Criptovalute, persi oltre 1.000 miliardi da settembre e ai minimi da aprile: impatto da nomina Fed

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Non è un buon momento per il mercato delle criptovalute, che perde oltre 1.000 miliardi di dollari di capitalizzazione dai massimi storici toccati nel settembre scorso a più di 4.200 miliardi. I numeri sono i più bassi dall’aprile dello scorso anno. Basta guardare Bitcoin, che oggi vale poco più di 83.000 dollari contro gli oltre 124.000 di cinque mesi fa. Ed è il caso di chiedersi quale possa essere l’impatto su questo asset dalla nomina del nuovo governatore della Fed. Ieri, il presidente Donald Trump ha designato Kevin Warsh in modo ufficiale per succedere a Jerome Powell a maggio con la fine del suo secondo mandato. Sarà formalmente il Senato americano a dare il via libera alla nomina.

Caduta delle criptovalute da settembre

Nomina di Warsh inattesa, ma tradizionale

Il nome di Warsh è arrivato inaspettato. Faceva parte della ristretta selezione di cui i media parlavano da mesi, ma tutti gli occhi erano puntati su Kevin Hassett, a capo del Consiglio economico alla Casa Bianca e considerato il preferito dal presidente per le sue vedute sui tassi di interesse. Warsh ha un profilo accademico, diremmo istituzionale. Ha studiato alla Stanford University, preso un dottorato alla Harvard ed è entrato a far parte del Consiglio dei Governatore della Fed a soli 35 anni nel 2006, il più giovane della storia dell’istituto, nominato dall’allora presidente George W. Bush.

Il curriculum di Warsh è rassicurante per i mercati. Egli sostiene una politica monetaria ortodossa, improntata alla lotta all’inflazione. E ritiene che il Tesoro debba ridurre l’enorme deficit federale. Tutto il contrario di quanto pensi Trump. Un apparente paradosso, che si spiega con il nervosismo dei mercati nelle ultime settimane. Man mano che la Casa Bianca intensificava gli attacchi alla Fed, il dollaro s’indeboliva, l’oro schizzava alle stelle e le criptovalute scendevano di prezzo. Molti hanno definito questo trend di mercato “Sell America”, ovvero la fuga dei capitali dalla prima economia mondiale, percepita caotica e priva di raziocinio nella conduzione della politica economica.

Criptovalute deboli anche dopo la nomina alla Fed

Con la nomina di Warsh, ieri è successo che il prezzo dell’oro è precipitato ben sotto i 5.000 dollari l’oncia, chiudendo l’ultima seduta della settimana a 4.891 dollari. Il giorno prima, era salito fino al massimo storico di 5.591 dollari. Un tracollo di 700 dollari, pari al 12,5%, in meno di 24 ore. Un evento senza precedenti. Ancora più scioccante quanto accaduto all’argento: -30% dai massimi storici toccati il giorno prima a più di 121 dollari, chiudendo la settimana a poco più di 85 dollari. Questi movimenti estremi si spiegano così: con Warsh la politica sui tassi dovrebbe essere più razionale negli USA. La lotta all’inflazione continuerebbe e non ci sarebbe alcun taglio drastico al costo del denaro che non fosse giustificato dai fondamentali macroeconomici.

Boom e crash dell'oro

Le criptovalute non si sono riprese con la nomina alla Fed. Anzi, hanno proseguito la discesa. E questo può risultare snervante, visto che i token digitali erano scesi proprio quando sui mercati si era scatenata la caccia ai beni rifugio. La ragione di questa apparente insensibilità bisogna trovarla proprio nella politica tendenzialmente più restrittiva sui tassi di quanto temuto e scontato nelle settimane passate. Questo è un asset che tende a fare bene in un ambiente di tassi calanti, quando la liquidità cresce e si diffonde sui mercati una maggiore propensione al rischio. Ma nei prossimi mesi, salvo sorprese, avremmo un Warsh che vorrà debuttare al comando della prima banca centrale del pianeta segnalando continuità con Powell. Dunque, tassi invariati più a lungo delle previsioni precedenti.

Inflazione e debiti rischi futuri

Quindi, criptovalute spacciate per questo 2026? In realtà, sembrerebbe vero il contrario. Una delle conseguenze probabili della nomina di Warsh – e obiettivo primario dello stesso Trump – consiste nell’arrestare la sfiducia dei mercati. I capitali dovrebbero tornare a premiare il dollaro e l’inflazione attesa presso la prima economia mondiale potrebbe ridursi con i mesi. Questo porterebbe a un calo dei rendimenti a lunga scadenza, i quali riflettono rischi proprio su inflazione e solvibilità del debito. Un mercato obbligazionario meno appetibile finirebbe per alimentare la risalita degli asset senza cedola: azioni e criptovalute. Ci sarebbero anche i metalli preziosi, ma in questo caso proprio i minori rischi d’inflazione agirebbero nel senso contrario.

Possiamo affermare che il mercato delle criptovalute resterà verosimilmente debole nei prossimi mesi, a causa di un clima globale meno espansivo in ambito monetario. Successivamente, però, dissipati i dubbi sulla stabilità dei prezzi, i tassi inizierebbero a scendere e la liquidità si riverserebbe a favore di questo asset. Non dimentichiamo che una delle ragioni per cui molti investitori decidono di comprare Bitcoin, Ethereum, stablecoin, ecc., ha a che vedere con la sfiducia verso l’ordine monetario e fiscale. I governi continueranno a spendere in eccesso rispetto alle loro entrate per finanziare investimenti a favore della crescita e il riarmo, come nel caso dell’Europa. La crescita dei debiti tornerà ad alimentare l’appeal delle criptovalute dopo questa pausa legata al caos attorno a Fed e dollaro.

Criptovalute torneranno forti anche con Warsh alla Fed

In pratica, la nomina di Warsh non cambia la sostanza di quanto stia accadendo negli ultimi anni. Le economie mondiali s’indebitano in maniera sempre meno sostenibile e le banche centrali accorrono in soccorso dei rispettivi governi per tenere il costo del denaro quanto più basso possibile. Trump avrebbe voluto accelerare su questo trend, mentre è stato costretto dall’instabilità dei mercati a salvare le forme e a procedere più lentamente verso il vero obiettivo della sua politica economica, che è fondamentalmente lo stesso (non dichiarato) degli altri capi di stato e di governo.

Le criptovalute hanno bisogno di tassi reali in calo per risalire la china, che è quanto con ogni probabilità accadrà nel prossimo futuro. Con Warsh non è in discussione l’accomodamento monetario a favore del Tesoro, bensì la sfacciataggine con cui tale intento verrà portato avanti. La stessa Europa non può permettersi una stretta sui tassi per via del diffuso malcontento verso le politiche dei governi, che per necessità dovranno in misura crescente puntare sulle spese militari, a discapito delle voci di bilancio legate al welfare. Ed è difficile che i cittadini accetteranno tagli e aumenti delle imposte per finanziare gli acquisti di carri armati. Pertanto, i debiti lieviteranno e i tassi saranno tenuti relativamente bassi per rendere i primi più sostenibili. La stabilità dei prezzi sarà tutt’altro che garantita.

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