Euro digitale e Paolo Ardoino: in pericolo la libertà?

Home / Crypto Blog / Euro digitale e Paolo Ardoino: in pericolo la libertà?

Indice dei Contenuti

Euro digitale e Paolo Ardoino: è veramente in pericolo la libertà come afferma il CEO della più celebre stablecoin planetaria?

Paolo Ardoino, CEO di Tether, ha espresso di recente un’opinione molto critica sull’introduzione dell’euro digitale, che stando alle svariate dichiarazioni dei vertici comunitari europei dovrebbe entrare in vigore, sia pure all’interno di un “progetto pilota”, da ottobre 2025.

In un post su X datato 31 marzo ha infatti dichiarato: “Probabilmente non piace chi esprime il pensiero libero. Il rischio che vedo io è che quando tutti gli europei useranno l’euro digitale, i cittadini che dissentiranno con il governo potranno essere messi a tacere con la minaccia di confisca immediata.”

Questa dichiarazione riflette la sua preoccupazione su un’evenienza che per lui dovrebbe essere scontata: una volta adottato su larga scala, l’euro digitale potrebbe diventare uno strumento di controllo centralizzato, e permettere ai governi di confiscare agevolmente i fondi dei cittadini dissenzienti in modo rapido e diretto, minando così la libertà individuale.

Un’ipotesi che appare probabilmente abbastanza lontana dalla realtà, ma che, dal punto di vista “strettamente tecnico”, potrebbe anche essere realizzata in modo piuttosto semplice: una blockchain banalmente controllata direttamente da algoritmi programmabili dalle banche centrali, nello specifico dalla BCE.

Ardoino sembra suggerire che una valuta digitale centralizzata come l’euro digitale potrebbe compromettere l’autonomia finanziaria; posizione, la sua, a ben vedere piuttosto prevedibile per un purista della decentralizzazione e uno storico sostenitore, oltre che di Tether, anche di Bitcoin.

Non ci sono ulteriori dettagli specifici nelle sue dichiarazioni pubbliche recenti che approfondiscano aspetti tecnici o tempistiche di sua conoscenza circa le preoccupazioni sollevate, ma il suo commento si concentra chiaramente sui rischi percepiti.

Ma cosa c’è di vero o verosimile nelle parole di Ardoino?

In questo articolo cercheremo di approfondire quanto già detto altrove proprio in materia di CBDC, interpretando le dichiarazioni e provvedendo soprattutto a fare chiarezza non tanto sulle potenziali polemiche che sono sorte e potranno sempre affiorare su questa tematica, quanto sulle possibili contromosse per massimizzare gli eventuali vantaggi e minimizzare, di contro, gli altrettanto eventuali pericoli per la libertà.

Euro digitale e CBDC: un riassunto

Negli ultimi anni il panorama finanziario globale è stato testimone di una trasformazione epocale: l’avvento delle valute digitali delle banche centrali (CBDC) e, in Europa, l’imminente introduzione dell’euro digitale. Questi strumenti di cui abbiamo già parlato nell’articolo “CBDC, Bitcoin, stablecoin: un aggiornamento sul futuro”, promossi dai governi e dalle istituzioni finanziarie centrali, promettono maggiore efficienza, trasparenza e controllo sui sistemi monetari.

Tuttavia sollevano anche interrogativi piuttosto stringenti sulla privacy, sull’autonomia finanziaria e sulla potenziale centralizzazione del potere economico. In questo contesto, Bitcoin emerge come una soluzione alternativa per chi cerca di proteggere i propri capitali da un futuro in cui le CBDC potrebbero limitare la libertà individuale. Una soluzione tanto più evocata quanto più pressante la propaganda sull’avvento prossimo venturo di tali nuove monete fiat, totalmente svincolate dalle zecche di stato e in grado di “seddurre”, per così dire, anche i neo-sostenitori del digitale puro.

Tra i vantaggi dichiarati ci sono la riduzione dei costi di transazione, la lotta al riciclaggio di denaro e (a detta dei promotori) una maggiore inclusione finanziaria. Tuttavia il rovescio della medaglia è significativo: un sistema centralizzato potrebbe consentire un monitoraggio capillare delle transazioni, eliminando di fatto l’anonimato finanziario e aprendo la porta a possibili interventi autoritari, come il congelamento dei conti o l’imposizione di tassi di interesse negativi.

L’euro digitale, in particolare, è in fase di sviluppo avanzato, con la BCE che prevede una possibile implementazione a regime entro il 2026-2028. Sebbene il progetto sia ancora in evoluzione, i critici temono che possa diventare uno strumento di sorveglianza di massa, riducendo il contante fisico fino magari a farlo scomparire e concentrando il controllo economico nelle mani di pochissimi decisori, per giunta collocati in sfere sovraordinate quali appunto quelle relative a un mercato comune e a una federazione con poteri sovraordinati.

Bitcoin: a latere, un rifugio decentralizzato

Bitcoin, nato nel 2009 come risposta alla crisi finanziaria globale, si basa su un principio come sappiamo del tutto opposto: la decentralizzazione. Operando su una blockchain pubblica e immutabile, Bitcoin non è controllato da alcuna autorità centrale. Questo lo rende un’alternativa attraente per chi desidera proteggere i propri capitali da interventi governativi o da politiche monetarie invasive.

