La tempesta perfetta sui mercati per evitare un rialzo dei tassi americani?

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Tra ieri e oggi è tornata alta la tensione sui mercati finanziari. Le borse asiatiche hanno chiuso in crollo verticale sui timori per una possibile bolla IA. L’indice Nikkei-225 alla Borsa di Tokyo è sceso al termine della seduta di martedì del 4% e il KOSPI alla Borsa di Corea, addirittura, del 10,84%. Già ieri sera, comunque, il titolo NVIDIA archiviava le contrattazioni a -5%. Una tempesta perfetta sembra materializzarsi e per quanto ragioneremo più avanti, forse non arriverebbe del tutto sgradita alla Federal Reserve.

Indice KOSPI

Tempesta perfetta con crollo dei titoli IA

Ma prima ci occupiamo delle cause. E’ da un paio di mesi che gli investitori si mostrano titubanti circa le valutazioni dei titoli legati all’IA, cioè all’Intelligenza Artificiale. Hanno corso all’apparenza tantissimo e c’è il sentore che i prezzi siano diventati eccessivi e slegati dai fondamentali. Basti pensare che proprio NVIDIA arrivava a diventare la società più capitalizzata al mondo nel mese di maggio, superando la soglia dei 5.000 miliardi di dollari e arrivando a valere poco meno di 5.800 miliardi. Mentre scriviamo, risulta scesa a 4,800 miliardi, seconda soltanto ad Apple a quasi 5.000 miliardi.

I dati societari citati da Bloomberg a proposito di NVIDIA hanno fatto scattare l’allarme in questi giorni. Il colosso dell’informazione finanziaria ha messo in risalto un sistema di cosiddetto “circular financing”, che in italiano possiamo tradurre come “finanziamento circolare”. In pratica, il colosso dei chip sosterrebbe i suoi clienti con un programma da 750 miliardi, finalizzato a garantirne i prestiti, così che essi possano investire nella costruzione di nuovi data center e, di riflesso, acquistare i semiconduttori che produce allo scopo.

Finanziamento circolare fonte di panico in borsa

Ora, questo sistema non è condannabile in sé, perché non è la prima volta che viene messo in atto. Anzi, l’obiettivo può considerarsi persino scaltro dal punto di vista della singola azienda. Il problema è che si sta generando il timore che molti degli investimenti programmati nel comparto IA non siano basati su valutazioni finanziarie razionali, ma alimentati da programmi offerti dagli stessi fornitori. Da cui l’espressione di finanziamento circolare: io finanzio te, che compri da me. Fino a quando potrà reggersi tutto questo senza che esploda una vera bolla? Accadde questo nei primi anni Duemila con le telecomunicazioni.

Dati i numeri in gioco, il crollo dei titoli IA sta generando quella che abbiamo definito la tempesta perfetta. Negli ultimi tempi, tra dazi e guerre le borse mondiali si sono rette grazie a questo boom specifico. L’economia globale non sta andando granché bene, con Cina in forte rallentamento ed Europa a crescita stagnante. Gli Stati Uniti se la stanno cavando tra investimenti massicci proprio da parte delle società IA e deficit federale al 6-7% del PIL. Persino il business delle criptovalute dall’autunno scorso è andato in malora. I tassi globali stanno salendo e la minore liquidità sui mercati in prospettiva riduce l’appeal di questo asset relativamente rischioso e privo di cedole.

Occhi puntati sulla Federal Reserve

La tempesta perfetta, però, fino ad un certo punto farebbe persino bene all’alta finanza. Riuscirebbe a “pulire” il mercato dalle valutazioni eccessive a cui si è portato negli ultimi tempi, possibilmente senza che ciò provochi una recessione economica e l’ingresso nell’orso delle borse principali. C’è un grosso timore che serpeggia tra i grandi investitori di tutto il mondo: la Federal Reserve. Il nuovo governatore Kevin Warsh è stato scelto dal presidente Donald Trump per tagliare i tassi di interesse, ma con un’inflazione americana salita fin sopra il 4% (pur in calo al 3,5% di giugno) questo disegno non solo diventa impossibile da perseguire, ma sta cedendo velocemente il passo allo scenario opposto, ossia quello di una stretta monetaria.

Inflazione americana

Secondo le previsioni del mercato, da qui alla fine dell’anno i tassi americani saliranno almeno di mezzo punto percentuale dall’attuale forbice di 3,50-3,75%. Il Treasury a 2 anni, che ne segue l’andamento, offre intorno al 4,30%. Il Treasury a 10 anni, che capta più le aspettative d’inflazione, è arrivato a superare il 4,70% nelle sedute passate. E’ il segno che la banca centrale non può perdere più altro tempo: se non alza i tassi quanto prima, il mercato rischia di deragliare. In particolare, i rendimenti a lungo termine potrebbero prendere il largo senza più un controllo efficace da parte dell’istituto. Sarebbe uno shock difficile da assorbire nel breve periodo. Oltre alla recessione, porterebbe tanta instabilità finanziaria.

Tassi americani fermi con borse in rosso?

Ed ecco che la tempesta perfetta riuscirebbe, se non ad evitare, perlomeno a rendere più soft lo scenario che si presenta davanti. Il suo risultato consisterebbe nel togliere dal mercato un po’ d liquidità in eccesso, cosa che porterebbe a un calo delle valutazioni dei titoli azionari da un lato e a un travaso di capitali a favore del mercato a reddito fisso. In pratica, i rendimenti dei bond scenderebbero un po’ con un triplice duplice positivo: ridurrebbero i costi di emissione di governi, imprese e banche, sostenendo gli investimenti e la spesa pubblica; conterrebbero i tassi su prestiti e mutui, evitando danni al mercato del credito, in particolare a quello immobiliare; spegnerebbero quella spia rossa circa il fatto che la FED stia troppo indietro rispetto alla curva dei tassi.

In altre parole, Warsh acquisterebbe tempo per poter rinviare la stretta a dopo l’estate e forse anche non avviarla mai. Nel frattempo, infatti, il presidente Trump sta tornando a trattare con l’Iran e le quotazioni di petrolio e gas sono di nuovo precipitate, riducendo il rischio di una nuova ondata inflazionistica. I rendimenti sovrani stanno ripiegando dai massimi: il Treasury a 30 anni offre in queste ore il 5,11% contro il 5,20% a cui era arrivato nelle precedenti sedute. Il Treasury a 2 anni è sceso sotto il 4,30%. Piccoli movimenti, ma che stanno andando nella direzione auspicata da governi e banche centrali.

Treasury a 10 anni

Tempesta perfetta per guadagnare tempo

Infine, scordatevi che la FED tagli i tassi con un crollo della borsa americana in corso. Sarebbe come gettare benzina sul fuoco. Nella sua storia, ha sempre fatto il contrario. E’ stato il lascito più significativo dell’era Greenspan, che tanti danni ha fatto ad economia e mercati globali. Difficile che Atlanta smentisca sé stessa. Con una tempesta perfetta in atto, può trovare una nuova scusa per rinviare l’aumento dei tassi nella speranza che, a ridosso delle elezioni di metà mandato a novembre, la Casa Bianca chiuda la guerra con l’Iran e spegna l’incendio dei prezzi.

 

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