Intesa-MPS: i dettagli della maxi OPAS da 30,6 miliardi di euro

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La notizia è iniziata a circolare domenica pomeriggio, quando Intesa Sanpaolo annunciava la convocazione per la stessa serata del Consiglio di Amministrazione per discutere il lancio di un’OPAS (Offerta Pubblica di Acquisto) sul capitale di Monte Paschi di Siena (MPS). Lunedì mattina, la conferma ufficiale: accordo con Unipol per cedere a quest’ultima 635 filiali della banca toscana dopo il completamento dell’operazione, mentre Ca’ de Sass è interessata a Mediobanca e alla controllata Generali. Per convincere gli azionisti senesi a cedere le loro azioni, ecco l’offerta prospettata: 1,6 azioni di nuova emissione contro 1 azione portata in adesione più 1 euro in contanti. Ai prezzi di borsa di venerdì sera, l’iniziativa contempla un premio del 12,66% per una capitalizzazione di 30,6 miliardi della banca più antica del mondo ancora in attività

OPAS di Intesa su MPS subito a sconto

Sarebbe meglio parlare al passato, perché la reazione della borsa è stata immediata: azioni MPS in rally dopo la notizia dell’OPAS di Intesa e tale non solo da azzerare il premio iniziale, ma anche di tramutarlo in uno sconto del 3,7% ai prezzi attuali. Infatti, il titolo è salito in area 10,40 euro e quello piemontese è rimasto sostanzialmente stabile rispetto al termine della scorsa settimana, anzi cedendo qualche centesimo di euro.

Azioni MPS

L’OPAS di Intesa su MPS sarà ritenuta valida, secondo il comunicato dell’offerente, al raggiungimento del 66,67% del capitale della seconda. Tuttavia, l’istituto guidato da Carlo Messina si riserva la facoltà di mutare i criteri di valutazione in corso d’opera. Inutile dire che si tratta di un nuovo capitalo per il risiko bancario italiano. Per la prima volta da anni si getta nella mischia la più grande banca italiana, mentre fino a poche settimane fa il suo CEO giurava di essere disinteressato a una qualsivoglia operazione sul mercato domestico. Il cambio di linea è arrivato dopo che Banco BPM ha avanzato un’offerta a MPS per un’integrazione paritetica. L’istituto di Giuseppe Castagna possiede già una quota del 3,74% a Rocca Salimbeni ed è a sua volta partecipato per il 23% da Crédit Agricole, tra i principali istituti francesi. Se l’offerta di Banco BPM andasse in porto, Crédit Agricole si ritroverebbe in possesso di quasi il 12% di MPS, divenendo il primo socio post-aggregazione. E questo in Italia non lo vorrebbe nessuno, perché significherebbe mettersi in casa un altro competitor e tra l’altro solido.

Crédit Agricole agita i sonni di governo e banche italiane

Messina si sarebbe mosso con l’intento di tenere i francesi fuori dall’Italia. Non è tanto MPS l’oggetto dei desideri, quanto Generali. La compagnia assicurativa è nel bouquet toscano da pochi mesi, cioè da quando MPS è riuscita a scalare Mediobanca, che a sua volta controlla il Leone di Trieste con una partecipazione del 13,30%. E questo è un asset strategico, che neppure il governo mai vorrebbe vedere in mani straniere. Intesa non si è data da fare per puro spirito patrio, bensì per evitare che un soggetto da fuori riesca a mettere le mani su centinaia di miliardi di euro di risparmi italiani, finendo per accrescere la propria competitività sullo stesso mercato domestico.

E perché l’asse con Unipol? Messina ha sempre sostenuto, non a torto, che Intesa non può comprare altre banche italiane, in quanto l’Antitrust le vieterebbe di proseguire con simili operazioni, essendo essa già di dimensioni grandi sul mercato domestico. Unipol detiene il controllo di BPER, alla quale Intesa venderebbe subito 635 filiali di MPS dopo l’OPAS. In questo modo, nascerebbe il secondo polo bancario quanto a dimensioni per il retail e senza infrangere limitazioni regolamentari. Allo stesso tempo, Messina potrebbe concentrarsi sul suo vero interesse, che è per l’appunto Generali e il cui titolo guadagna il 5% dall’annuncio di lunedì mattina. La capitalizzazione della compagnia è salita al record di oltre 63 miliardi in borsa.

Azioni Generali

Attesa per possibili contromosse di Unicredit

La situazione resta in evoluzione. Intesa con l’OPAS su MPS sta insidiando Unicredit, che sembrava interessata a subentrare a Delfin nel complesso bancario-assicurativo. La holding della famiglia Del Vecchio è in pieno riassetto e Leonardo Maria sta rilevando le quote dei fratelli a debito – la stessa Unicredit fa parte del consorzio bancario creditore – per ripagare il quale avrebbe in mente di cedere partecipazioni finanziarie non core come il 17,50% in MPS e il 10,15% in Generali. Queste cessioni frutterebbero, ai prezzi di borsa attuali, fino a 7 miliardi di plusvalenze. Un fiume di denaro, che verrebbe distribuito ai soci sotto forma di dividendo straordinario.

Unicredit, salita in pochi mesi al 9% della compagnia, punterebbe a rilevare o la quota di Delfin in MPS o quella in Generali o forse entrambe. Parliamo al condizionale, perché sono tutte indiscrezioni mai confermate di queste settimane. Intesa ha annunciato, contestualmente all’OPAS su MPS, di avere acquisito un 3% in Generali. La mossa sarebbe servita per potere eventualmente beneficiare dello “sconto danese” dalle autorità europee. In pratica, qualificandosi come “conglomerato finanziario” avrebbe titolo di ridurre l’assorbimento del capitale provocato dall’acquisizione di MPS.

Orcel occupato con Commerzbank

Si attende di capire quale possa essere la reazione di Unicredit, che con il suo CEO Andrea Orcel è occupato in queste settimane a portare a casa la scalata di Commerzbank in Germania. Sta per essere completata dopo oltre un anno e mezzo di faticosi tentativi di mediazione con l’istituto guidato da Bettina Orlopp e interlocuzioni mai realmente decollate con il governo federale. Entrambi non hanno portato ad alcun risultato, da cui la rottura degli indugi per la conquista “ostile”. Ma il manager resterà con le mani in mano sul mercato italiano? Aveva provato nel corso del 2025 a scalare Banco BPM, ma il governo Meloni si è opposto con l’esercizio della “golden power” e il tentativo è fallito.

Messina: OPAS di Intesa su MPS resta con manovre di disturbo

In teoria, Orcel disporrebbe di varie mosse per potere reagire all’OPAS di Intesa su MPS. Può tentare di scalare Generali, riducendo così l’appetito di Messina per Siena. Questo lo porterebbe, però, a trattare con gli altri principali soci come la suddetta Delfin e l’imprenditore romano Francesco Gaetano Caltagirone, in possesso del 6,32%. Se puntasse a ostacolare la scalata a monte, potrebbe rilevare le quote degli stessi soggetti, rispettivamente al 17,50% e al 13,50%. Ma questi vogliono vendere? Su Delfin il dubbio esiste, mentre su Caltagirone sappiamo che l’interesse per Mediobanca/Generali resta alto. Intanto, Messina ha messo le mani avanti e ha inviato un messaggio chiaro all’amico Orcel: se ci sarà una controfferta su Siena, ha spiegato, non ritirerà la propria. Come dire che non si farà intimorire da possibili manovre di disturbo e che chi le compie si dovrà assumere la responsabilità (e il costo) di portarle avanti fino in fondo.

 

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