Uno dei principali punti di forza di Bitcoin è la sua resistenza alla censura. Nessun governo o banca può bloccare una transazione o sequestrare i fondi senza il consenso del proprietario, a patto che questi ultimi siano custoditi in un wallet privato e sicuro. In un mondo in cui le CBDC potrebbero consentire alle autorità di tracciare ogni movimento di denaro, Bitcoin offre un livello di privacy e autonomia che le valute digitali centralizzate non possono eguagliare.

Protezione del valore

Un altro aspetto cruciale è la capacità di Bitcoin di agire come riserva di valore. Con una fornitura limitata a 21 milioni di unità, Bitcoin è progettato per essere deflazionistico, al contrario delle valute fiat (e potenzialmente delle CBDC) che possono essere stampate all’infinito, erodendo il potere d’acquisto nel tempo.

L’inflazione, che in Europa ha raggiunto livelli preoccupanti negli ultimi anni, rappresenta una minaccia concreta per i risparmiatori. In questo senso, Bitcoin può essere visto come un “oro digitale”, un asset capace di preservare il valore dei capitali in un contesto di incertezza economica.

C’è infatti da dire che qualsiasi moneta digitale peggata in valuta fiat — e dunque, non ce ne voglia l’amico Paolo Ardoino, inseriamo nel novero anche Tether — sconta il difetto strutturale di essere inflativa per natura. In altri termini, l’euro digitale potrebbe essere certamente un’ottima risorsa per finanziare progetti europei mettendosi al riparo da “fughe di capitali” verso lidi sconosciuti e irrecuperabili, ma nel contempo non potrebbe mai essere un buon sistema per alimentare il risparmio con mantenimento a medio-lungo termine del potere d’acquisto.

Decentralizzazione come chiave della libertà

Tornando alla polemica in apertura, il punto nodale del discorso di Ardoino resta comunque molto chiaro, e si esprime in una dicotomia netta:

Da un lato la decentralizzazione dei protocolli crypto, siano essi riferiti a Bitcoin o ad altre Altcoin, siano invece rappresentati da opportuni smart contract orientati a riprodurre il valore di valute nazionali (Stablecoin, tra cui lo stesso USDT) attraverso varie metodiche (fondi certificati, algoritmi di liquidità, etc…).

Dall’altro lato il controllo centrale volto a eliminare completamente (sia pure in via potenziale) il contante, sostituendolo con una moneta controllabile “a prescindere” dello stesso sistema finanziario ed economico degli intermediari classici, banche in primis.

In altri termini, un conflitto frontale: libertà quasi totale contro un possibile controllo “stile Grande Fratello” privo di qualsiasi mediazione.

Risulta chiaro quanto tale quadro ponga domande piuttosto specifiche, ma nel contempo riflesso di campi estremamente vasti che vanno dal diritto all’etica. Chi andrebbe a decidere su un’eventuale confisca, e in che modalità procedurale? Sulla base di quale giurisdizione e verità processuale un individuo potrebbe essere privato della sua libertà finanziaria? L’euro digitale sarà previsto come standard o come eccezione? Ci sarà libertà di scelta per chi intende continuare a tenere i soldi in un istituto di fiducia?

Molte domande, pochissime risposte. La sola risposta che tenga è quella, speculare, orientata a un consiglio semplice e realizzabile da subito: accumulare una certa quantità di fondi crittografici per avere sempre il classico “paracadute” a disposizione. A fronte dell’attenzione che certamente andremo a riservare a tale implementazione, la sola dritta ragionevole sembra quindi essere questa: premunirsi, mettersi al riparo.

Conclusioni e ragionamenti pratici

Con l’avvicinarsi dell’euro digitale e delle CBDC in generale, il dibattito sulla sovranità finanziaria individuale si intensifica. Bitcoin, con la sua natura decentralizzata e la sua indipendenza dai sistemi tradizionali, rappresenta una risposta concreta per chi non vuole affidare completamente il proprio futuro economico alle istituzioni centrali.

Questo non significa snobbare un sistema che, lo ribadiamo, potrebbe effettivamente risolvere alcuni problemi di base. Sebbene non sia una soluzione perfetta o priva di rischi, offre un’alternativa che mette il controllo nelle mani degli individui, anziché dei governi o delle banche.

In conclusione, mentre le CBDC promettono un’evoluzione del denaro, Bitcoin si pone come un baluardo per la protezione dei capitali in un’epoca di crescente centralizzazione. Per chi cerca autonomia e resilienza finanziaria, il “re delle criptovalute” potrebbe essere non solo un’opzione, ma una necessità strategica.

Filippo Albertin

Altri articoli che potrebbero interessarti

Bitcoin Taproot e tokenizzazione: opportunità per istituzioni e investitori… Bitcoin, la prima e più nota crypto, ha continuato a evolversi attraverso aggiornamenti significativi, come Taproot. Questo progresso tecnico non solo...

Crypto e hacker: un compendio generale per la sicurezza, con specifico riferimento alla custodia di asset digitali… Le criptovalute rappresentano un fenomeno globale, che affascina milioni di persone con la...

Analisi Tecnica delle Criptovalute: Guida Base per Principianti L’analisi tecnica è uno degli strumenti principali utilizzati per valutare i mercati finanziari, compresi quelli delle criptovalute. Sebbene l’analisi fondamentale, che si...

© All rights reserved. Cryptosmart Spa / P.I. 03775010543 / Numero REA PG – 350225

© All rights reserved. Cryptosmart Spa / P.I. 03775010543 / Numero REA PG – 350225