Quotazioni di Bitcoin ai livelli di gennaio, perdite quasi azzerate dall’inizio dell’anno. E BCE all’attacco delle stablecoin

Home / Crypto Blog / Quotazioni di Bitcoin ai livelli di gennaio, perdite quasi azzerate dall’inizio dell’anno. E BCE all’attacco delle stablecoin

Indice dei Contenuti

Tra lunedì e oggi, le quotazioni di Bitcoin (in dollari) sono risalite fin sopra gli 87.000 dollari e azzerando le perdite patite dall’inizio dell’anno. Rispetto ai minimi appena superiori ai 59.000 dollari toccati alla fine di giugno, il rialzo sfiora il 50%. Il recupero va avanti da cinque settimane ed è in gran parte arrivato inatteso. Esso sta coincidendo, infatti, con la svolta monetaria restrittiva della Federal Reserve, la principale banca centrale al mondo. La scorsa settimana, l’istituto americano guidato dal governatore Kevin Warsh ha approvato all’unanimità del suo board un rialzo dei tassi di interesse dello 0,25% al nuovo range del 3,75-4%.

Quotazione di Bitcoin in rialzo

In una situazione del genere, ci aspetteremmo che le quotazioni di Bitcoin ripieghino per l’accresciuto appeal del mercato obbligazionario. In effetti, il Treasury a 10 anni è salito ad un rendimento sopra il 5% per la prima volta dal 2023 e tornando ai massimi dal lontano 2007. Anche il Bund decennale in Germania è diventato appetibile offrendo sopra il 3,50%. Le “criptovalute” avrebbero dovuto deprezzarsi anche per la minore liquidità a disposizione del mercato e per il venir meno del rischio inflazione, ora contrastato più efficacemente dalle banche centrali.

Se così non è, evidentemente qualcosa non sta andando nella direzione attesa. I capitali tornano ad affluire sui token digitali, anche perché la convinzione di parte degli investitori è che siamo entrati in un’era strutturalmente caratterizzata da tassi d’inflazione più alti. E questo è un asset non manovrabile dalle banche centrali e dai governi. Nacque proprio per questo ormai nel lontano 2009, inizialmente con il solo Bitcoin. Fu la risposta di chi viveva ai margini della finanza tradizionale alla manipolazione dei prezzi operata dai policy maker.

Il rialzo delle quotazioni di Bitcoin viene collegata anche alla rotazione dei capitali dall’Intelligenza Artificiale alle criptovalute. Tuttavia, ad oggi non si sta notando alcuna fuga dall’IA, i cui titoli restano ben apprezzati. Né ci sono notizie fresche che giustifichino un afflusso in questi termini. Al contrario, il Clarity Act è rimasto impantanato al Congresso americano dopo che al Senato la sua lettura non è avanzata. Questa legge avrebbe fatto chiarezza – da cui il nome del testo – sulla ripartizione delle competenze in ordine alla vigilanza sul mercato crypto tra Securities and Exchange Commission e Commodity Futures and Trading Commission.

Attacco BCE alle stablecoin

E cosa accade proprio ora che questo asset sta recuperando smalto dopo mesi in cui se ne era decretata frettolosamente la morte? L’Europa è ripartita all’attacco, evidentemente senza il successo d’impatto sperato dalle sue istituzioni. L’occasione è stato un rapporto appena pubblicato dall’Eurosistema delle banche centrali, cioè Banca Centrale Europea e le altre banche centrali dell’Unione Europea non facenti parte dell’unione monetaria (Svezia, Danimarca, Polonia, Ungheria, Repubblica Ceca e Romania). In esso, i banchieri centrali ribadiscono il divieto per le stablecoin, contenuto nel MiCA, di offrire interessi ai detentori. Anzi, invitano la Commissione europea a una ulteriore restrizione delle norme, così da rendere illegali anche tutte le altre forme di remunerazione del possesso, tra cui lo staking e il “crypto-lending”, quest’ultimo consistendo nel prestare denaro dietro garanzia di criptovalute.

La ragione alla base di questa chiusura è stata espressa nella convinzione che le stablecoin farebbero altrimenti concorrenza alle banche europee, pur non essendo soggette alla stessa disciplina e ad alcuna vigilanza confrontabile. Ci sarebbe il rischio, secondo i banchieri centrali dell’UE, che gli emittenti raccolgano capitali in misura massiccia e tali da sottrarre liquidità al sistema creditizio tradizionale, provocando un danno all’intera economia.

Proposta all’UE: recidere legame tra stablecoin e banche

Lo stesso rapporto prende di mira una misura del MiCA, la regolamentazione finanziaria del 2023 e che dal luglio scorso è entrata in vigore con riferimento ai soggetti abilitati a fare trading con le criptovalute nell’UE. Trattasi dell’obbligo di detenere depositi bancari nella misura del 30% dei capitali raccolti o del 60% per le stablecoin più rilevanti. Secondo i banchieri centrali, questo obbligo legherebbe il destino di parte dei depositi bancari a quello delle stablecoin, con la conseguenza di esporre i primi alla volatilità dei secondi. In caso di riscatti imponenti e imprevisti, lamentano, le banche si troverebbero indirettamente a fronteggiare un deflusso di liquidità sfuggente al loro controllo.

