi a paragonare Bitcoin all’oro negli anni ’70. Nel 2025, ha ribadito che Bitcoin e l’oro sono i suoi asset preferiti per combattere quella che definisce “l’orgia fiscale” dei governi. Jones suggerisce una strategia basata sull’aggiustamento della volatilità: possedere entrambi permette di catturare l’upside di Bitcoin mantenendo la stabilità dell’oro.
Forse la testimonianza più forte arriva però da Larry Fink, CEO di BlackRock. Dopo anni di scetticismo, Fink ha trasformato la più grande società di gestione patrimoniale del mondo nel principale promotore di Bitcoin, definendolo “un asset internazionale che sta digitalizzando l’oro”. Per Fink, l’integrazione di Bitcoin nei portafogli istituzionali accanto alle materie prime tradizionali è ormai un processo irreversibile.
Per Cathie Wood di ARK Invest si prevede che nel 2026 Bitcoin inizierà a sottrarre quote di mercato significative all’oro come riserva di valore.
Tuttavia, Wood sottolinea che l’oro rimarrà comunque fondamentale come asset “risk-off”, mentre Bitcoin dominerà come asset più spostato verso l’ambito “risk-on” all’interno di un portafoglio tecnologico, creando una sinergia perfetta per chi cerca crescita e protezione simultaneamente.
Costruire il portafoglio 2026: una guida pratica
Come dovrebbe apparire un portafoglio moderno che integra questi due giganti? Gli analisti suggeriscono una ripartizione basata sul profilo di rischio, ma con alcuni punti fermi:
L’Ancora (Oro): Una quota del 10-15% del portafoglio totale. Serve a ridurre la volatilità complessiva e a garantire un valore di recupero certo in scenari di crisi estrema.
Il Motore (Bitcoin): Una quota del 1-5% per i profili prudenti, fino al 10% per quelli aggressivi. Questa componente mira a sovraperformare l’inflazione e a beneficiare dell’adozione globale della blockchain, che come sappiamo è in continua evoluzione e comincia a riguardare anche i più prestigiosi e adottati sistemi fin-tech.
Il Ribilanciamento: La chiave del successo nel 2026 è il ribilanciamento periodico. Quando Bitcoin corre e raddoppia il suo peso nel portafoglio, vendere una parte dei profitti per acquistare oro permette di “cristallizzare” i guadagni in un asset più stabile.
Ovviamente questa strategia riguarda gli investitori che intendono costruire un portafoglio “dinamico”, orientato alla profittabilità nel medio-breve periodo. Per chi, invece, intende investire sul futuro medio-lungo, anche una semplice strategia di cosiddetto “hodling” può essere la chiave di volta.
Basti pensare alla posizione ormai proverbiale di Strategy (ex MicroStrategy), che con tutta probabilità, viste le ingenti quantità di satoshi accumulate negli anni, andrà a diversificare nella consessione di prestiti e affini prodotti finanziari decentralizzati, come una banca classica o un istituto di credito.
Conclusioni
Siamo nel 2026 e il tempo ha dato senza alcun dubbio ragione ai più visionari. L’oro non è stato sostituito da Bitcoin, né Bitcoin è evaporato come una bolla speculativa. Al contrario, si sono alleati.
Insieme, oro e Bitcoin formano una barriera impenetrabile contro l’incertezza economica. L’oro apporta la saggezza dei millenni e la stabilità della materia; Bitcoin apporta l’efficienza del futuro e il potenziale di crescita della rete.
Per l’investitore consapevole del 2026, la domanda non è più “quale dei due scegliere”, ma “in quale proporzione possederli entrambi” per navigare con sicurezza nelle acque agitate della finanza globale. Un motivo in più per includere satoshi in tesoreria, come da tempo andiamo suggerendo.
Filippo Albertin