In alternativa, già nel 2024 l’Eurosistema ritiene che le stablecoin nell’UE debbano essere coperte al 40% da asset in scadenza entro 1 giorno e per il 60% entro 5 giorni. Percentuali più basse sono raccomandate per le stablecoin di minore rilevanza. Malgrado questi attacchi, le quotazioni di Bitcoin non ne stanno risentendo, anche perché il futuro di questo asset è ormai legato agli Stati Uniti. E con l’amministrazione Trump, la legislazione è stata liberalizzata e le stesse autorità sono adesso più favorevoli che mai all’asset.

Quotazioni di Bitcoin su, malgrado BCE

Perché Francoforte e Bruxelles attaccano le criptovalute? In primis, perché temono che il sistema banco-centrico europeo ne possa risultare indebolito a favore di nuovi soggetti emergenti altrove, Stati Uniti particolarmente. E poi c’è il progetto dell’euro digitale, che la BCE sta cercando di portare avanti anche dopo le obiezioni dell’Europarlamento, ritenendo che la moneta elettronica di diretto controllo pubblico possa diventare un’alternativa credibile al circuito dei pagamenti capeggiato attualmente da colossi americani come Visa, MasterCard e PayPal. Resterebbe, eventualmente, da eliminare un concorrente imprevisto e più temibile, in quanto decentralizzato e non controllato da alcun organismo: le criptovalute per l’appunto.

La risalita delle quotazioni di Bitcoin potrebbe anche stare segnalando al mercato che i rendimenti sovrani siano arrivati al culmine. E ciò sarebbe vero se le tensioni in Medio Oriente d’ora in avanti si allentassero e le quotazioni di petrolio e gas scendessero insieme all’inflazione globale. Nelle ultime ore, si torna a parlare di diplomazia tra Stati Uniti e Iran e tanto è bastato per fare scendere il greggio sotto i 100 dollari al barile e allontanare il gas europeo dai massimi da fine 2022 alla Borsa di Amsterdam. Ma la volatilità geopolitica di questi mesi ci ha insegnato che non dobbiamo dare eccessivo peso alle dichiarazioni giorno dopo giorno, dovendoci concentrare sui fatti. E finora di reali schiarite non ve ne sono. Resta solo la certezza che le parti non possano andare avanti così per lungo tempo. In uno scenario di ulteriore reflazione, tutto sarebbe possibile, anche che le banche centrali rinuncino senza dichiararlo a centrare l’obiettivo sulla stabilità dei prezzi e che il mercato debba puntare su un asset come le criptovalute per mettersi al riparo.

Altri articoli che potrebbero interessarti

Lo spread in Francia ha superato i 100 punti base per la prima volta dal 2012 sulle tensioni interne che amplificano quelle internazionali....
I bond giapponesi offrono rendimenti mai così alti negli ultimi 30 anni nell'attesa che la banca centrale alzi i tassi di nuovo....
La curva dei rendimenti in Europa è più piatta dopo che la Banca Centrale Europea ha aumentato i tassi di interesse dello 0,25%....

Cryptosmart S.p.A. è autorizzata, ai sensi dell'art. 16, comma 1 del D.Lgs. n. 129/2024 e dell'art. 63 del Regolamento (UE) 2023/1114 ("MiCAR"), come prestatore di servizi per le cripto-attività per lo svolgimento dei servizi di custodia e amministrazione di cripto-attività per conto di clienti, scambio di cripto-attività con fondi e con altre cripto-attività, esecuzione di ordini di cripto-attività per conto di clienti, collocamento di cripto-attività e trasferimento di cripto-attività per conto dei clienti, di cui all'art. 3, paragrafo 1, numero 16, lettere a), c), d), e), f), j), del MiCAR.

© All rights reserved. Cryptosmart Spa / P.I. 03775010543 / Numero REA PG – 350225   Modifica preferenze cookie

Cryptosmart S.p.A. è autorizzata, ai sensi dell'art. 16, comma 1 del D.Lgs. n. 129/2024 e dell'art. 63 del Regolamento (UE) 2023/1114 ("MiCAR"), come prestatore di servizi per le cripto-attività per lo svolgimento dei servizi di custodia e amministrazione di cripto-attività per conto di clienti, scambio di cripto-attività con fondi e con altre cripto-attività, esecuzione di ordini di cripto-attività per conto di clienti, collocamento di cripto-attività e trasferimento di cripto-attività per conto dei clienti, di cui all'art. 3, paragrafo 1, numero 16, lettere a), c), d), e), f), j), del MiCAR.

© All rights reserved. Cryptosmart Spa / P.I. 03775010543 / Numero REA PG – 350225   Modifica preferenze cookie